Pubblicato il: 4 Aprile 2019

Torna a Roma La Divina Commedia di Andrea Ortis

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Divina Commedia

Un gioco di scene miste tra cinema e teatro, che accompagnano a ritmo serrato il cammino del poeta di ogni tempo

È andata in scena ieri, 2 aprile, al Teatro Brancaccio di Roma, la prima della Divina Commedia Musical Opera, con la regia di Andrea Ortis. I ventiquattro cantanti-attori e ballerini-acrobati e gli oltre cinquanta professionisti, hanno trasportato il pubblico in un colossale viaggio tra Inferno, Purgatorio e Paradiso. Lo spettacolo è stato valorizzato dall’interpretazione esclusiva di Giancarlo Giannini come voce narrante.

Il musical suddiviso in due atti ha visto un cambio di più di cinquanta scene per rappresentare tredici canti dell’opera dantesca. Un gioco di scene miste tra cinema e teatro, che accompagnano a ritmo serrato il cammino del poeta di ogni tempo. Dante attraversa la Selva, le fiere, e poi gli appare Virgilio, che sarà al suo fianco sino a quasi la fine del Purgatorio. Dunque, incontra Caronte, che entra in scena su un’enorme barca della morte, e dà il via alla serie di incontri a cui è destinato Dante: Paolo e Francesca, la Città di Dite, Ulisse, Ugolino, Lucifero.

Il secondo Atto si apre con l’incontro con Catone, e qui si elogia il desiderio di “esser schiavo solo della libertà”. La lentezza della scena della Porta del Purgatorio, il cambio di colori e di suoni raffigura l’unico momento di sosta del viaggio per i due poeti. Di tanto in tanto appare Beatrice che rinfranca la fiducia di Dante nei momenti di sconforto. Sarà proprio Beatrice a distrarre Dante e così, Virgilio lo lascerà affinché continui da solo il viaggio. L’arrivo al Paradiso e l’ascesa di Beatrice in scena rischiara le luci delle tenebre e rende le melodie più dolci e romantiche, in quell’Amor che move il sole e l’altre stelle. E Dante, incontrando Beatrice, ritrova se stesso e la felicità che solo l’Amore può dare.

I testi sono una trascrizione solenne dell’opera dantesca, un ricordo di frasi memorabili, che rievocano la storia dell’Italia raccontata da Dante, e in particolare, della sua amata Firenze.

Tra i banchi di scuola abbiamo immaginato i personaggi dell’Opera proprio così, riprodotti fedelmente dagli oltre 200 costumi, sfarzosi, terrificanti, scuri, aggressivi nel primo atto e monacali, chiari, angelici nel secondo.

Una scenografia funzionale, con doppie proiezioni di ultima generazione animate in 3D e rampe che salgono e scendono, pedane centrali che si alzano e pannelli in movimento. E forse si muovono di più le scene che non Dante. A dare inoltre dinamicità alle scene vi sono le coreografie di ballerini e acrobati che a diversi ritmi si muovono senza sosta nel lungo viaggio dantesco. Scene folcloristiche e smisurate nell’Inferno, che cedono il passo ad un Purgatorio frettoloso con toni chiari, per poi concludersi con un Paradiso geometrico con al centro una grossa aureola da cui ascende l’attesa Beatrice. Ogni scena appare sospesa in aria, quasi senza equilibrio, e a ripristinare l’ordine delle scene, le musiche: l’armonia delle voci, sorprendente bilanciate tra di loro.

Una sala colma di giovani adolescenti che attraverso la magia del teatro sembra sfoglino l’intramontabile opera divina.

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