Faust, il nostro punto di vista

Nella bella cornice del Teatro Torlonia, un teatro molto carino piccolo, discreto, della fine dell’ottocento, all’interno di villa Torlonia, è andato in scena “Faust” di Fernando Pessoa, spettacolo musicale di Maria Inversi.

Il pubblico è entrato con i musicisti già presenti sul palco, rigorosamente in bianco e a piedi nudi; sulla sinistra Marcello Fiorini, compositore e fisarmonica-bajan e sulla destra, al contrabbasso, Mauro Tedesco.

Gli attori si posizionano sulla scena non appena il pubblico ha preso posto sulle poltrone. La scena è spoglia, sono presenti solo cinque leggii. Gli attori entrano prendendo posto dietro i leggii e sono tutti vestiti di bianco e anche loro a piedi nudi. Si nota una scritta sulla maglietta di ognuno, ma non sarà possibile decifrarla poiché la stessa è coperta dal leggio. Le uniche due scritte che si vedono sono Faust, Luca Carbone, l’attore principale che è nella zona centrale del palco e Voce, Oona Rea, che si siede al bordo davanti al palco. Le tre persone dietro non si sa chi siano fino al colloquio di Faust con esse, ma, per chi non è andato a leggere le note di Google, cosa non obbligatoria per andare a vedere uno spettacolo teatrale, è difficile capire chi possano essere. Si scoprirà alla fine che i personaggi dietro sono Lucifero e Cristo, interpretati da Sebastian Marzak, Maria, interpretata da Maria Inversi, Vincente e Vecchio interpretati da Rita Pasqualoni. Anche i musicisti hanno i loro personaggi, Goethe e Budda. Sicuramente una bella idea, quella di scrivere il personaggio sulla maglia, ma poter usufruire della scritta, avrebbe aiutato a capire meglio il dialogo.

Il dramma rappresenta la lotta tra l’intelligenza e la vita, dove l’intelligenza è Faust e la Vita ha varie voci, quelle di anime diverse appartenenti a quell’universo che palpita in noi tra gioia e terrore, stupori e dubbi. (cit.).

Ecco, Faust parla con le altre (sue) anime, tra gioia e terrore, stupori e dubbi, ma questi sentimenti non arrivano al pubblico. La recitazione si presenta monocorde, senza slanci; se c’è gioia, dovrei provarla; il terrore mi dovrebbe spaventare. Non succede. Né con l’attore principale, né con gli altri protagonisti della scena. Il tono rimane sempre lo stesso, non c’è emozione, rabbia, gioia. C’è solo una lettura di brani. La rappresentazione è già di per se difficile, essendo comunque un linguaggio poetico e datato, intriso di tristezza, in cui si filosofeggia. In più, è difficile da seguire poiché non si riescono a capire gli stati d’animo, i dubbi, le domande che animano gli attori sulla scena.

La recitazione viene in parte aiutata dalla musica. Le sottolineature fatte dai maestri con la fisarmonica-bajan e con il contrabasso, anche suonando solo lo strumento, battendolo con la mano, sono perfette, belle, significative. La voce della ragazza, intonatissima, non entusiasma. Mi aspettavo qualcosa di più melodico, più dolce. Anch’essa spezza e sottolinea le parole di Faust.

Lode all’impegno messo nella realizzazione del progetto; gli attori, la stessa regista, sono in scena per un ora e mezza, in piedi, leggendo un testo non facile. Immagino una scolaresca partecipare allo spettacolo, c’è il rischio che si disamori del teatro e della letteratura. E allo stesso tempo, ho immaginato la stessa rappresentazione con un attore tipo Proietti o Favino. Sempre difficile, certo, non è una commedia, ma con più enfasi, con più pathos, in modo da dare la possibilità al pubblico di potersi immedesimare nel personaggio e nei suoi compagni di scena, di sentirlo, di viverlo.

Raffaella Monti

48 anni, una vita con i bambini ... degli altri, a raccontare favole e a gustarmi film e letture. E se c'è il lieto fine ... meglio!

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