La Compagnia Lombardi-Tiezzi in scena con “Antichi Maestri”

Il riadattamento teatrale del romanzo di Thomas Bernhard al Teatro Vascello
La storica Compagnia Lombardi-Tiezzi ha proposto al Teatro Vascello di Roma Antichi Maestri. Già nel 2000 Federico Tiezzi aveva portato in scena un’opera bernhardiana, L’apparenza inganna ma, mentre quest’ultima è stata scritta come dramma, Antichi Maestri è un romanzo, precisamente il romanzo che conclude quella che i critici chiamano comunemente la trilogia delle arti di Thomas Bernhard, trattandosi di tre opere che riflettono rispettivamente sulla musica, sul teatro e sulla pittura, e hanno come nodo centrale quello del fallimento dell’artista, dell’arte e dell’uomo dinanzi al mondo. Il sottotitolo di Antichi Maestri (ovvero: Commedia), aiuta a comprendere meglio l’ironico e al contempo disperato tono del romanzo, che inscena l’ipocrisia dell’uomo austriaco, lo scacco di ogni arte, di ogni possibile interpretazione artistica.
La ricerca di Tiezzi si approfondisce sicuramente, anche considerando che alcuni dei temi che egli toccava negli anni ‘2000, come quello della solitudine, sono importanti anche in questa rappresentazione. Lo spirito del romanzo, cosa niente affatto semplice, è mantenuto, e lo spettatore a teatro segue bene lo svolgimento della trama come se leggesse il libro. Il romanzo ha come protagonista un vecchio signore, Reger, che un giorno sì e un giorno no va Kunsthistorisches Museum di Vienna a guardare il Ritratto di un uomo barbuto di Tintoretto. Si dipanano riflessioni sull’arte che non può raggiungere i proprio obiettivi, come non possono raggiungerli la filosofia, la letteratura, la cultura, quella stessa cultura di quell’Austria, simbolo di magnificenza all’esterno ma dell’ottusità tedesca, mitteleuropea all’interno. Ma Reger, che è seguito nei suoi pensieri da Atzbacher e dal sorvegliante del museo Irrsigler dissacra e odia tutto e tutti.
La Compagnia Lombardi-Tiezzi ripropone tanto fedelmente il romanzo che l’operazione rischia di tingersi di “filologismo”, ma i tre attori, Sandro Lombardi (Reger), Martino D’Amico (Atzbacher) e Alessandro Burzotta (Irrsigler), tengono viva l’attenzione grazie all’ironia che informa alle battute e che suscita il riso del pubblico, assolutamente necessario per una rappresentazione che, altrimenti, sarebbe caduta in un didascalismo accademico e che avrebbe tradito lo stesso tono sarcastico dell’opera bernhardiana. La scena si svolge appunto nella sala del Tintoretto del museo viennese, con Lombardi-Reger seduto dinanzi al ritratto di uomo barbuto, illuminato dalle luci di scena, che trasmette la sua solitudine e la penetrazione del suo intelletto, apparentemente superiore a quello “superficiale, su misura d’un piccolo Stato, degli austriaci”.
Federico Tiezzi dichiara: ho voluto […] Fare teatro interrogandomi nello stesso momento sul linguaggio del teatro, come fecero Chopin esplorando le possibilità tonali del pianoforte e Seurat con il pointillisme nella pittura. L’operazione meta-artistica è indubbiamente meritevole, specialmente se condotta da un regista che riflette sul “linguaggio” del teatro da decenni, come appunto fa Tiezzi; è un’operazione riuscita, per quanto provochi in alcuni tratti un senso di stanchezza, che – beninteso – provoca anche il romanzo, ma il romanzo s’avvale d’un altro “linguaggio” e dunque la stanchezza del lettore è differente da quella dello spettatore. Se si considera, però, la riflessione sui vari linguaggi espressivi dell’arte che a Tiezzi pare interessare in maniera speciale, allora lo’ spettacolo, che comunque non annoia, è senza dubbio riuscito.





