Melina Pellicano, autrice e regista, racconta Pinocchio

Arriva sui palchi italiani Pinocchio Musical una storia che non tramonta mai

Torna a teatro, in versione musical, Pinocchio di Collodi, la storia italiana più conosciuta al mondo e per noi italiani, anche la più amata. Un racconto che segue in modo attento la crescita. A dirigere il tutto Melina Pellicano che si è occupata non solo della scrittura, ma anche delle coreografie. Lo spettacolo avrà le sue anteprime a maggio: 9-10-11 al Teatro Repower Assago (MI), il 17 all’Auditorium della Conciliazione di Roma, il 24-25 al Teatro Politeama Genovese per poi partire con un tour ufficiale a gennaio 2026. Con Melina Pellicano vogliamo parlare di Pinocchio Musical, perché ci aiuti a entrare nel magico mondo del burattino di Collodi, facendoci riscoprire le sue fantastiche avventure.

Salve. Lei ha scritto e diretto Pinocchio Musical che avrà delle anteprime a maggio, girando tra Milano, Roma e Genova. Come vi state preparando a questi eventi? Qual è lo spirito che pervade tutti voi?

Ci stiamo preparando con molta attenzione e cura, perché tutto sia all’altezza delle aspettative del pubblico. Lo spirito che ci accompagna è carico di emozione e gioia, con la consapevolezza profonda che stiamo portando in scena il racconto italiano più famoso al mondo.

Il testo dell’opera resta fedele a quello del libro di Collodi, andando a rimarcare la stesura italiana, come aveva fatto con A Christmas Carol. Perché ha sentito la necessità di portare un nuovo musical che vede protagonista il burattino più famoso al mondo?

Pinocchio è una favola che ci appartiene profondamente, che tutti abbiamo sentito raccontare, letto, vissuto. È la favola italiana per eccellenza, radicata nella nostra cultura e nella nostra memoria collettiva. Era da tempo che desideravamo scriverla e metterla in scena, con tutto il gusto, l’ironia e la poesia di Collodi.

Che cosa affascina i bambini di Pinocchio? E gli adulti?

Gli adulti sono affascinati dal fatto che Pinocchio li riporta alla loro fanciullezza, a un tempo in cui tutto era scoperta, emozione, avventura. Anche se la storia è ambientata in un’epoca lontana, parla di esperienze universali: il percorso di crescita, gli errori, le tentazioni, la voglia di capire chi siamo. Ognuno di noi, in fondo, ha vissuto qualcosa che somiglia al viaggio di Pinocchio.

Per i bambini, invece, il fascino nasce dal riconoscersi nel protagonista: Pinocchio è uno di loro. È un bambino che desidera essere libero, correre, esplorare, vivere con energia e senza freni. Incarna perfettamente quella forza istintiva e quella gioia che ogni bambino porta dentro di sé.

Quali elementi del testo non siete riusciti ad inserire all’interno dello spettacolo e perché?

Non siamo riusciti a inserire tutte le avventure di Pinocchio presenti nel romanzo, così come alcuni personaggi e alcune vicende. Nell’adattamento teatrale in forma di musical è necessario fare delle scelte, privilegiando determinati episodi rispetto ad altri, anche per rispettare i limiti di durata dello spettacolo. L’obiettivo è stato quello di mantenere intatto lo spirito del racconto, pur sintetizzandone alcuni passaggi per renderli più adatti alla narrazione scenica e musicale.

Si parla di scenografie, costumi e musiche spettacolari. Com’è stato lavorare a livello scenografico? A chi si è ispirata per le scene?

Lavorare alle scenografie di Francesco Fassone, è stato un processo estremamente collaborativo, così come l’intero approccio creativo condiviso con tutti i colleghi del team. Fin dall’inizio, l’idea che ha guidato il lavoro di tutte le maestranze coinvolte, è stata quella di raccontare una fiaba, ma mantenendo sempre un parallelismo tra la dimensione fiabesca e quella reale. Questo doppio livello di lettura è stato centrale non solo nelle scenografie, ma anche nei costumi di Marco Biesta, e nelle luci di Enrico Boido. Ogni scelta è stata orientata a restituire l’incanto del mondo di Pinocchio, senza mai perdere il contatto con la verità umana e simbolica che il racconto porta con sé.

Nel cast ci sono due bambini che interpretano Pinocchio e due Lucignolo. Perché questa scelta e come li ha selezionati?

Ad interpretare Pinocchio non poteva che essere un bambino perché rappresenta l’infanzia. Pinocchio incarna l’istinto, la curiosità, l’energia, il bisogno di libertà e di scoperta che appartengono alle prime fasi della vita. Solo un bambino in scena può restituire con autenticità questa forza primordiale. Lo stesso vale per Lucignolo: anche lui è un personaggio che racchiude il desiderio di ribellione e di avventura tipico della giovinezza.

Per questo motivo, entrambi i ruoli sono interpretati da giovani attori, selezionati con grande attenzione tramite audizioni, come facciamo per tutte le nostre produzioni. I bambini che vediamo in scena hanno superato numerose fasi di selezione, dimostrando talento, presenza scenica e una profonda comprensione emotiva del personaggio.

Una volta scelti, hanno intrapreso un percorso di formazione approfondito, con sessioni di coaching mirate a scavare nel profondo dei loro personaggi e a prepararli all’impegno e alla responsabilità del palco. È stato un lavoro intenso ma prezioso, che ha permesso loro di crescere artisticamente e umanamente.

Quindi è vero che girando tra i giovani e giovanissimi attori italiani, è possibile trovare dei piccoli professionisti e che anche il mondo dei musical si sta espandendo in Italia?

Sì, è assolutamente vero. Oggi ci sono tantissimi bambini, ragazzini e giovani che si avvicinano allo studio del musical con grande passione e talento. È importantissimo seguirli, stimolarli e sostenere questo percorso, perché lo studio del teatro e delle arti fa bene non solo dal punto di vista professionale, ma anche umano, contribuendo alla crescita personale.

Sempre più spesso, lo studio del musical viene affrontato seriamente anche a livello scolastico, non soltanto dopo il diploma o all’interno delle accademie professionali, ma già prima, e troviamo giovanissimi che dimostrano una professionalità sorprendente. Ovviamente il lavoro con i bambini è diverso rispetto a quello con gli adulti: va strutturato in modo specifico, calibrato sui loro tempi e bisogni. Ma anche in questo l’Italia si sta muovendo molto: stanno nascendo scuole e accademie specializzate proprio nella formazione dei giovani artisti, e ci stiamo sempre più attrezzando per offrire loro un percorso serio, completo e rispettoso delle loro età.

Non mancano i nomi di protagonisti più famosi, penso al duo comico Pino e gli Anticorpi. Come sono andate le selezioni per il resto del cast?

Le selezioni per il resto del cast sono andate molto bene. C’è tanta voglia, da parte dei professionisti, di prendere parte a progetti come questo, e vedere tanto entusiasmo e partecipazione nei confronti di uno spettacolo e di un titolo come Pinocchio è stato davvero bello. Come sempre, il punto di partenza è il personaggio: si parte dal ruolo e si cerca l’attore che possa interpretarlo al meglio.

Nelle selezioni non si valuta soltanto la bravura, che è naturalmente fondamentale, ma anche le caratteristiche che rendono un attore particolarmente adatto a far emergere con forza e autenticità il personaggio che è stato scritto. È un lavoro di equilibrio tra talento e aderenza al ruolo in sintonia con il mondo che si vuole rappresentare nello spettacolo.

C’è qualcuno che aveva in mente di portare in scena con lei e che non è riuscito a contattare, convincere o ad organizzare per impegni?

Non c’è stato nessuno in particolare che avevo in mente e che non sono riuscita a coinvolgere. Sicuramente, nell’immaginario del pubblico italiano, il ruolo del Gatto e della Volpe è fortemente legato a una coppia comica, anche per via delle tante rappresentazioni e degli adattamenti cinematografici che abbiamo visto nel tempo. È un ruolo che tradizionalmente è stato affidato a grandi attori comici, e anche per noi è stato bello e un vero onore lavorare con Stefano e Michele Manca, ovvero Pino e gli Anticorpi. Hanno portato in scena un Gatto e una Volpe molto personali, diversi dagli altri, con una cifra comica autentica e originale che ha arricchito lo spettacolo.

Oltre alla scrittura e alla regia, lei si è occupata anche delle coreografie. Qual è la sua visione, in generale per i musical e in particolare per questo?

Credo profondamente che la coreografia faccia parte della vita del personaggio. Per me, il musical è un linguaggio che unisce tre forme espressive fondamentali: la parola recitata, la parola cantata e il gesto danzato. Questi tre elementi devono convivere in modo armonico per raccontare davvero un personaggio.

È come disegnare un carattere: lo si costruisce da tutti i punti di vista, dal modo in cui parla a quello in cui si muove, fino al costume che indossa. La gestualità coreografica non è mai slegata dalla recitazione: deve nascere dallo stesso impulso emotivo, dalla stessa esigenza narrativa. Non ci deve mai essere uno stacco tra il momento in cui il personaggio recita e quello in cui canta o danza. Tutto deve essere fluido, coerente, integrato, al punto che il pubblico non si accorga nemmeno del passaggio da un linguaggio all’altro.

Le musiche e le liriche sono di Stefano Lori e Marco Caselle. Su quali generi musicali si sono concentrati?  

Non esiste un genere musicale predefinito: esiste, invece, l’importanza della narrazione, della drammaturgia e del personaggio. La collaborazione con Stefano Lori e Marco Caselle va avanti da anni, ed è ormai un team consolidato, quello formato da me, Stefano e Marco. Ogni volta affrontiamo una scrittura musicale diversa, modellata sulla storia che vogliamo raccontare e sull’evoluzione dei personaggi.

Le musiche prendono forma in funzione della drammaturgia: si servono di uno stile piuttosto che di un altro solo se questo è funzionale a ciò che il personaggio sta vivendo in quel momento. È un lavoro profondamente legato al senso, mai a un’etichetta di genere. Tutto è al servizio della narrazione e della costruzione emotiva del racconto.

Dopo il successo di A Christmas Carol, cosa spera per Pinocchio il musical?

Dopo il successo di A Christmas Carol, spero che Pinocchio possa avere lo stesso riscontro di pubblico, la stessa partecipazione, le stesse bellissime sensazioni che il pubblico ci ha regalato ogni volta all’uscita da teatro. Spero di vedere nei volti delle persone quel sorriso e quell’espressione di profonda emozione che riconosco sempre alla fine dello spettacolo, quando osservo il pubblico uscire dalla sala.

Io seguo sempre gli spettacoli dalla regia, non ne perdo uno, perché è proprio da lì che colgo il senso più vero del nostro lavoro. Vedo gli sguardi, ascolto le parole che spesso arrivano spontaneamente, e capisco se siamo riusciti davvero a toccare qualcosa. Questa, per me, è la magia del teatro. E mi auguro che anche Pinocchio possa viverla con la stessa intensità. Del resto, la produzione di Compagnia Bit e DPM è ormai una realtà consolidata, seria, che porta avanti tournée di musical in modo strutturato e continuativo.

Questo è un aspetto fondamentale: per garantire al pubblico una qualità alta, serve anche una produzione solida, capace di sostenere artisticamente e logisticamente il progetto. Ed è ciò che ci impegniamo a fare ogni giorno.

Grazie e in bocca al lupo, aspettando di vedere questo nuovo lavoro della Compagnia BIT e DPM Produzioni!

Grazie a voi, viva il teatro e viva il lupo!

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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