Paola Minaccioni è Elena la matta

La storia vera di Elena Di Porto, di nuovo in scena alla Sala Umberto
Elena Di Porto era una donna ebrea che, nel suo essere se stessa, venne, per anni, ritenuta matta. Così, quando cercò di avvisare gli ebrei del ghetto, che il giorno dopo i tedeschi avrebbero preso tutti gli ebrei per portarli via, nessuno le diede ascolto e il 16 ottobre 1943, i soldati li presero tutti. Lei riuscì a nascondere i suoi figli, in un luogo sicuro, ma, legata in modo particolare alla cognata e ai nipoti, sapendo che erano stati imprigionati, si consegnò alle SS e venne deportata il 18 ottobre ad Auschwitz insieme alla sua famiglia.
La sua storia, ripresa e consegnata alla storia nella sua reale versione, è divenuta spettacolo teatrale Elena, la matta, liberamente ispirato al libro di Gaetano Petraglia La matta di piazza Giudia, con la drammaturgia di Elisabetta Fiorito, diretto da Giancarlo Nicoletti e interpretato da Paola Minaccioni che in scena è accompagnata dai musicisti Valerio Guaraldi e Claudio Giusti, con le musiche di Valerio Guaraldi, le luci di Gerardo Buzzanca, i costumi di Giulia Pagliarulo, le scene di Alessandro Chiti.
Lo spettacolo riproposto a grande richiesta alla Sala Umberto di Roma, dopo un primo appuntamento a febbraio che ha visto il tutto esaurito, continua a raccogliere consensi e a riempire la sala, per la storia narrata e per l’impeccabile interpretazione della protagonista, Paola Minaccioni. Una fantastica interpretazione che continua a ricevere applausi a scena aperta, oltre che quelli calorosi ed emozionanti a fine rappresentazione.
La storia racconta la vita di una antieroina interpretata dalla Minaccioni, che, vedendola con gli occhi del nostro tempo, si rivela una donna piena di iniziativa, che non riesce ad abbassare la testa dinanzi alle ingiustizie, che non vuole essere costretta a fare ciò che non sente giusto, che non ha paura del male, oltre ad essere avanti in idee e concetti, in quei bui primi anni quaranta.
Elena è una donna che, ancora oggi, farebbe vergognare del proprio comportamento non solo le altre donne, ma anche i tanti maschi italiani. Lei è una donna che non ha paura di opporsi alle ingiustizie, che se vede qualcuno maltrattato, si arrabbia e prende posizione, ribellandosi. Da sola combatte queste ingiustizie e ne paga le conseguenze. Una donna simile, ebrea, negli anni quaranta, durante il regime fascista, con le leggi razziali, non può non essere che condannata al confino. Eppure, consapevole e conscia di ciò che potrebbe capirle, lei non resta in silenzio, non si blocca e prende posizione perché non prenderla significa essere complici dei nazisti e dei fascisti, significa accettare la loro supremazia.

Questa storia, questo spettacolo, si inserisce con forza nelle attuali situazioni sociali del nostro tempo, dove le persone, per paura, si nascondono, non prendono posizione, credendo che lo stare immobili può essere un modo per non cadere nelle persecuzioni. L’immobilità è ciò che si contrappone alla figura di Elena, che sceglie di non restare in disparte e di prendere posizione, una scelta che scaturisce da dentro, attraverso una rabbia che esplode ogni volta che vede far del male a qualcuno indifeso.
Paola Minaccioni porta in scena un personaggio forte, determinato e dai colori marcatamente romaneschi. La sua interpretazione è così coinvolgente da portarci per le vie del ghetto romano, tra le strade animate dai bambini e uomini fascisti che minacciano, picchiano, senza alcuno che resiste. Ci porta tra la paura degli ebrei rinchiusi nel ghetto e l’apatia dei cristiani rimasti a guardare. C’è tutto il dolore, la sconfitta e l’immobilità del periodo fascista in Italia.
E poi c’è lei, Elena, il suo senso civico, la sua determinazione, la voglia di portare avanti le sue idee e la speranza nel futuro. Sì, perché Elena con i suoi gesti, le sue opposizioni, la sua voglia di giustizia, sperava in un futuro migliore, più equo, più uguale per tutti.
Elena, la matta, è uno spettacolo che ti entra dentro, ti distrugge, ma allo stesso tempo è bellissimo, proprio per le emozioni che ti permette di provare, per le sensazioni che ci portano verso quei sentimenti di giustizia, per quegli ideali che hanno animato per anni la nostra storia. Sono belle le musiche, l’ambientazione, e ha una regia perfetta. Il regista, Giancarlo Nicoletti, sta facendo davvero delle cose straordinarie a teatro, sta regalando al pubblico delle storie che coinvolgono e fanno riflettere con attenzione sulla società, sulle emozioni, sulle situazioni che si possono vivere o meno. Spreme i suoi attori, che sceglie con particolare attenzione, fino a far dare loro tutto se stessi, in una vivacità artistica che tocca le corde degli spettatori.

Paola Minaccioni riesce a esprimere con autenticità e forza, soprattutto la drammaticità di alcune scene, la tristezza di non essere creduta, come una moderna Cassandra che vaga, questa volta, per le vie di Roma, cercando di salvare la sua gente. Ma questa, non memore delle storie antiche, legata ad un patto con le SS tedesche, non crede in lei, perché creduta pazza, quanto invece era solo una donna che aveva cercato di essere libera, indipendente e battagliera. Ogni gesto, espressione, movimento, mimica, è teso a tramettere un’emozione che arriva al pubblico e lo colpisce in modo preciso e diretto. Resta una profonda tristezza rivedendo le vicende di Elena, mentre mille domande si palesano nelle menti degli spettatori e in molti si chiedono se, a distanza di così tanti anni, si siano fatti reali passi avanti nei confronti delle donne o di situazioni simili.
Uscire dal teatro e vedere la commozione reale di chi conosce bene queste storie, di chi le ha sentite narrare fin da piccolo o di chi le sente per la prima volta, è essa stessa emozione incredibile. Elena, la matta, è uno spettacolo favoloso, da vedere e invitare a vedere, per la forza del testo, per l’attenta regia, per la straordinaria interpretazione di Paola Minaccioni, capace di incollare ogni spettatore per l’intera durata dello spettacolo. Uno spettacolo che entra nell’anima e di emoziona. Un’attrice straordinaria e un regista eccezionale!





