A Matera il Silent City Festival dedicato alla musica classica e ai bambini

Attenzione per i bambini e per la musica classica vissuta in modo più esperienziale, è quello che accade a Matera con il Silent City Festival

Silent City Festival è la rassegna ideata e organizzata dalla Compagnia Teatrale L’Albero e dal Basilicata Circuito Musicale che si svolgerà dal 27 al 29 luglio 2021 nei giardini della sede “Domenico Ridola” del Museo Nazionale di Matera. Un festival di musica colta classica e contemporanea rivolto ai bambini, alle famiglie e agli educatori.

Sono molti i linguaggi che incroceranno la musica, dalla danza alla letteratura, alla tecnologia, un intreccio che le direttrici Vania Cauzillo e Alessandra Maltempo hanno elaborato forte delle loro esperienze precedenti.

Abbiamo rivolte ad entrambe alcune domande per conoscere meglio il progetto e il loro lavoro.

Benvenute sulle pagine di CulturSocialArt. Il Silent City Festival si occupa dei bambini e del loro accrescimento culturale, in questo caso e in primis, quello musicale. Com’è nata l’idea di creare un festival del genere?

Da anni la Compagnia Teatrale L’Albero cerca, in Basilicata e in Europa, di far scoprire a nuovi pubblici la musica classica e l’opera lirica. Dopo l’esperienza di Silent City, l’opera lirica di comunità scritta con bambini e anziani di Matera per l’anno della Capitale Europea della Cultura 2019 e la prima a essere completamente accessibile per pubblici disabili, volevamo raccogliere l’eredità di quella spinta a creare uno spazio di crescita artistica per chi normalmente viene escluso dalla programmazione: i più piccoli. Nel 2017, quando Aarhus è stata capitale europea della cultura, in un viaggio di lavoro, abbiamo incrociato un festival prodotto dal teatro reale di Danimarca, che per la prima volta portava le eccellenze di artisti da tutta Europa impegnati nel produrre, creare e lavorare con e per l’infanzia. Opere liriche e spettacoli interamente musicali legati al repertorio del melodramma creati per il pubblico dei piccolissimi, a partire addirittura da 0 anni. Da lì è sempre rimasto per noi il desiderio che l’eredità di “Silent City” potesse essere uno spazio per l’infanzia ispirato proprio al GrowOp Festival. Poi, sappiamo tutti come è andata e abbiamo dovuto aspettare un anno, ma abbiamo trovato una forte alleanza con Basilicata Circuito Musicale e Accademia degli Stracuriosi per offrire una piccola prima edizione con musica colta e di qualità pensata per bambini e famiglie. Dopo questi due anni in cui tutti abbiamo sentito la mancanza del rito eterno del teatro, abbiamo tutti ancora più voglia di lavorare per le prossime generazioni e poter essere il loro strumento a nutrirsi di bellezza.

Bambini da 0 a 12 anni con le loro famiglie, è questo il target del vostro pubblico. Come vivono i bambini il mondo della musica classica e il suo utilizzo insieme al teatro e alla lettura? E le loro famiglie?

Lo stimolo sonoro è quello a cui rispondono maggiormente i bambini più piccoli. Quello visivo e motorio arriva infatti dopo. D’altronde nella pancia della mamma sono immersi in un universo sonoro: basti pensare al battito del cuore e alla voce della mamma. La musica classica può essere fruita dai bambini quando gli artisti in scena riescono a intrecciare il linguaggio musicale con quello del corpo dell’attore e quindi delle immagini e della narrazione. Molto spesso gli adulti escludono erroneamente certi tipi di linguaggio e repertorio dall’esperienza dei bambini, perché temono che possano annoiarsi. L’idea che un bambino possa guardare e ascoltare uno spettacolo fermo e in silenzio per un tempo relativamente lungo sembra impossibile. In realtà, quando lo spettacolo è costruito da attori, musicisti, drammaturghi e registi, insomma da artisti che l’anima dell’infanzia la conoscono bene, i bambini seguono con grande attenzione, perché l’esperienza che fanno è intellettuale ed emotiva insieme.

Qual è il punto di forza di un festival nato tra i sassi di Matera e dedicato alla musica classica?

La città dei Sassi è una città fuori dal tempo. Lo scenario che si manifesta davanti ai nostri occhi è quello di una dimensione fortemente arcaica e spirituale, che un bambino può perfettamente cogliere a suo modo. La roccia, il silenzio, un mondo lontano e perduto in cui proiettare le proprie fantasie. In un luogo così la musica non può che risuonare in modo diverso, maggiormente suggestivo. Non a caso nel nostro festival abbiamo voluto riprendere il titolo “Silent City”, legato al dossier di candidatura di Matera 2019 e al nostro progetto grazie al quale da un vuoto di suono, da un’assenza della città, è nata un’opera lirica. Un titolo che è quasi un ossimoro, se si parla di musica. In realtà con la parola silente facciamo riferimento a tutto ciò che tace perché va ancora scoperto, scritto, narrato e detto.

Un aspetto su cui abbiamo insistito molto è che nel festival ci fosse non solo repertorio classico, ma anche composizioni originali: “Il piccolo principe” e “La regina delle nevi” portano in scena musica composta dagli artisti pensando ai bambini, scrivendo musica per loro. Questo è importantissimo per noi, anche per sostenere la nuova produzione contemporanea e gli artisti che dedicano la loro autorialità all’infanzia.

Il Festival lavora in collaborazione all’Università della Basilicata, con la Facoltà di Scienze della Formazione. Quali sono gli obiettivi che state perseguendo insieme?

Abbiamo curato il laboratorio di Storia della Musica all’interno del corso di studi di Scienze della formazione primaria con il docente della cattedra di Storia della Musica, Dinko Fabris, da sempre attento al rapporto della musica con il sociale. Questa opportunità per noi è stata fondamentale per entrare in contatto con studenti e studentesse universitarie che saranno futuri insegnanti, permettendoci di scoprire insieme come la musica può e deve essere uno strumento non solo pedagogico, ma anche di innovazione e coesione sociale. È infatti fondamentale che i futuri insegnanti acquisiscano strumenti e, prima ancora, visioni per incuriosire e appassionare i propri alunni a linguaggi artistici considerati “colti”. La cultura e l’arte sono innanzitutto un accadimento esperienziale.

La Community Opera, intesa come processi partecipativi di co-creazione musicale e nuovi approcci di avvicinamento alla musica e all’opera, ha ancora pochissima letteratura, sia in Italia che in Europa. Invece raccoglie moltissime esperienze pratiche. Questi modelli hanno bisogno di essere formalizzati, per poter essere studiati. Per questo, la collaborazione con Unibas ci rende estremamente orgogliose. Per la prima volta in Europa, quest’anno, si è tenuto un corso accademico proprio sulla Community Opera e proprio in Basilicata, grazie anche alla spinta del nostro lavoro sul territorio.

Non tutti gli insegnanti sono avvezzi alla musica. Come vivono i futuri insegnanti il dialogo con la musica?

Molti insegnanti credono che per avvicinare i bambini alla musica serva essere musicisti oppure che sia indispensabile insegnare loro a suonare uno strumento. In realtà ci sono altri infiniti modi per farlo, che presuppongono due requisiti fondamentali: nutrire in prima persona una passione per la musica ed essere creativi. È necessario cercare e sperimentare approcci sempre diversi che coniughino più linguaggi, in una dimensione il più possibilmente legata al fare e all’azione dei bambini.

Tanti sono i laboratori esperienziali per i bambini e per gli adulti che avete organizzato. Come vivono i bambini il rapporto con la musica che nei vostri incontri si amalgama con il teatro e la letteratura?

Gli spettacoli che abbiamo portato all’interno del nostro festival hanno tutti questa peculiarità, quella di intrecciare due linguaggi: quello musicale e quello teatrale. Si può infatti parlare di “teatro musicale” lì dove nessuno dei due è subordinato all’altro. La musica non è mai mero accompagnamento, così come l’attore (con il corpo e la voce) non è mero sostegno della musica. In questo modo mettiamo in scena sia il racconto fuori (l’azione) che quello dentro (l’emozione). Anche nei laboratori abbiamo voluto tenere queste due dimensioni presenti e fortemente intrecciate, ma in una modalità maggiormente esperienziale e di scoperta.

Il vostro progetto non si ferma alla sola Matera. Qual è l’obiettivo che vi siete prefissate?

L’Albero lavora in ambito internazionale all’interno di progettualità legate all’innovazione e all’inclusione sociale, nonché a processi di partecipazione culturale. Uno degli obiettivi principali è quello di implementare il nostro format di co-creazione con le comunità, per un loro coinvolgimento artistico accessibile e di alto valore artistico.

Cosa sperate per un prossimo futuro? E se doveste andare molto più lontano nel tempo, quali sarebbero gli obiettivi o i sogni che vorreste realizzare?

Uno dei nostri obiettivi è quello di produrre un’opera lirica originale per bambini e creata con i bambini. Immaginiamo un gruppo di artisti (compositori, registi, drammaturghi e cantanti) al servizio di quello che sarà il pubblico di domani, per creare, insieme a loro, una vera e propria opera interamente suonata e cantata. Insomma, diventare il primo festival operistico in Italia con un programma di nuove opere liriche per l’infanzia.

Grazie di essere state con noi!

Print Friendly, PDF & Email

Se il nostro servizio ti piace sostienici con una donazione PAYPAL

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

LEGGI ANCHE