Abolizione della schiavitù: denuncia sociale e storicizzazione artistica

 
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La schiavitù, una piaga che ancora oggi cerchiamo di estirpare

È stata ieri la giornata internazionale per la commemorazione del commercio degli schiavi e della sua abolizione. La vicenda di cui cade l’anniversario è la rivolta avvenuta a Santo Domingo la notte tra il 22 e il 23 agosto del 1791, guidata dal generale maggiore Toussaint Louvertoure, di origine afrodiscendente. Un evento storico importante per l’abolizione del commercio di schiavi.

La tratta e lo schiavismo, che hanno segnato il periodo storico precedente l’età contemporanea, storicizza un orrore più che un errore. A prenderne le distanze furono già i contemporanei che rimasero disgustati dalla fiorente attività delle navi negrierie a discapito delle popolazioni native dell’Africa.

A trattare questo soggetto in arte denunciandone le atrocità e prendendo posizione contro la tratta, furono anche gli artisti europei dell’800. William Turner nel 1840 carica un mare spumoso di arti mozzati incatenati e pescecani, sulla scia di una nave alle prese con l’arrivo di una tempesta. La tela Slave Ship dipinta dall’artista, narra la vicenda di fine ‘700 della nave negriera Zong, che preferì alleggerire il suo carico buttando in mare schiavi ancora vivi debilitatisi lungo il viaggio in nave e non più redditizi per la compravendita, così da poter rientrare per tempo in porto senza ulteriori perdite economiche. Il quadro si inserisce nel dibattito pubblico allora in corso: nel 1838 in Inghilterra si era abolita la schiavitù, ma purtroppo solo su la carta.

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Anche Gericault già venti anni prima nel celeberrimo quadro La zattera della medusaaveva posto un marinaio dalla pelle scura al centro della piramide umana fulcro della composizione, mentre sventolando un drappo simbolo di speranza tentava di attirare l’attenzione di una nave lontana all’orizzonte. Gli anni successivi dell’800 vedono la fine della tratta e l’inserimento dei nuovi cittadini liberi nella vita moderna e multietnica delle città europee. Manet, pittore innovativo nella Parigi della seconda metà 800, inserisce non di rado figure di donne afrodiscendenti nei suoi quadri: Laure è il nome della modella che posa come donna di servizio nel famoso quadro Olympia spesso dipinta dall’artista anche singolarmente, così come emblematico è il ritratto di Jeanne Duval, compagna di Baudelaire e famosa attrice creola.

In un regime di colonizzazione imperante e presunta supremazia bianca, questi artisti scelgono di porsi contro il sopruso a sostegno dei colonizzati: differentemente da opere precedenti e coeve (si pensi solo ai monumenti commemorativi americani dove Lincoln sembra donare la libertà a uomini di colore succubi e privi di volontà) nelle loro composizioni è rappresentata la denuncia sociale, così come la libertà da ogni preconcetta inferiorità naturale della persona nera, radicata in ideologie lontane nel tempo. In questo senso, sono ancora molti i gradini democratici da percorrere verso la piena accettazione del sé e del diverso dal sé, considerando i nazionalismi purtroppo all’ordine del giorno nella politica mondiale. Lasciare fuori l’altro porta ad involuzione, accelerata da una presunta autonomia solitaria. Sotto un’altra veste non va dimenticato come ancora oggi si debba combattere contro forme di schiavitù moderne, come il traffico di esseri umani, il lavoro, la prostituzione e il matrimonio forzosi che ancora oggi coinvolgono la popolazione mondiale più debole.

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Carolina Taverna

Diplomata al liceo artistico e laureata in studi storico artistici con tesi in arte contemporanea.

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