Alessandro Fea racconta Anna e altre storie

Anna e altre storie di Alessandro Fea, sarà in scena al Teatro Porta Portese di Roma

Il 15 e il 16 ottobre, presso il Teatro Porta Portese di Roma, nell’ambito della rassegna Civilmente giunta alla quinta edizione, andrà in scena lo spettacolo scritto e diretto da Alessandro Fea Anna e altre storie, che racconta la classe sociale in modo trasversale e fluido, attraverso una serie di quadri, le miserie umane. Tanti i temi da toccare in questa carrellata di personaggi che si avvicendano sul palco, ben 10, ognuno con una storia e un impegno alle spalle. Sul palco saliranno: Giancarlo Testa, Silvia Nardelli, Matteo Baldassarri, Monica Viale. Ne abbiamo parlato insieme ad Alessandro Fea a cui diamo il benvenuto sulle nostre pagine.

Anna e altre storie è uno spettacolo che del 2011 che sarà di nuovo in scena. Com’è nato lo spettacolo?

È nato nel 2010, un periodo in cui stavo sperimentando la formula del “corto teatrale”. Mi piaceva l’idea di fare uno spettacolo che fosse una sorta di “disco musicale”, dove ci fossero varie tracce, diverse, all’interno di uno stesso contenitore. E così, ho scritto i vari corti, e in parallelo le relative musiche. Una sorta di Concept album su vite di persone qualsiasi, che vivessero cose che sarebbero potute capitare a chiunque di noi. Così è nato lo spettacolo.

10 storie e 10 temi affrontati in quelli che possiamo identificare in corti teatrali. C’è un filo conduttore?

Il filo conduttore è la grande umanità di questi personaggi. Totalmente diversi uno dall’altro, ma uniti da una profondità emotiva con cui affrontano ogni cosa. Usano l’ironia, l’energia interiore, trasformano i loro drammi in chiave positiva. Cercano di lottare, di non lasciare che il destino li sommerga.

Sono tutti eventi duri, forti, che portano in risalto le difficoltà che l’uomo deve affrontare durante la propria vita. Come vengono accolte dal pubblico? Quali sono le reazioni che provocano in esso?

Dopo tanti anni di repliche, posso dire che le reazioni sono spesso diverse. I temi soprattutto a sfondo omosessuale non sempre hanno impatto sereno. I temi di coppia sono quelli che la gente sente più vicini sicuramente, anche perché spesso uso l’ironia per affrontarli. Sono un fan di Woody Allen da sempre e quindi mi piace ironizzare in maniera sana su comportamenti dell’uomo. Auto ironia. I temi sociali più forti (carcere, violenza giovanile) sono quelli che lasciano più il segno. Come se in fondo non volessimo vederli realmente, quasi negarli.

Portare in scena quelli che vengono considerati “personaggi scomodi” non è sempre facile. Qual è il lavoro che lei ha fatto con gli attori? Quali sono le indicazioni che ha dato loro?

Domanda molto bella. Per un attore interpretare più ruoli in uno stesso spettacolo è una sfida enorme. Avere pochi minuti per cambiare completamente atteggiamento, carattere, è davvero difficile. In più, lavorare su tematiche così particolari non è semplice. Il lavoro che faccio con loro, parte (come amo spesso dire) dalla “pancia”. Dal sentire loro per primi l’emozione che sta vivendo il personaggio. Ancora prima del testo e della parola. Se non sentono loro dentro qualcosa, non arriva l’emozione. Sembra un concetto banale, ma non lo è. Specialmente quando si toccano emozioni profonde, che ci spaventano dentro di noi. E la bravura degli attori è quella di conoscere questa emozione, elaborarla durante le prove, farla propria con tutte le problematiche del caso, e poi regalarla al pubblico.

Per arrivare a fare questo, lavoro anche molto con loro su improvvisazioni. E da lì piano piano, nascono i personaggi, con tutte le sfumature necessarie. Ripeto, per un attore non è facile per niente, anzi. Fare 4 o 5 caratteri diversi a sera è una vera sfida per loro.

Nello scrivere lo scrittore si immerge nella storia che prova a raccontare. Qual è la storia che ha portato alla luce con maggiore difficoltà e perché?

In realtà sono due. Una legata alla morte di un figlio. Da genitore, penso sia la cosa peggiore che potrebbe succedermi a livello emotivo. È un qualcosa di completamente “contronatura”. Ma che accade. E mi sono spesso chiesto cosa avrei potuto sentire. E uno dei corti parla di questo. Ho voluto provare rivivere la perdita. Sospesi, non detti, pensieri per il futuro che si infrangono. Terribile.

L’altro è legato alla violenza su donne, omosessuali, bambini, sugli animali. Quella che io chiamo “violenza inutile”. Un tema, quello della violenza “maschile” che sento tanto. Mi fa stare male. Qualcosa che mi invade a livello emotivo. Non riesco in nessun modo ad accettarla. Il “maschio” riesce ad essere violento oltre ogni misura spesso. Ho lavorato con la Musicoterapia anche in carceri, e quando sentivo storie del genere aveva difficoltà enormi a rimanere lucido.

Lei scrive per il teatro, compone musica, si fa ispirare da artisti che hanno portato in scena molte storie anche di riscatto sociale, oltre che a raccontare la società del loro tempo. Sperimenta tanto. Cosa la ispira? Come avvicina e intreccia le arti?

Parto dalle emozioni. Le cose mi devono toccare dentro. Un testo, un suono, una musica, il viso di una persona, una immagine della natura, di una strada. Se mi emoziona, sotto qualunque forma, mi ci avvicino. Spesso queste cose le trovi dove c’è “verità”. E la verità spesso è nella strada, nella gente comune, gente che ha problemi, gente insicura, come tutti noi.

Quando cammino per strada osservo tanto, ascolto. Di carattere sono una persona che ascolta molto. Il mondo è pieno di storie. Non riesco a scrivere bene “a comando”, né musica né testi. Ma quando sento che c’è un input, un’emozione, allora da lì inizio ad andarci dentro, approfondisco, sperimento.

Spesso scrivo teatro mentre suono, e viceversa. Con la musica sperimento molti suoni, sono in continua ricerca di suoni. Così come amo il suono della voce. Devo trovare la voce giusta. Quello nella ricerca degli attori fa spesso la differenza per me. Devo trovare momenti però di flusso creativo. Perché devo arrivare io per primo ad emozionarmi, a vivere quella cosa. Mi ci immergo, quasi alienandomi dalla realtà. Io scrivo spesso di notte. È un momento magico.

Secondo lei, quali devono essere i punti cardini in un testo teatrale, capaci di mandare un messaggio al pubblico?

A ma piace un teatro diretto, secco asciutto. Che parla al cuore. Un testo deve essere capito subito, poi magari sotto traccia lascia altro. Amo anche il teatro più complesso, di concetto, ma non è il mio. Io scrivo in maniera semplice, diretta. La cosa più importante è che ci sia una parte di crescita emotiva nel testo, che cresca, cresca, e che ti porti ad un apice emotivo forte verso la fine, per poi scendere e lasciarti addosso quell’emozione ancora viva. Un po’ come i brani Morricone, un maestro in questo. Un mio mito.

Già nelle prime battute il pubblico deve sentirsi dentro alla scena, complice, subito. Questo è un altro punto fondamentale.

Com’è il suo rapporto con il pubblico?

Di massimo rispetto. Lo dico sempre ad attori e musicisti. Noi siamo qui per loro. Che ci sia una persona o seicento, dobbiamo dare sempre il massimo. Noi non siamo niente. È il pubblico che deve vivere qualcosa attraverso noi. Non ha importanza il bello o brutto. Ma fargli vivere l’emozione. E se la vivono, allora siamo stati bravi. Altrimenti no. Infatti io amo il teatro e musica live per questo.

Prima di lasciarci, ci dice quali sono i suoi prossimi progetti?

Prossimi mesi avremo nuovi spettacoli teatrali, finalmente di nuovo in scena. Uno vecchio in ripresa, uno nuovo. Ed è in uscita un progetto musicale con un mio collega Danilo Simoni, prodotto da Luca Vicini bassista dei Subsonica e Producer, che si chiama DREAM OF SOPHIA: Un progetto multimediale tra musica, parola, immagini.

Grazie e in bocca al lupo!

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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