Anno Omega: creazione o (ri)creazione?

Due atti unici con uno spunto filosofico e religioso della (ri)creazione
Anno Omega (quando tutto ebbe inizio) è una pièce teatrale che è stata in scena dal 23 al 25 ottobre presso il Teatro di Documenti ed è composta da due atti unici di Maria Letizia Avato con la regia di Marco Belocchi. Musiche originali di Fabio Bianchini. Video di Maria Letizia Avato e Marco Belocchi. Con Grazia Rita Visconti, Paolo Ricchi, Maurizio Castè, Marco Belocchi.
Difficile decidere se iniziare la mia riflessione critica iniziando dal testo o dal cast in scena poiché entrambi gli elementi citati rappresentano la bellezza del e nel teatro.
I due atti unici utilizzano come spunto creativo il concetto sia filosofico sia religioso della (ri)creazione che contiene anche “l’invito” a riscoprire la nostra connessione con l’Uno, la fonte di tutta la realtà.
Nell’Atto Tutti pensarono, tutti credettero (che nella data del 25 ottobre, alla quale ho assistito con grande curiosità, è stato messo in scena come atto primo) tratto da un racconto dalla stessa autrice Maria Letizia Avato e pubblicato nell’opera Isole Nella Rinnovata Incertezza pubblicata dalla casa editrice Lithos, si assiste al bizzarro e surreale dialogo fra Ambrosius (il Creatore) e Felice (il folle), sagacemente contrappuntato dalla voce narrante interpretata da Marco Belocchi. Ambrosius – Paolo Ricchi – è un Dio che appare quasi superficiale nella sua posizione di essere supremo. Arrogante (meravigliosamente arrogante, aggiungo, vista l’interpretazione di Paolo Ricchi) fino al punto di provare nei suoi confronti un disagio che, grazie al dialogo con Felice – Maurizio Castè – acquista una cornice di senso profondo ed emozionante. Cosa significa mettere Dio dinanzi alla possibilità di aver creato un mondo che non è perfetto anzi, che è quasi consapevolmente legato al male che è intriso nella Creazione stessa? Un monologo incredibile quello che Maurizio Castè interpreta portando a conclusione l’atto in scena e che rende valore alla qualità altissima della performance dell’attore stesso.
A seguire, in un file rouge di atmosfere e sensazioni, il secondo Atto al quale ho assistito, Anima sola, tratto da un racconto della stessa autrice, premiato nell’ambito del premio M.Yourcenar e pubblicato dalla Montedit. In uno spazio tempo dove ogni anima è sublimata e libera della sofferenza mentre si sta per compere la totale fusione con Dio, la musica e i versi di Nazim Hikmet, grande poeta dell’amore, cambia il destino del fato e riconduce le anime alla vita umana nell’assordante possibilità di ricominciare, forse con nuova consapevolezza, il passaggio terreno. In questo caso l’interpretazione è affidata a Marco Belocchi e alla bravissima Grazia Rita Visconti. A lei il compito di immergere il pubblico in un tormento passionale, fra le parole di Marco Belocchi e le video proiezioni in sala, lo stesso tormento che porta ogni giorno ciascuno di noi a scegliere fra l’effimero e la fede.
Marco Belocchi che oltre ad essere stato interprete del testo ne ha curato anche la regia, ha saputo regalare ad ogni movimento in scena un’efficacia preziosa in grado di dialogare con lo spazio teatro della suggestiva cornice del Teatro di Documenti. La possibilità di essere così vicini al pubblico, e viceversa, richiede una precisione progettuale e di ricerca registica meticolosa e Marco Belocchi ha centrato l’obiettivo senza alcuna esitazione. Cosa mi ha ulteriormente rapito dell’interpretazione degli artisti in scena? L’uso della voce. Ciascuno di loro ha modulato questo prezioso strumento in modo melodico e profondo, divertente quando misterioso. Potrebbe sembrare un dettaglio insolito da descrivere in una recensione di testo ma se, a distanza di giorni, quelle sonorità hanno lasciato una eco di tal significato è perché sono state in grado di muovere emozioni profonde.
I testi di Maria Letizia Avato sono distopici ed epici al tempo stesso. Entusiasmante scoprirne il valore e la bellezza.
Come ci ricorda Plotino: “Non cercare fuori di te, ma ritorna a te stesso; nell’interiorità dell’uomo risiede la verità.”






