CENERE Una regista al bivio

Cenere

Gli attori della Nardinocchi erano disorientati, preoccupati

C’è una grande legge nel teatro: se lo spettacolo va male è colpa degli attori, se lo spettacolo va bene è sicuramente merito del regista. Ma non è una scienza esatta, il teatro. E questo è il caso di CENERE, l’ultimo lavoro della giovanissima Laura Nardinocchi. Dopo il successo di PEZZI, vincitore del Fringe di quest’anno, era chiaro che la nuova produzione avrebbe attratto. Volevamo conferma di essere di fronte a una giovane promessa. Ma l’inesperienza gioca brutti scherzi. I commenti subito dopo lo spettacolo lamentavano la freddezza o impreparazione degli attori. Ma vorrei portare la riflessione più a fondo. Il teatro, dicevamo, non è una scienza. Forse sarebbe meglio definirlo artigianato. Ogni elemento, attori compresi, va maneggiato con cura e plasmato verso un obiettivo comune. Per questo c’è bisogno di un regista. Per guidare, bastonare, ma anche coccolare. Gli attori della Nardinocchi erano disorientati, preoccupati (sicuramente molto dai difficilissimi cambi scena) e disturbati dalla stessa regista che dal fondo della sala continuava a imprecare contro di loro. Ebbene, in scena non c‘erano attori cani (anche se ultimamente abbondano), ma esecutori di uno spettacolo fuori controllo.

Nei precedenti lavori abbiamo accettato la carenza emotiva, lasciandoci meravigliare dalla cura dei tecnicismi, delle scene e delle partiture. Stavolta, venendo a mancare la pulizia estetica (è inevitabile che un elemento scenico ingombrante come il tavolo-letto-appendiabiti non possa essere gestito con eleganza), sentiamo la mancanza del cuore. Perché dietro ad ogni creatore, seppur di una macchina infernale, deve continuare a battere un cuore. E così non sappiamo a cosa aggrapparci. Anche noi spettatori siamo disorientati. Ci sono dei momenti interessanti (in particolare grazie alla bravura di Claudia Guidi) e risorgiamo dal torpore, ma poi torniamo ad ascoltare battute vuote che non bastano a raccontare quella che è la CENERE che la Nardinocchi vuole sollevare.

A questo punto siamo a un bivio. La (ripeto) giovanissima regista ha dimostrato precedentemente di avere le carte in regola. Non tutti gli spettacoli riescono allo stesso modo, è importante fare degli errori. Quello che ci aspettiamo è che ritrovi l’umiltà e l’umanità per poter lavorare con gli attori non come macchine, ma come persone. Aspettiamo il prossimo spettacolo!

Al Teatro Trastevere dal 26 al 31 marzo

 

Regia e drammaturgia

Laura Nardinocchi

Con Francesco Gentile, Ilaria Giorgi, Claudia Guidi, Guido Targetti

Live music

Francesco Gentile

Scene

Ludovica Muraca e Margherita Nardinocchi

Costumi

Rosalba Di Carlo

Foto

Simone Galli

Produzione Teatro Del Carretto

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Edgar

Edgar

Paolo Grassi diceva “Il teatro per la sua intrinseca sostanza è fra le arti la più idonea a parlare direttamente al cuore”. Se volete vedere delle belle immagini vi consiglio i musei. In scena abbiamo bisogno di attori che sappiano emozionare.

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