Donatella Busini ci racconta di Io ed Elena

Un rapporto madre figlia raccontato al Teatro Trastevere

Sarà in scena al Teatro Trastevere di Roma dall’11 al 14 maggio, lo spettacolo Io ed Elena scritto da Donatella Busini e diretto da Mauro Toscanelli. In scena la stessa Busini e Ornella Lorenzano. Uno spettacolo che parla di donne, in particolare del rapporto madre/figlia e che affronta diverse tematiche della vita familiare. Ne abbiamo parlato con l’autrice e interprete Donatella Busini a cui do il benvenuto sulle pagine di CulturSocialArt.

Io ed Elena è un dramma al femminile che si consuma tra madre e figlia. I rapporti tra genitori e figli sono sempre problematici, questo come ha trasformato le due donne?

I rapporti tra madri e figli possono essere problematici, nello specifico lo sono molto visto le condizioni di entrambe. In questo lavoro la dinamica è la presa di consapevolezza di Elena (la figlia), del proprio valore nonostante i veri o presunti problemi psicotici e il crollo della maschera narcisistica di Giovanna che lentamente rimane nuda fino al suo crollo finale.

Com’è nato questo testo?

Io ed Elena nasce da un incontro fortuito al Fringe di Edimburgo dove ho avuto una lunga conversazione con un’attrice che conviveva con una madre psicotica. Le difficoltà che questa donna affrontava nel quotidiano, nell’assoluta indifferenza di chi le era accanto nella vita, espresse con palese sollievo nel condividere questo dramma affrontato in solitudine, mi ha molto colpito.

Come sono le due donne? Cosa hanno in comune tra loro?

Le due donne hanno in comune la terza Blanche DeBuois. Blanche è la terza protagonista della pièce. Suo è l’incanto, sua la ricerca della meraviglia, suo è il dolore per un passato che fu e che l’ha resa quello che è. La DuBois incarna alcune delle caratteristiche di entrambe le donne in scena. La fragilità di Elena, la sua dolcezza e folle saggezza e l’incapacità di accettare la realtà di Giovanna, il suo negare il tempo che passa e i tentativi di nascondere un passato che non è limpido ma sicuramente sofferente.

Ognuna delle protagoniste porta avanti una sua convinzione, quali sono gli atteggiamenti che le due donne hanno fra loro? Quali, invece, quelli che potrebbero avere?

Giovanna vede in Elena la causa dei suoi problemi quotidiani, ipotizza che sia l’origine di un’esistenza che avrebbe potuto essere diversa; Elena ama la madre in modo incondizionato, ma nell’interazione tra le due durante la pièce e nella sua decisione di ‘essere aggiustata’ dopo l’ultimo ricovero, assume una fiducia e una saggezza che minerà lentamente la corazza narcisistica della madre che si incrinerà fino a spezzarsi definitamente. I ruoli si ribaltano sotto l’attento sguardo di Blanche.

Il rancore è un sentimento che spesso porta alla distruzione di un rapporto, cosa pensa lei di questo sentimento?

Il rancore è un’avversione profonda covata in seguito ad un’offesa o ad un torto ricevuto sia reale che percepito. A volte è un’emozione che ho vissuto. Ma ne ho sempre cercato di analizzare le motivazioni per spegnere la sua tossicità nei miei confronti non solo verso l’altro da me.

In scena ci sarà lei e Ornella Lorenzano, dirette da Mauro Toscanelli. Come avete preparato lo spettacolo? Cosa avete fatto prevalere sul tutto il testo?

Lavorando soprattutto sull’evoluzione dei due personaggi avvolta da una meravigliosa drammaturgia musicale che ci ha accompagnate nel gestire azioni funzionali a rendere non didascalico nulla, nel sottolineare il non detto, il sottotesto. La competenza, l’esperienza e le visioni anche surreali del regista (e la sua enorme pazienza) hanno indubbiamente aiutato entrambe nella preparazione dei personaggi.

Abbiamo detto che il testo è al femminile, parla di donne, ma è impossibile non parlare anche di uomini. Come sono visti all’interno dello spettacolo?

Le figure maschili evocate, forse ricordate, immaginate o affrontate non sono positive. Anzi origine di dolori antichi o vissuti durante la pièce. Ma nonostante ciò desiderate come fossero un rifugio fittizio rispetto ad una vita mal vissuta in loro assenza.

Lei ne è anche l’autrice, cosa ha dato ai due personaggi? Cosa, invece, vorrebbe prendere da loro?

In tutta franchezza non c’è di me molto nei personaggi ma nel testo, in alcuni punti, ci sono sprazzi delle mie modalità di elaborare i pensieri e in un monologo, proprio di Giovanna, una sensazione vissuta anni fa. Cosa prenderei da loro? Nulla. Una volta creati, come diceva qualcuno, i personaggi vivono di vita propria e bisogna lasciarli andare.

Il testo ha vinto un concorso, ha ricevuto apprezzamenti e menzioni. Secondo lei qual è la sua forza?

Questa domanda un po’ mi imbarazza. Chi scrive pensa che il prossimo figlio sarà sicuramente migliore. Il mio processo creativo è certosino, documentato, rivisto. Nel caso di Io ed Elena penso che in fondo sia stato apprezzato il fatto che affrontasse una storia plausibile, non raccontata perché scomoda. In fondo si tratta di una storia d’amore dolorosamente vissuta in uno spazio familiare individuale, disperso come monade nella società contemporanea. E ha ricordato a molti che siamo tutti un po’ soli e … guasti!

Grazie per essere stata con noi!

Grazie a voi per l’attenzione e spero di vedervi tutti a teatro!

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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