Feel e i pensieri dell’uomo

Feel esplora la mente dell’uomo cercando i pensieri e la loro origine

Feel è uno dei corti in scena domenica 21 aprile per InCorti da Artemia, direzione artistica di Maria Paola Canepa, presso il Centro Culturale Artemia. Scritto e interpretato da Antonio Anzilotti De Nitto, supervisore del corto Giulio Costa.

Il tema prende spunto da una ricerca pubblicata su Nature Communications, condotta da psicologi della Quuen’s University del Canada e si basa sui pensieri che ha l’uomo. A rispondere alle domande è l’autore e interprete Antonio Anzilotti De Nitto.

Salve. Perché si è iscritto a InCorti da Artemia?

Ciao a te… Mi sono iscritto perché è da anni che Artemia e questo festival riecheggiavano nei discorsi tra colleghi e colleghe e siti internet del settore. Due anni fa o lo scorso anno, non ricordo esattamente, trovai il bando ma era già scaduto. Mi ero ripromesso di candidare Feel, a cui tengo particolarmente, l’anno seguente.

Cosa si aspetta dal festival?

Confronto! Quello sano, utile per aggiungere esperienza al proprio lavoro e alla propria poetica, grazie al lavoro e alla poetica di altre compagnie ma soprattutto, spero sempre, altre persone. Se si riesce a prendere un premio fa sempre piacere ma se il pubblico (fatto anche di artist*) si “rispecchia” almeno un po’ in quello che si offre loro sul palco allora si vince sempre.

Parliamo del corto. In questo si racconta dei pensieri, ben 6.200 al giorno. Cosa pensa di questa ricerca e dei pensieri stessi?

Sono un attore ma anche uno psicologo, non esercito però. Per anni ho evitato l’argomento ma sapevo che prima o poi ne avrei parlato e in maniera diretta, frontale, senza mezze misure. Volevo trovare il modo giusto. Ad aiutarmi è stato Giulio Costa, regista e direttore artistico della compagnia Ferrara Off con la quale lavoro da anni. È stato lui a supervisionare la regia offrendomi un linguaggio, una “grammatica” da seguire come attore e da “colorare” come autore.

Il risultato è quello di un’interpretazione fatta di gioco e improvvisazione nel quale il canovaccio è solo una linea fragile di obbiettivi da raggiungere durante la performance. Una replica può venire bene, un’altra male, questo è il rischio, ma il principio non cambia: deve avvenire difronte e con il pubblico in quel momento esatto, con i pensieri che mi arrivano in quel momento, con gli argomenti che più mi sono rimasti in mente, il giorno stesso o i giorni precedenti, e che offro soprattutto come spunto iniziale.

Lavorando a questo spettacolo, ha provato a contare i suoi pensieri? A riflettere maggiormente sui suoi pensieri e perché?

Ci ho provato si, difficile essere precisi, ho perso spesso il conto. Di sicuro ci sono stati periodi in cui erano di più e altri meno. I periodi in cui penso meno spesso coincidono con i momenti in cui sono più sereno. Personalmente non riesco a controllare i miei pensieri, credo che sia molto difficile come risultato da ottenere. L’unica cosa che posso fare è conoscerli, guardarli, comprenderli, abituarmici e non averne paura. “Le paure reali sono meno tremende di quelle immaginarie”, dice Shakespeare nel suo Macbeth.

Sia in positivo che in negativo i pensieri sono potenti. Sono in grado di sostituirsi alla realtà oppure hanno il potere di figurarci risultati futuri prima di agire. Per quanto i pensieri provengano dalle nostre esperienze e quindi famiglia, scuola, società, per quanto ci possano condizionare nel bene o nel male, restano comunque piccoli rispetto al potere delle scelte e delle azioni che agiscono direttamente nella realtà. A tal proposito, piccola citazione pop, il Batman di Nolan e Bale per me chiarisce il tutto con questa solenne frase: “Non è tanto chi sei ma quello che fai che ti qualifica”.

Dopo tutto questo lavoro, cosa pensa dei suoi pensieri?

Penso che i miei pensieri mi aiutano tanto nel mio lavoro e nella vita, sono un creativo. Mi aiutano quei pensieri che riesco a trasformare in riflessione, poi in decisione e in fine in azione. Il resto è aria fritta. È buono il fritto e il suo odore ma troppo fritto fa male.

I nostri pensieri provengono dalle informazioni, dai pensieri di chi ci circonda, dal nostro passato. Alla luce di questa affermazione noi possiamo comprendere in anticipo i pensieri e quindi le azioni degli altri? Perché?

Sì. Pensieri e azioni altrui si possono comprendere se ci si conosce abbastanza. Non sempre è così, per fortuna, non è matematico ma se ci si approfondisce, quasi come quando approfondiamo una materia di studi che ci interessa molto, credo che si possa vivere meglio. Si riesce a capire meglio le persone, i loro pensieri e le loro azioni. Ovviamente bisogna allenare l’empatia e le proprie emozioni, il pensiero non basta. Ci vuole cuore e mente in dialogo

Grazie e in bocca al lupo!

Grazie a te! Viva il lupo, sempre!

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Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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