Pubblicato il: 18 Gennaio 2020

Giancarlo Governi: Il volo dell’airone. Il romanzo della vita di Fausto Coppi

In Letteratura News

un libro su Fausto Coppi scritto da Giancarlo Governi

Giovedì 16 al Teatro Caesar di San Vito Romano, è stato ricordato Fausto Coppi a sessantenni dalla sua morte avvenuta il 2 gennaio 1960, con la presentazione del libro di Giancarlo GoverniIl volo dell’airone. Il romanzo della vita di Fausto Coppi”.

Coppi paragonato per lo stile al volo dell’airone, nella felice definizione che ne diede Orio Vergani, annunciando sua morte: “Il grande airone ha chiuso le sue ali”.

Ma parlare di Coppi senza parlare di Bartali, è come parlare di Peppone senza Don Camillo, o come disse lo stesso Bartali a Governi, lamentandosi, come fosse una condanna, di aver vissuto oltre Coppi, perché tutti con lui vogliono parlare di Coppi un po’ come il cappuccino “Ricorda il cappuccino? C’e’ il latte e il caffè ma mischiati non si possono separare più …. è una condanna”.

Coppi e Bartali due uomini, prima ancora che due sportivi, in un certo senso anticonformisti nella loro vita. Bartali il cattolico che durante il fascismo faceva la spola fra Firenze e Assisi per portare documenti falsi per aiutare gli ebrei fiorentini, a sfuggire tra il 1943 e 1944 alla shoah e per questo insignito del riconoscimento di “giusto tra le nazioni”. Bartali ancora che contribuì con una sua vittoria, non scontata, ad evitare una possibile nuova guerra civile, come nella famosa telefonata (1948, attentato a Togliatti) dell’allora presidente del Consiglio De Gasperi.  Coppi, il laico, che nell’Italia clericale e bigotta (non solo democristiana ma anche comunista) si trovò ad affrontare una vicenda famigliare (la relazione con la Dama Bianca) che fu al centro di una vicenda giudiziaria (adulterio, figlio nato fuori dal matrimonio) che sconvolse l’Italia e su cui la stampa scandalistica dell’epoca ci costruì un film degno del migliore neorealismo. Anche qui la vicenda personale di Coppi incrocia un pezzo di storia politica italiana: il caso Montesi, altro scandalo a sfondo sessuale che stava per mettere in crisi il governo democristiano e che la vicenda di Coppi in un certo senso riuscì a coprire.

Da questi episodi si comprende bene come la vita di Coppi e Bartali non fu solo sportiva ma si intrecciò con la vita sociale e politica di un’Italia ancora contadina (Fausto era destinato a seguire le orme paterne e fare il contadino) e la morte incontrò Fausto all’alba del decennio dei sessanta che vide nel 1963 una cambiamento epocale con il governo di centrosinistra e il Concilio Vaticano II, i cui effetti si fecero sentire nei primi anni settanta con l’introduzione del nuovo diritto di famiglia e del divorzio.

Il volume di Governi non è un testo agiografico di due sportivi, magari corredato, come in tanti libri che parlano di sportivi, di foto di vittorie e di momenti privati. Governi privilegia il racconto in forma di romanzo, e senza foto, che su una base storica vera innesta momenti “veri” in forma di finzione, come per molti docufilm o fiction che vediamo passare in Tv. E Governi è stato anche lo sceneggiatore proprio di una fiction su Bartali per la regia di Alberto Negrin con Pierfrancesco Favino nel 2006 “Bartali, l’intramontabile”. Così come Alberto Sironi nel 1995 girò una miniserie tv “Il grande Fausto”, in cui Sergio Castellitto interpretava Coppi.  E poi come non ricordare la canzone che Gino Paoli ha dedicato a Coppi o quella di Paolo Conte per Bartali. Due uomini che con le loro bici diventano un mito italiano, la testimonianza di una di una forte sentimento di Italianità, che riuniva soprattutto nel dopoguerra uomini e donne non solo intorno alle loro vittorie ma soprattutto ridava all’Italia quella dignità e capacità di redenzione che vent’anni di dittatura prima e la guerra civile (italiani contro italiani) poi avevano cancellato, ponendo le basi per quel miracolo economico che tra gli anni cinquanta e sessanta vedrà negli italiani la voglia di riscatto. E la bicicletta è il simbolo di un’Italia che rinasce. La bicicletta, raccontata da De Sica in “Ladri di bicicletta” e che vede nel ciclismo uno sport democratico perché scende in mezzo alla gente senza far pagare il biglietto.

Il romanzo di Governi scorre via tra storia sportiva, vicende famigliari, episodi storici con una leggerezza nella scrittura che si fa leggere tutto di un fiato. Una bella storia italiana.

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