Gli attori di Attacco al Vaticano si raccontano

Un piano impossibile, un gruppo improvvisato e uno spettacolo tutto da ridere
Cosa accadrebbe se qualcuno volesse rapire il papa? Prova a raccontarcelo Attacco al Vaticano uno spettacolo interpretato da Gianmarco Cro, Simone Gallo, Alessandro Nistri, Federico Maria Isaia, con la regia di Roberto Ciufoli e Simone Colombari, in scena al Teatro Garbatella di Roma dal 17 al 19 gennaio. Una sfida impossibile organizzata da quattro improbabili rapitori, un po’ impacciati, un po’ coraggiosi, determinati a realizzare il colpo della loro vita, a risalire la china per raggiungere, con ogni mezzo, quello che ogni uomo ricerca: una vita migliore.
A raccontarci questo favoloso piano i quattro protagonisti: Gianmarco Cro, Simone Gallo, Alessandro Nistri, Federico Maria Isaia, che ringrazio per essere stati con noi.
In Attacco al Vaticano, quattro personaggi organizzano un piano impossibile, rapire il papa. Nell’Italia di oggi, con la situazione mondiale che presenta una serie di integralismi e terrorismi, sarebbe fattibile?
Simone Gallo: Sarebbe fattibile, forse, se chi mette in atto il piano si trova in una situazione estrema di povertà e non ha niente da perdere.
Alessandro Nistri: Io credo che tutto possa essere considerato fattibile, alla fine abbiamo visto che la mente umana è capace di tutto, quindi chi può dirlo.
Federico Maria Isaia: Chiaramente, rapire il papa non penso sia fattibile. Non credo inoltre che ci possa essere qualcuno che pensi di poterlo fare seriamente, cioè anche noi non lo abbiamo pensato davvero eh! È solo un punto di partenza paradossale che si presta a situazione altamente comiche e a raccontare i nostri personaggi. È una storia divertente che poco ha a che fare il terrorismo e l’integralismo.
Gianmarco Cro: Sarebbe epico ma la vedo proprio difficile anche perché soprattutto ora col Giubileo avvicinarsi a San Pietro potrebbe essere un pericolo. In ogni caso mai dire mai, ma non sono la persona adatta!
Lo spettacolo, come dice lo stesso autore, strizza l’occhio a I soliti ignoti, in cui si organizzava una rapina impossibile: perché la vediamo come impossibile?
Simone: Soprattutto perché la banda fondamentalmente non è capace e pronta ad attuare il piano, e poi perché per infiltrarsi all’interno del Vaticano credo sia la cosa più difficile al mondo.
Alessandro: Principalmente perché gli elementi che compongono la banda non sono proprio dei professionisti del settore. Però mi piace dire più che altro che il termine “impossibile” si riferisce di più all’idea di per sé, come dire che è impossibile che qualcuno pensi davvero di poter rapire il papa.
Federico: L’esecuzione perfetta del piano è protetta dalla sorte, per questo il colpo viene definito impossible.
Gianmarco: Il film è più che altro uno spunto drammaturgico, noi nella commedia mettiamo in scena più che altro il colpo più utopistico mai pensato. L’esecuzione perfetta non esiste ma questo ce lo insegna la storia!
Cosa protegge il tutto dall’esecuzione perfetta della stessa?
Simone: Purtroppo un avvenimento improvviso e imprevedibile che fa saltare il piano, oltre ai componenti della banda che sono incapaci.
Alessandro: Una serie di eventi sfortunati ai quali i personaggi tenteranno di porre rimedio a modo loro.

Quali possono essere le similitudini e quali le differenze tra il film di Monicelli e lo spettacolo di Ciufoli e Colombari?
Simone: Una banda composta da personaggi sui generis e la voglia di fare questa cosa tutti insieme per svoltare economicamente.
Alessandro: L’imprevedibilità e l’improbabilità dei personaggi che compongono la banda.
Federico: I soliti ignoti, parlava di una Roma popolare, così come Attacco al Vaticano. Entrambi giocano su situazioni paradossali ed equivoci, su giochi di parole e nonsense. I dialoghi e le trovate umoristiche sono articolate su prove definite, a volte caricaturali, ma riferite comunque ad una sceneggiatura chiara. Monicelli voleva parodiare un certo genere di film gangster americano, particolarmente in voga in quegli anni, e noi facciamo lo stesso con le varie serie che oggi vanno per la maggiore.
Gianmarco: La differenza sta nei tempi del racconto mentre la similitudine più lampante credo sia la follia!
I personaggi, invece, sono più moderni, un po’ come quelli dai risvolti a volte impossibili, come quelli della serie de La casa di carta. Anche qui, cosa li accomuna ai personaggi della serie tv e cosa, invece, li rende unici?
Simone: Come nella fortunata serie spagnola, ogni personaggio è ben delineato e ricco di personalità e in più tutti sono comandati da una specie di professore, proprio come nella serie tv. Ma nel nostro caso i personaggi fanno ridere, e pure tanto.
Alessandro: In comune c’è la struttura della banda. Il capo, il braccio destro e poi i membri d’attacco. La differenza è che per i nostri personaggi il pubblico potrà provare simpatia, come se fossero dei bambini che tentano di fare il colpo del secolo.
Federico: Oggi, nelle varie serie e film, sembra sia impossibile essere cool senza essere dei criminali. Ma la vera domanda è: come si comporterebbero dei “ruba galline” se si trovassero in una situazione analoga a quella del colpo attuato da Tokyo, Rio, Berlino e Co.?
Gianmarco: Già qui rispetto alla domanda di prima siamo più vicini alla nostra commedia. Nel nostro racconto c’è una mente e i suoi adepti, come el profesor nella serie spagnola, mentre per i personaggi, beh, i nostri sono unici perché esaltano probabilmente i nostri demoni più nascosti, e per fortuna anche!

Come vi siete preparati a interpretare il vostro personaggio?
Simone: Io per il capo della banda ho lavorato sulla disciplina e il carattere forte di chi comanda una squadra.
Alessandro: Io per il mio Luca (lo scemo della banda) ho cominciato a pensare da bambino appunto. Tutto quello che gli viene in mente lo fa e lo dice, e se gli viene detto qualcosa non è detto che vada a termine.
Federico: Il mio personaggio è Matteo, un ragazzo violento con poco ingegno. Mi diverte molto il fatto che non è molto competente in termini criminali e risulta a tratti maldestro. Questo lo rende estremamente comico. Diciamo che è un adolescente nel corpo di un adulto. Se pur per poche ore, sul palco, è bello ritrovarsi quattordicenne. Al personaggio ho cercato di dare un po’ di tutto questo.
Gianmarco: Sicuramente il mio carattere di dover risolvere tutto, subito e in qualsiasi modo, ha agevolato la scrittura del mio Giovanni! Al mio personaggio ho donato tutto me stesso ma in maniera molto più colorita rispetto a come sono nella vita di tutti i giorni.
Cosa avete dato di voi al personaggio e viceversa?
Simone: Di mio ho messo il modo di rispondere agli altri, cercando e trovando delle “chiuse comiche” per strappare altre risate al pubblico. E ho lavorato anche sulla camminata claudicante, visto che il personaggio è zoppo.
Alessandro: Beh sicuramente la distrazione. Uno dei miei più grandi difetti, è stato un ottimo punto dal quale partire e da amplificare per il mio personaggio. Invece Luca, mi ha fatto capire che a volte un po’ di stupidità non guasta.
Secondo voi qual è il punto di forza dello spettacolo?
Simone: Il divertimento continuo che non ti distrae dalla storia che è molto avvincente. E forse il fatto che il pubblico fa il tifo per noi.
Alessandro: Personaggi ben delineati che si incastrano alla perfezione con la storia, mettono il pubblico in condizione di capire come potrebbe reagire uno dei personaggi appena si crea una situazione nuova. E poi il ritmo dello spettacolo.
Federico: È uno spettacolo che va visto per i ritmi serratissimi, per il susseguirsi di battute esilaranti ed equivoci comici che lasciano però spazio anche a momenti di tensione. Sembra una macchina perfetta che è resa possibile anche dall’ottimo rapporto con gli altri colleghi nella vita reale.
Gianmarco: Il testo, ma soprattutto la chimica che c’è tra di noi ormai da tre anni!

Avete avuto due registi: Roberto Ciufoli e Simone Colombari. Quali sono le differenze tra i due e cosa hanno chiesto a voi attori?
Simone: Il loro modo di lavorare è molto simile, entrambi lavorano sulla scena pensando a creare situazioni vere, non esagerando con la teatralità dei movimenti e, dove si poteva, anche asciugando sia testo che movimenti.
Alessandro: Le differenze sono poche, quasi nulle. Era incredibile vedere come si capissero a vicenda senza bisogno di comunicare troppo. Una coppia davvero complementare. Sono stati straordinari nel capire subito il nostro gruppo e il nostro stile e si sono inseriti alla perfezione lasciando a noi sempre la possibilità di mettere del nostro.
Federico: Ciufoli e Colombari, sono due professionisti che seguo da sempre. Devo dire che essere diretto da loro, è stato veramente piacevole. Ci hanno diretto in maniera impeccabile, sono stati in grado di farci divertire, di esaltare le qualità di ognuno di noi lasciando spazio anche a improvvisazioni.
Gianmarco: Roberto era più concentrato sulle situazioni in sé, sui quadri che abbiamo creato dello spettacolo, mentre Simone ha lavorato molto di più sui dettagli di ogni protagonista.
Come affronterete queste serate?
Simone: Con la voglia di far ridere il pubblico, farlo affezionare a noi per far sì che vogliano tornare a vederci anche in futuro nelle nostre nuove commedie.
Alessandro: Carichi come sempre, e disposti a donarci completamente al pubblico che ci sostiene da 3 anni ormai!
Federico: Queste serate verranno affrontate come sempre, con la voglia di divertirci per divertire il pubblico.
Gianmarco: Con tutto l’amore del mondo e la voglia di mangiarci quelle tavole di legno che tanto ci fanno dannare ma che amiamo più di ogni altra cosa!
Grazie e in bocca al lupo!
Simone: Il lupo è sempre con noi, fa parte della banda.
Alessandro: Magari uno alla volta, in quattro nella stessa bocca del lupo non entreremmo mai.
Federico: Crepi il lupo.
Gianmarco: Grazie anche a voi!






