Il Posto di Annie Ernaux

La letteratura oggettiva

Il posto di Annie Ernaux è una delle opere più celebri dell’autrice francese, che diventa sempre più conosciuta nel mondo intero, tanto che ora è nelle sale cinematografiche il film L’événement, tratto dal suo romanzo omonimo. Il posto è un romanzo piuttosto breve pubblicato nel 1983, vincitore del prix Renaudot l’anno successivo. Si tratta di un’opera che devia decisamente dalla fiction per orientarsi verso l’autobiografia che sarà la linea cardine della scrittura di Ernaux, la quale scriverà poi, ad esempio, La femme gelée (sul suo matrimonio), Je ne suis pas sortie de ma nuit (sulla malattia della madre), Une femme (sulla morte di sua madre), intrecciando anche questioni politico-sociali.

Il posto narra della storia del padre, ed è stato scritto proprio dopo la sua morte. In breve, la famiglia dell’autrice era della classe operaia ma infine possiederà un negozio, e tutto il romanzo è la piatta descrizione della storia del padre operaio e poi titolare dell’attività commerciale, nonché della distanza anche linguistica che si crea tra i suoi genitori e lei stessa divenuta insegnante di scuola superiore. Il libro incomincia con la dichiarazione della scrittrice che sostiene che descriverà semplicemente i fatti, senza emozioni o abbellimenti.

Direi che lo stile del libro è senza alcun dubbio l’elemento più notevole e la scarnificazione del dettato narrativo, sino ad un annullamento delle emozioni che non possano derivare da un freddo documentarismo sta a dimostrarlo. Questa è la linea che la Ernaux dichiara sin dall’inizio della sua carriera letteraria e che persegue con tenacia. Sostiene infatti che non esistano privilegiati oggetti di poesia ma che nel mondo tutto possa essere poetico e che il suo lavoro è appunto quello di descrivere e di documentare.

È quello che fa ne Il posto, che riallaccia appunto con stile documentario la questione biografica con quella sociale della differenza di classe nel mondo. Al di là delle considerazioni estetiche che possano derivare da gusti personali, in questo caso ciò che dal punto di vista letterario funziona meglio è la distanza che si crea tra lei stessa e i genitori in un contesto di “salto di classe”. La Ernaux è ormai studiata in tutte le Università di Francia il che sta a dimostrare, per quanto questa possa apparire un’osservazione cursoria, la integrale “francesità” dell’autrice, in una sorta di anti-intellettualismo dichiarato nel suo documentarismo che però viene minuziosamente studiato dagli intellettuali in Accademia. E non sarà un caso se la critica giornalistica d’Oltralpe non abbia mai guardato con particolare favore agli scritti della Ernaux. La questione della ricezione da parte di pubblico, critica giornalistica e critica accademica diventa qui interessante anche per giudicare la verosimile lunga vita de Il posto, ormai quasi consacrato all’unanimità.

Al di là dunque degli accademismi e delle tesi di laurea che si moltiplicano attorno alla Ernaux, sembra più agevole considerare Il posto come un’opera fondamentalmente sincera che dimostra una eccezionale sensibilità dell’autrice che descrive la sua biografia (interessante, direi, il fatto del suo essere donna, dunque un’autrice che al di là delle questioni politiche dotata di una sua sensibilità femminile che ha un intrinseco valore letterario), e che con una tecnica documentaristica riesce a trasporla sulla carta.

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Antonio Sanges

Dopo avere vissuto in diverse città in Italia e in Europa, è tornato a Roma. Ha pubblicato libri di poesie e s'interessa di letteratura e teatro.

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