La maledizione di Pompei colpisce ancora

Si ritorna a parlare del Parco archeologico di Pompei per le maledizioni che colpiscono i ladri di reperti

Secondo una credenza antica “chiunque si appropri in modo indebito di oggetti dell’area archeologica di Pompei, viene colpito da eventi nefasti”. Così viene identificata la maledizione di Pompei, che secondo molti, ha colpito chi, in maniera furtiva, si è appropriato di beni della necropoli più famosa al mondo, ricevendo, in cambio, solo guai.

Di questa maledizione se ne parla anche in un libro, quello del giornalista Antonio Cangiano, dal titolo La maledizione di Pompei. Scaramanzia & archeologia. Storia di piccoli furti e pentimenti dal mondo, nel quale vengono raccolte testimonianze dei custodi, le lettre dei turisti e i racconti di insolite esperienze.

Scaramanzia, credenza medievale? Eppure c’è chi, ancora oggi, ne parla come di un evento che è conseguenza di un atto non giusto, contro la città sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d. C. che seppellì la città e i suoi abitanti. Eppure quella città oggi è restituita al mondo nella sua bellezza, nella sua indescrivibile vivacità e complessità, mostrando al popolo del ventunesimo secolo, come era facile convivere, già allora, con una varietà di uomini e donne, provenienti da civiltà diverse.

Della maledizione di Pompei si è tornato a parlare nei giorni scorsi perché il direttore del Parco Archeologico di Pompei, appunto, Gabriel Zuchtriegel, ha pubblicato sul social X, un bigliettino arrivatogli da una turista canadese, la quale spera, in questo modo, di allontanare la maledizione che l’ha colpita.

Il bigliettino, accompagnato da alcune pietre pomice, trafugate nel sito archeologico quando è venuta a visitare il sito, scritto in inglese, recita: “Non sapevo della maledizione. Non sapevo che non avrei dovuto prendere delle pietre. Nel giro di un anno mi sono accorta del cancro. Sono giovane e in salute e i medici dicono che è solo ‘sfortuna’. Per favore accetti le mie scuse e questi pezzi. Mi dispiace”.

Naturalmente il tutto in forma anonima. In molti, italiani e turisti, si lasciano affascinare ancora da un mito che vuole incolpare oggetti o da maledizioni lanciate su future persone che possano compiere alcuni atti, come causa di mali che colpiscono le persone stesse. Solo credenze medievali che dovrebbero essere ricollocate all’interno di racconti fantastici, favole e fantasy che popolano la fantasia dell’uomo. Anche se, come direbbero tutti i napoletani che credono consapevolmente o inconsapevolmente in queste credenze, non è vero, ma ci credo.

Eppure queste restituzioni di furti, perché è quello che realmente sono e per questo la turista ha riconsegnato tutto in forma autonoma, distruggono il patrimonio italiano, in particolare la città di Pompei. Ricollocare i resti trafugati e riconsegnati è impossibile, perché sono decontestualizzati e quindi è impossibile riposizionarli nei luoghi ai quali appartengono. Da anni gli addetti ai lavori, in particolare i guardiani, guide, lamentano l’impossibilità di controllare attentamente il sito, essendo questo grande come una città e ricco di scorci. I danni resi ai resti di Pompei sono enormi e contribuiscono alla distruzione di ciò che resta della città distrutta dalla lava del Vesuvio. Un particolare su cui tutti dovrebbero riflettere, prima di portar via dal Parco archeologico resti che lo caratterizzano.

Gli articoli pubblicati sul Blog sono scritti dai Soci dell’Associazione in maniera volontaria e non retribuita. RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright CulturSocialArt

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

Leggi anche