Incursioni teatrali per un solo spettatore al Teatro Tor Bella Monaca

Il teatro e la voglia di calcare, di nuovo, le assi del palcoscenico

Il teatro con le luci accese, la sala che si riempie lentamente fino a diventare piena, il brusio delle voci degli spettatori in attesa che si alzi il sipario, i saluti fra conoscenti o meno, gli abbracci fra gli amici che si aspettano o rivedono per assistere allo spettacolo, una mano che si sporge per toccarne un’altra. Gente di teatro, gente dello spettacolo, spettatori comunemente presenti. Poi le luci che si abbassano, il vociare che si affievolisce fino a sparire lasciando la parola al palcoscenico.

Questo era il teatro di un anno fa, con il pubblico, gli attori e gli addetti ai lavori, la stampa, l’aria che vibrava di cultura, di lavoro e fatica.

Oggi si fa fatica a pensare ai teatri chiusi, isolati, con le luci spente, i palchi vuoti, gli attori, i registi, che cercano di dare un senso alla loro solitudine ben più grande di quella sociale, perché, conferma la mancanza di attenzione verso uno dei patrimoni più grandi dell’umanità: la cultura. E valgono poco le parole che ogni giorno sentiamo pronunciare a sostegno della nostra maggior risorsa economica.

In questo periodo in cui la pandemia del Covid-19 ci spinge ad essere guardinghi, ad aver paura dei contatti umani, delle relazioni, i teatri provano a riaprire le loro porte e a lasciar entrare curiosi e spettatori. Nulla di ufficiale, a teatro ancora non si può andare per partecipare agli spettacoli, ma le soluzioni sono tante.

Provano a farlo i teatri di tutta Italia, che si prestano all’accoglienza dei “temerari” spettatori che provano a riavvicinarsi alle diverse rappresentazioni di spettacoli performativi che nascono e si sviluppano dalla mente di chi cerca di non far morire l’amore per queste attività.

Anche il Teatro di Tor Bella Monaca di Roma, insieme a tanti altri, ha deciso di partecipare all’iniziativa che vede aprire la sua sala nella quale lo attende: un attore. Così un performer e, in contemporanea, un unico spettatore, in quelle che sono state denominate Incursioni teatrali per uno spettatore, nello Speciale libertà perdute.

Quattro mini monologhi, un assaggio di quello che era il teatro e che tornerà ad essere. 834 di Francesco Rizzo con Sandro Calabrese, Antigone di Jean Anouilh con Agnese Lorenzini, Il postino con Stefano Di Sturco, Qualunque cosa accada tu balla, di e con Francesca Lollobrigida. Performance per uno spettatore, massimo due. Una versione un po’ strana di quello che il teatro prova ad offrire dall’interno delle sue sale. Le rappresentazioni mettono al centro non solo l’attore, ma anche lo spettatore che diviene, suo malgrado, il protagonista dello stesso. Arriva ad assistere ad uno spettacolo per un solo spettatore carpendone la forza, ma lasciando, dietro di se, un grande vuoto. Mancano, a questo, le emozioni che gli stessi spettatori condividono, come manca la condivisione di un evento con gli altri.

Una trasformazione dello stesso? Un nuovo modo per fare teatro?

Non possiamo saperlo, ma ciò che appare importante è la consapevolezza, da parte dei protagonisti di vivere un evento unico nel suo genere, una scelta di resilienza che gli addetti ai lavori hanno organizzato per mettere a disposizione, ancora una volta, il loro lavoro.

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Sissi Corrado

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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