Intervista a Bruna K. Midleton autrice di Murate vive

In Letterando con

rinchiudere le figlie era pratica usuale 

Il racconto “Murate Vive – Marianna De Leyva e le altre monache di Monza”, scritto da Bruna K. Midleton autrice inglese, naturalizzata italiana, è un romanzo storico, che racconta le vicende di donne rinchiuse in monasteri per volere delle famiglie. In particolare, fra le più note, Marianna De Leyva, resa celebre dal romanzo di Alessandro Manzoni “I promessi sposi”. Sicuramente la più famosa, nota al grande pubblico come La monaca di Monza, ma non l’unica. Il rinchiudere le figlie, all’interno di monasteri, era pratica molto usuale in tutta Italia, che è durata per anni.

Cosa l’ha colpita di più di questa donna?

Quello che di questa donna più mi ha colpito è stata la “ribellione” al lasciarsi usare dai ricchi e dai potenti, per quel poco che, comunque, le è riuscito. Non ha mai abbassato la testa.

Sono storie di tante donne del passato, ma sono solo relegate al passato storico?

Io credo che il tema della sottomissione di genere sia, purtroppo, molto attuale. Assistiamo ogni giorno ai soprusi e alla sopraffazione sulle donne, usate ed abusate da coloro che dovrebbero proteggerle. La parità di genere sembra ancora molto lontana.

Nella sua vita, Marianna De Leyva, ha incrociato anche la vita di tante altre ragazze e donne, costrette a vivere in modo da reprimere i propri sentimenti e soprattutto la propria libertà. Erano luoghi fisici, oggi sembra che esistano molti luoghi mentali per rinchiudere le donne

Verissimo. E sono i luoghi più pericolosi e destabilizzanti in cui si cerca di distruggere i valori peculiari di donna, ma senza la donna il mondo non progredirà mai.

Parlare di donne. Cosa l’attrae delle donne e cosa rimprovera loro?

La donna è l’essere più bello e nobile del creato e in essa dimorano i valori più nobili. Nella donna si esalta bellezza, capacità, forza d’animo, coraggio, altruismo… tutto ciò che di più nobile c’è nell’amore e nella vita. Fa da contrappeso, purtroppo, oggi come allora, l’usare il proprio corpo come “merce di scambio”, il “disonorarsi” nel “lasciarsi usare” proprio dal genere che dovrebbe onorarla quale essere più bello e nobile del creato.

Non è il primo libro storico che scrive e che racconta di donne che hanno attraversato la storia cercando di diventarne protagoniste. Secondo lei la storia ce ne racconta poche o molte altre le ha relegate nel “dimenticatoio”?

La storia è spesso ipocrita e coniugata prevalentemente al maschile. La donna è sempre stata considerata un “corollario”, un oggetto a disposizione dell’uomo. Le poche che la storia ha esaltato sono un’eccezione. L’uomo ha usato la donna solo per sesso e scambio, per interessi e favori, relegandola a un ruolo esclusivamente strumentale. Il “dimenticatoio” è strapieno di queste donne.

Se la monaca di Monza fosse stata il monaco di Monza, la storia e la reputazione che si è portata dietro questa figura, sarebbero state le stesse?

Assolutamente no. Nella storia stessa della monaca di Monza c’erano “monaci di Monza” (i Monsignori, l’amante, i ricchi, i potenti…) che hanno usato ed abusato a loro piacimento le ragazze sacrificandole al proprio interesse, alla propria ambizione, alla malvagità… Eppure la storia non li condanna, oserei dire che quasi li scusa, se non esalta. Una scrittura e lettura della storia completamente distorta che perdura tuttora.

Chi potrebbe essere, o sentirsi oggi, come Marianna e le altre ragazze rinchiuse nel monastero?

Con Marianna, oggi, si potrebbero identificare quelle ragazze che vengono private della libertà e dell’autodeterminazione, del poter vivere la propria vita senza l’oppressione e la violenza cui spesso vengono sottoposte dal genere maschile.

La storia insegna, ma la mente umana dimentica presto, come possiamo prevenire questo “intoppo”?

La storia dovrebbe insegnare, ma l’ipocrisia di cui si nutre non ci permette di imparare. Essa è piena di reticenze e artifici. È difficile cambiare, ma noi donne dobbiamo provare a dar voce a verità troppo spesso nascoste, a dischiudere quel patrimonio di valori che possediamo e che la malvagità umana ci costringe a nascondere.

Sta già lavorando al prossimo romanzo? Anticipazioni?

Sì, ma anticipo solo l’argomento: le donne di Dante.

La ringrazio per la sua disponibilità e interesse

A presto e buon lavoro!

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