Pubblicato il: 4 Dicembre 2019

Intervista ad Alessio De Caprio in scena con Bucefalo il pugilatore

In Teatrando con

Bucefalo il pugilatore

di Shoah ce ne sono molte ancora oggi

Il Festival Il teatro che non c’era – Ho bisogno di sentimenti, prosegue con lo spettacolo Bucefalo il pugilatore, in scena al Teatro Studio Keiros di Roma. In scena Alessio De Caprio, che scrive, dirige e interpreta la storia di Lazzaro Anticoli con il patrocinio dell’A.N.P.I.Comitato Provinciale di Roma e sostenuto da Amnesty International Lazio. Abbiamo rivolto alcune domande ad Alessio De Caprio sulla storia di Lazzaro, soprannominato Bucefalo, come il cavallo di Alessandro Magno.

Dieci anni di Bucefalo il pugilatore, cosa rende longevo questo spettacolo?

Ci sono vari elementi che rendono longevo questo spettacolo: La necessità di raccontare una storia prima di tutto, se non fosse così qualunque spettacolo avrebbe vita corta, e la contemporaneità di alcuni elementi (l’orrore della guerra e della violenza dell’uomo appartengono ancora a questo mondo per esempio). Un altro elemento è, senza modestia, la caparbietà del sottoscritto nel cercare di trovare occasioni per portarlo in scena.

In questo festival il sottotitolo è “Ho bisogno di sentimenti”, quali sono quelli che fuoriescono dallo spettacolo e quali sono quelli che servono per aprire la coscienza dell’uomo?

I sentimenti che fuoriescono sono tanti, non saprei indicarli con esattezza e priorità. Forse quello che più riscontro nel pubblico è l’indignazione; sentimento che sarebbe interessante verificare come si sviluppa il giorno dopo lo spettacolo… ma sicuramente tra tutti quelli che vivo e vedo nello spettacolo questo è il sentimento che più accomuna il pubblico. La coscienza dell’uomo, invece, ha bisogno di sicuro di curiosità per essere aperta, non tanto di sentimenti, ci sarebbe bisogno di un ascolto diverso. Una storia come quella che racconto dovrebbe darci la possibilità di ricordarci che di Shoah ce ne sono molte ancora oggi, sotto i nostri occhi. Il problema è che siamo assopiti da una sorta di etnocentrismo, guardiamo il nostro ombelico in maniera compulsiva e decisamente troppo moderna. Poniamo il nostro quotidiano sempre avanti a tutto perdendo di vista il senso della compassione e del prossimo. Faccio riferimento a una coscienza sociale e storica. Per quanto riguarda una coscienza evolutiva, dovremmo fare ancora molti passaggi in avanti.

La shoah, l’olocausto, sono momenti storici che alcuni provano a minimizzare, oggi più che mai è importante ricordare. Qual è la forza di Lazzaro Anticoli?

Parto da una considerazione: le nuove generazioni tendono sempre a cancellare un pezzo della storia precedente alla loro e così nella confusione del relativismo imperante tutto è lecito, la storia si confonde e vince chi la spara più grossa. Raccontare diventa un esercizio fondamentale per la memoria storica. Io con il mio lavoro racconto attraverso la scrittura e la recitazione ma, come diceva Giorgio Strehler, un uomo può raccontare con qualunque mezzo a disposizione ; ogni essere umano ne ha la possibilità. Il racconto diventa un’arma che tramanda da padre in figlio la storia. La forza di Lazzaro è quella di un uomo comune che nella sua semplicità ha vissuto ogni istante della sua vita con pienezza e coraggio. Il fatto di non essere stato un eroe è una speranza per molti di noi affinchè possiamo vivere questa vita nella pienezza del Signore auspicando una permanenza senza idoli e morti sulla coscienza.

Storicamente si raccontano fatti ben precisi, quali sono le reazioni dei giovani, di chi non ha vissuto quegli anni?

Il mio spettacolo è un monologo della durata di un’ ora e un quarto. I tanti ragazzi che hanno visto “Bucefalo il pugilatore” dal nord al sud dell’Italia sono sempre stati attentissimi e molto reattivi nel farmi domande e nel cercare uno scambio. Capiscono che questa storia pur essendo di quasi ottanta anni fa, potrebbe essere una storia che racconta la storia di uno di loro. Ne intuiscono da subito la contemporaneità. Per come ho strutturato lo spettacolo abbatto spesso la quarta parete instaurando con i ragazzi, in particolare, un rapporto diretto dove ogni tanto gli faccio delle domande, delle battute, dove cerco di prenderli per mano nell’ascolto perché so che alla fine, se si fidano di me, possono vivere un’esperienza attraverso il teatro che non dimenticheranno facilmente.

Cosa l’ha attratta del personaggio, tanto da decidere di portarlo in scena, di sceglierlo tra tanti altri?

Questa storia è venuta da me in maniera prepotente e inaspettata. Nel 2008 ero fresco di una lettura molto interessante di Franco Ruffini “Teatro e boxe“. Cercavo una storia che legasse questi due argomenti. In una notte insonne iniziai a fare delle ricerche on line su Erich Priebke il capitano delle SS, volevo approfondire le sue dichiarazioni di innocenza in merito ai fatti delle Fosse Ardeatine, così mi sono imbattuto nelle interviste ai familiari delle vittime e all’improvviso ho letto la piccola intervista rilasciata ad Emma Di Castro, moglie di Lazzaro Anticoli che citava la frase lasciata sul muro del terzo braccio di regina Coeli “Se non arivedo la mia famiglia è colpa di quella venduta di Celeste di Porto, rivendicatemi“. Questa scritta così misteriosa ha fatto scoppiare l’incendio che non si è più spento.

L’ha cambiata Lazzaro? E se sì, in che modo?

Certo ha cambiato la mia vita. Devo molto a lui, penso che tra me e Lazzaro c’è un legame speciale. In questi anni ho conosciuto persone a cui devo molto. Emilia Di Veroli, nipote diretta di Bucefalo e detentrice di un archivio di informazioni e documenti che da madre in figlia si sono tramandate e continuano a tramandarsi per mantenere vivo l’amore di Lazzaro, Georges de Canino, pittore e poeta della comunità ebraica di Roma che con la sua passione, la sua arte e il suo senso di abnegazione alla poesia porta avanti la cultura e la storia di un mondo ebraico che in pochi hanno la fortuna di conoscere. Cesare Israel Moscati, venuto a mancare qualche mese fa, che in qualità di sceneggiatore e regista cinematografico ha dato vita alle storie dei figli della Shoah. Uomo di grande intelligenza, sensibilità e cuore .Questo spettacolo mi ha dato forza, mi ha fatto diventare un uomo, fragile e forte, con la voglia di salire su un palco solo con una storia che abbia la forza,la dignità e l’urgenza di essere raccontata. Le pare poco?

 

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