Io, Ettore Petrolini, al teatro Arcobaleno

Antonello Avallone racconta l’artista romano tra scena e realtà

Quanto di Ettore Petrolini è presente nel mondo dello spettacolo oggi? Quanto è ancora riconosciuto il suo estro, il suo lavoro e la sua capacità di modificare il teatro italiano dell’avanspettacolo? C’è davvero tanto, potremmo dire, ricordando battute, canzoni, sketch che sono stati ripresi, nel tempo, da artisti del calibro di Gigi Proietti, Gabriella Ferri, Nino Manfredi, ma solo per citarne alcuni e più recenti e che, a volte, erroneamente, vengono attribuiti a loro.

A ricordarlo con passione è Antonello Avallone, nello spettacolo Io, Ettore Petrolini, scritto da Giovanni Antonucci, presente alla prima serata e in scena al Teatro Arcobaleno di Roma fino a domenica 20 ottobre.

Lo spettacolo ricorda il Petrolini artista, attraverso alcune sue canzoni, i suoi personaggi, come Gigi il bullo che si considerava il più famoso delle galere romane, ma anche quello che è considerato il più famoso personaggio da lui inventato, Gastone, con il suo frak. Ma viene ricordato anche attraverso i suoi primi lavori e, in particolare, lo spettacolo ricorda l’anima e il tratto umano dell’autore-attore, andando a scoprire quella parte intimistica che spesso non è visibile o riconducibile all’attore che sale sul palco. Episodi che lo hanno visto protagonista, da quello diverte della sirena, dove l’attore era stato ingaggiato per interpretare la sirena, a quello del gatto che si lanciava sul palco sugli attori.

E l’interpretazione che ne dà Avallone lo ricorda in maniera quasi perfetta, riuscendo a restituire un uomo del suo tempo, ma anche un artista capace di guardare e raccontare il suo tempo, restituendo al pubblico una visione della società degli inizi del secolo scorso, ma capace di andare ben oltre, tanto da essere considerato un futurista da Marinetti.

Avallone ne ricorda l’uomo e l’artista, ma in particolare mostra quanto sia importante conoscere e fare proprio un testo, come fa lui con Io, Ettore Petrolini, del quale conosce ormai ogni sfumatura delle parole e ogni gesto, da restituire un’interpretazione significativa, quasi a trasformarlo nell’attore scomparso. Ne esce un’interpretazione ricca di malinconia, ma anche ilare, che diverte il pubblico e lo lascia riflettere sulla vita dell’attore e dell’interprete, che ha lasciato un segno indelebile nel mondo artistico italiano.

Scenografia e oggetti scenici perfetti, che abbracciano la scena e l’attore che resta sul palco da solo per tutto il tempo dello spettacolo, ma catturati dall’interpretazione e dai cambi di voce, sembra quasi che non lo sia. Uno spettacolo davvero bello che vale la pena di vedere.

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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