Klara e il Sole, l’ottavo romanzo di Kazuo Ishiguro

Il sommesso Inno all’Eterno di Ishiguro

Klara e il Sole e’ l’ottavo romanzo di Kazuo Ishiguro, pubblicato da Faber and Faber nel Regno Unito, nel 2021; lo stesso anno e’ uscito per i tipi di Eninaudi in Italia. Laura Pezzino scrive su La Stampa: “Che cosa, in ultimo, ci rende umani? Ishiguro non lo dice mai forte, però leggendo Klara e il Sole lo si intuisce un po’ ovunque: amare ed essere amati”. Complicando un po’, direi che questo e’ il nucleo non di questo romanzo, ma della produzione tutta dell’autore, a partire dal suo capolavoro, ovviamente Quel che resta del giorno. In altri termini, i nuclei tematici dell’autore restano (come forse per tutti i grandi autori della storia universale) non più di un paio.

Il romanzo e’ ambientato in America, in un futuro non meglio specificato. Klara e’ un Amico articiciale, che narra la storia in prima persona. In questo mondo, i ragazzi vengono “potenziati” per avere maggiori possibilita’ di successo accademico e in ambito lavorativo. Gli amici artificiali, dal loro canto, sono robot dedicati ad aiutare questi ragazzi; in quanto macchine (ma cosa distingue la macchina dall’uomo? Eterno tema dei generi letterari fantascientifico et similia) hanno capacità cognitive elevatissime ma limitate nel loro sguardo. Josie e’ una ragazza malata; sua madre le compra Klara, l’Amico Artificiale, per aiutarla. Gli altri protagonisti sono Rick, l’amico non potenziato di Josie, la madre di Rick, il padre di Josie. Quest’ultimo ha divergenze rispetto alla madre su come gestire la situazione di Josie. Che cosa succederà se la sua malattia si aggraverà? Potrà, Josie, essere sostituita da una macchina o da un clone?

I temi sono tutti lì: che cosa e’ l’umanità, che cos’e’ l’amore, che cos’e’ la soliutudine. Ritornano, come si diceva, e in tono minore perche’, a un livello superficiale, Klara e il Sole e’ una favola per bambini, quei temi dello stessio Quel che resta del giorno (ma, e la risposta qui e’ a chiare lettere nel romanzo, i bambini sono sicuramente capace di amare; cioe’, i temi non sono semplici, ma sembrerebbe che il libro sia rivolto ad una platea estesissima). E si potrebbe, addirittura, vedere un parallelo tra il servitore di quel capolavoro (chi non ricorda, peraltro, l’interpretazione di Anthony Hopkins nell’omonimo film?) e Klara. La narrazione e’ affidata proprio al servitore. E qui, c’e’ la maestria dell’artigiano-scrittore – ma e’ ovvio, Ishiguro ha vinto il Nobel cinque anni fa – nel senso che quel narratore e’ un po’ straniante per il lettore adulto. Quest’ultimo, forse, deve ad apertura di libro, digerire una ingenuità di stile che risulta quasi alienante. Ma e’ geniale come Klara, ovvero l’io narrante, mantenga lungo l’intero romanzo una innocente naivete, una semplicità diretta, che e’ poi una cifra significativa di Ishiguro stesso; e, ma si allargherebbe troppo lo sguardo, di molta della letteratura britannica, il che rende – azzardo – specialmente più godibile se letto in lingua originale.

La fine del romanzo, poi, ovvero il suo senso vero, letterario e quindi esistenziale, e’ semplice come lo stile stesso (e perciò si parla di Ishiguro, ovvero di un autore vero: la forma e’ sostanza): resta, tramite il sacrificio (espediente tecnico-letterario, ovvero tematico) d’amore (tema risonante in minore) il nucleo profondo dell’essere umano.

Antonio Sanges

Dopo avere vissuto in diverse città in Italia e in Europa, è tornato a Roma. Ha pubblicato libri di poesie e s'interessa di letteratura e teatro.

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