Amore e morte nel romanzo I tuoi occhi nel buio

Alessio, c’est moi! Magistrale thriller psicologico di Silvio Raffo

Scrivere è per lo scrittore una resa dei conti con i propri demoni, che scaturisce da una necessità assoluta, in senso etimologico, ovvero svincolata da qualsiasi situazione contingente. Che ciò possa poi avere una qualche influenza sul mondo concreto può ben essere, ma è poco rilevante, giacché ciò che conta è che lo scrittore sia ispirato e scriva ciò che gli detta la Musa, senza curarsi dei miseri affanni quotidiani.

È così che la pensa Silvio Raffo che ci regala una storia magistrale i cui personaggi sono protagonisti di un ménage à trois dalle conseguenze mortifere, narrate con una leggerezza e con un tocco stilistico quasi mozartiano, al punto che sarebbe forse poco opportuno accostare l’aggettivo tragico a questa storia. Lo stile in cui è scritto I tuoi occhi nel buio (Elliot 2024) è infatti talmente leggero, elegante, ricco di grazia, da rendere questo libro esteticamente perfetto, perfino amorale nel senso nietzschiano.

Ed è al contempo (Nietzsche docet, ancora, e come potrebbe essere altrimenti?) essenzialmente intimo e autobiografico, laddove i confini tra la finzione e la vita reale si assottigliano, e l’autore (si legga l’artista) indossa, consciamente o inconsciamente (ma questo in senso estetico non ha il benché minimo interesse) una maschera e i confini tra l’arte e la vita si smussano wildianamente.

Si potrebbe quasi sostenere che questo romanzo sia la resa dei conti di un autore nella sua maturità, se non fosse che questa affermazione lo farebbe verosimilmente sobbalzare sulla sedia (si fa per dire, giacché Silvio Raffo ama poco stare seduto, ed è d’altronde nel movimento e non nella stasi l’essenza della sua opera). Ma soprattutto possiamo pure dire laconicamente che l’autore maturo non esiste o è una sorta di ossimoro.

Il narratore della vicenda è ovviamente giovane. Si tratta di Rainer (nome parlante, che rimanda naturalmente a Rilke), che è un attore venticinquenne che, all’inizio della storia, sta preparando il proprio suicidio. Il giorno della sua morte programmata va però alla presentazione di un libro di Alessio Valli, e scopre che il protagonista della storia di questo scrittore è proprio lui, Rainer. Alessio Valli lo deve sapere a tutti i costi, e infatti lo saprà.

Tra i due incomincia una storia d’amore che salva dalla morte il giovane Rainer. Ma Menandro ci insegna che muore giovane chi è caro agli dei, e Amore e Morte sono leopardianamente intrecciati. La relazione tra i due è suddivisa in tre momenti, l’Età dell’Inizio, l’età dell’Oro, e l’Età della Decadenza, quest’ultima accelerata dall’entrata in scena di Claude, il quale sfrutta la propria bellezza per sedurre Alessio, perché ciò che vorrebbe è un contatto lavorativo. La vicenda precipita sino ad un delitto che si consuma in un faro.

È dunque Claude che determina la fine della relazione di Alessio e Rainer ma, naturaliter, le cose dovevano precipitare fatalmente. Rainer si doveva suicidare all’inizio del libro ed era ovvio che doveva morire. È infatti lui che narra la vicenda da morto, proprio come Gillis dell’incantevole film Sunset Boulevard, e si rivolge direttamente ad Alessio. Il romanzo è dunque scritto in seconda persona, e ciò rende ancora più palpabile il rapporto tra i due protagonisti.

Romanzo agilissimo e leggerissimo, magnificamente superficiale, riporta appunto alla superficie (Clarté, avant tous choses!) i moti interiori dei personaggi e restituisce al lettore il piacere estetico pur narrando una vicenda che è a ben vedere torbida e che non restituisce alcun messaggio morale, figuriamoci se civile o politico. Si tratta di un thriller psicologico, tecnicamente degno della scuola del giallo classico, al contempo dottissimo perché nutrito di ambientazioni che ricordano quasi un certo Thomas Mann e di citazioni, dirette o indirette, da Rilke a Baudelaire all’immancabile Emily Dickinson, ma, come si diceva, mai pedante.

I personaggi di questo ménage a trois sono però psicologicamente ricchissimi e in un certo senso contraddittori – da un certo punto di vista si potrebbe dire quindi che sia un libro romantico (tecnicamente). Rainer è un attore, è giovane, è insicuro, Claude è il bello senz’anima, Alessio Valli è un eccentrico scrittore, a partire da come si veste, unico in tutti i sensi, che si annoia se non cambia continuamente; significativamente, perfino l’inferno non è mai uguale a sé stesso: “Del resto, sulla terra, non si può che passare da un inferno all’altro” (p. 17). E l’accostamento del protagonista con l’autore non è difficile, e come potrebbe essere altrimenti?

La vita è un gioco e il gioco è una maschera e l’amore è la vita ma l’amore è una maschera e la vita è l’arte ma anche questa è una maschera. Romanzo di totale libertà – “sottometterti (esiste verbo più estraneo eppure più segretamente necessario alla tua natura?)” chiede Rainer ad Alessio – in cui l’autore è in stato di grazia.

Romanzo superficiale sino al punto d’essere esteticamente perfetto e da celare gli abissi della psiche, come il mare che cela i suoi abissi e che ha un ruolo fondamentale perché è lì che avviene il delitto. Romanzo senza messaggio perché è esso stesso il messaggio (estetico). Romanzo magnificamente inutile. Ma chi è quello sciocco che ha detto che la letteratura deve essere serva dell’utile e non del Bello?

Antonio Sanges

http://antoniosanges.com

Antonio Sanges (Tricarico, 1991) è poeta, saggista e studioso di letteratura e filosofia contemporanea. Ha studiato a La Sapienza, Paris 8 e University College London. Ha pubblicato libri di poesia, tra cui Distensione del destino (Ensemble, 2025), e il saggio Les jeux sont faits (Carla Rossi Academy Press, 2023), dedicato a Beckett e alla “cultura della superficie”. Collabora con diverse riviste e blog, tra cui CulturSocialArt. Vive a Roma.

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