La pescatora, il corto contro la violenza di genere

Le donne continuano a scendere in campo contro la violenza di genere e le artiste lo fanno attraverso la loro arte

15 minuti per raccontare una storia di violenza, di discriminazione sulle donne in luoghi di lavoro che spesso sono i propri luoghi di vita, in una società che con il suo essere civile, continua a discriminare appoggiando una mentalità che dir retrograda è poco.

La pescatora è un corto che racconta di una ragazza cresciuta in una famiglia di pescatori e che dal padre vuole apprendere e seguirne le orme, con un obiettivo che ha fin da piccola: diventare anche lei pescatrice, o meglio pescatora. Un lavoro che non è ben visto e che attira la cattiveria e il rancore dei maschi che vedono in lei una minaccia. Così, di ritorno da una giornata di pesca, la violenza si abbatte sulla giovane che si ritrova a cercare di rialzarsi e a confrontarsi con la famiglia che si rapporta con opinioni diverse: quella della madre che da una parte la comprende ma dall’altra la vuole remissiva e portata verso una scelta diversa, e quella del padre, che da sempre l’ha spinta lontana da quel mestiere duro e ad appannaggio del sesso maschile, ma che ne comprende il richiamo del mare.

Spesso ci dimentichiamo che i figli sentono e percepiscono i richiami verso il mestiere di uno dei genitori e lo sentono in modo così intenso e deciso che difficilmente riescono a lasciarlo andare. Qui, in questo corto si evidenzia proprio il legame, quel senso di continuità di mestiere che non è scontato, ma che quando c’è, è un valore e non una colpa. Per poi tornare a ciò che impedisce alla giovane di essere sé stessa, di essere libera di scegliere il proprio percorso di vita.

Si entra nel personaggio seguendo le sue azioni espresse in pochi minuti, ma tutti intensi: se ne sente la forza, il coraggio, anche la titubanza e per un attimo la voglia di abbandono, come accade in ognuno di noi. Una descrizione pulita che arriva dritta al punto, non lasciando nulla inespresso.

La storia parla di libertà, di famiglia, di violenza, di stereotipi e di pregiudizi, come accade ogni volta che ci si confronta con un tema così difficile da valutare, analizzare, come quello della violenza di genere. Qui viene messo in evidenza anche l’atteggiamento della famiglia, perché non sempre i genitori sanno gestire e comprendere gli stati d’animo dei figli e si lasciano trasportare dalla propria vita e dai dettami di una società che resta, ancora oggi, nel terzo millennio, legata ad una società patriarcale e maschilista.

Ottima l’interpretazione di Lucia Loré, convincente, espressiva, decisa nel sottolineare tutti i passaggi del cortometraggio in un’analisi della situazione, purtroppo ancora troppo attuale.

Il corto uscito poco più di un anno fa, è scritto, diretto e interpretato da Lucia Loré e prodotto da Laura Catalano, girato a Porto Cesareo e realizzato con il supporto del Mibac attraverso il Bando “Non Violenza: lo schiaffo più forte 2019” e dell’Apulia Film Commission.

Print Friendly, PDF & Email

Se il nostro servizio ti piace sostienici con una donazione PAYPAL

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

Leggi anche