Cuore a gas: la compagnia Hangar Duchamp porta in scena il teatro dadaista

Photo di @ Erika Somaini

Spettacolo divertente nel suo essere umoristico e confuso

La compagnia Hangar Duchamp sarà in scena fino al 21 novembre al Teatro Trastevere con Cuore a gas di Tristan Tzara. Opera dadaista anni ’20, lo spettacolo andò in scena per la prima volta al Dada Salon di Parigi nel 1921. Uno spettacolo simbolo, la cui seconda messa in scena del ’23 segna la rottura tra le frange del movimento dadaista, una separazione che di lì a poco darà corpo alla fondazione del Surrealismo come nuovo movimento di avanguardia. In quella serata teatrale, il conflitto ideologico tra gli intellettuali e gli artisti del movimento, sarà celebrato con una rissa sul palco a scapito degli attori: cosa abbastanza comune nelle serate dadaiste, se non fosse che ad aizzarla questa volta non fu il pubblico indignato ma Breton, mente di spicco dell’avanguardia.

Photo di @ Andrea Terzuoli

Cuore a gas viene invece rappresentato già nel 2018 dalla compagnia Hangar Duchamp, una prima edizione che ne segnò il successo. Una divisione in tre brevi atti frammenta il non sequitur dei dialoghi dei personaggi: Bocca, Orecchio, Occhio, Naso, Collo e Sopracciglio. Nell’assenza di senso, Occhio corteggia Bocca, che diviene personificazione di Clitennestra: il pot pourri geniale di Tzara allude al ripetersi monotono delle azioni quotidiane, tanto allo struggimento passionale che alle corse dei cavalli, attraverso catene di pensieri sconnessi, suoni non sillabati e pochi accessori di scena. L’aggiunta di un settimo personaggio, Didascalia, che dirige l’esecuzione indirigibile comunicando al pubblico le note aggiuntive del copione, e la bravura interpretativa della compagnia, sono elementi essenziali dell’ottima riuscita dello spettacolo.

La direzione artistica di Andrea Martella e l’interpretazione degli attori Flavio Favale, Simona Mazzanti, Edoardo La Rosa, Vincenzo Acampora, Giorgia Coppi, Vania Lai e Walter Montevidoni rendono lo spettacolo divertente nel suo essere umoristico e confuso. Palco e sala si riempiono di parole, rumori e movimento, nello stile dadaista di smontare e rimontare, come un quadro che dipinto non é, un matrimonio amoroso tra parti del corpo. Il dadaismo che si lanciava contro il gusto borghese, l’avanguardia che spingeva il pensiero oltre le posticce retoriche di gusto per scioccare, cercando l’indignazione del pubblico con messe in scene volutamente anti classico e assenza di trama: tutto lo spirito del pezzo torna sul palco, la simbiosi é totale, a quale parte dare ascolto? Chi prevarica cosa? Quale sentimento domina la ragione e scardina i discorsi fino a questo flusso disarticolato? La bravura degli attori aumenta il lato comico della stramba vicenda, la messa in scena è semplice, e sulla parete di fondo la scenografia di Giulia Spernazza, un fondo quasi marmoreo con appendici organiche, si lega bene alla scomposizione dell’opera dadaista.

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Carolina Taverna

Diplomata al liceo artistico e laureata in studi storico artistici con tesi in arte contemporanea.

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