L’amore al tempo di Adamo ed Eva

l’amore e gli stereotipi di Mark Twain rivisitati da Matteo Milani

Finché mela non ci separi – disquisizioni biologiche su differenti vedute amorose, è un testo ispirato a I diari di Adamo ed Eva di Mark Twain, interpretato da Matteo Milano, Lara Balbo e Francesco Mastroianni e diretto dallo stesso Milani, andato in scena al Teatro Marconi di Roma.

Il rapporto tra uomo e donna, l’amore che li lega, quello strano sentimento che ci portiamo dietro dall’inizio dei tempi, viene affrontato con minuziosa attenzione. Adamo ed Eva, capostipiti dell’umanità, come hanno vissuto il loro rapporto? A cosa davano importanza? Chi dei due ha avvicinato l’altro? Che tipo di coppia erano? E oggi, cosa è cambiato dai loro primi approcci?

Queste sono solo alcune domande che è possibile rivolgersi per comprendere cosa sia accaduto davvero e come Dio, nella figura di creatore e dispensatore di regolamenti, compagno di entrambi e personalità a cui i due si rivolgono sovente per risolvere problemi, dispute, o solo per consigli, sia intervenuto o meno nelle loro disquisizioni. Il loro rapporto è un insieme di scoperte, cadute accompagnate da un’impegnativa ricerca di equilibrio che si ripete ogni volta, in ogni relazione: “L’amore è una piacevole conquista, non un idillio”.

Queste sono le basi in cui lo spettacolo si svolge, alternando momenti di ilarità a riflessioni contornato da un gruppo di attori che interagiscono in modo naturale. Il loro è un seguirsi e alternarsi sul palco, catturando l’attenzione di chi ascolta.

Con una scenografia dove il bianco, candido segnale di purezza, amore foglio bianco, dove è possibile rappresentare tutto ciò che ancora deve essere scritto, ideato o fatto. Pochi sono gli oggetti scenici ma nel loro insieme riescono a farci immaginare luoghi e momenti particolari di conversazioni.

Mastroianni è Dio, che discute con i due personaggi, ma si rivolge anche al pubblico in sala e lo coinvolge in questa “disputa” sull’amore, mentre Adamo (Milani) ed Eva (Balbo) sono alla scoperta l’una dell’altra, in un insieme di stereotipi e luoghi comuni che dalla notte dei tempi, sono giunti fino a noi. Rivolgersi a Dio per comprenderne le motivazioni appare l’unica soluzione e in questo l’autore ne è pienamente consapevole. Il ritmo è ben tenuto e la dialettica è sostenuta dalla capacità scenica degli attori che sono consapevoli dello spazio scenico e delle sue possibilità.

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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