Koyaanisqatsi, film con orchestra dal vivo

Koyaanisqatsi – La vita senza equilibrio: l’iconico film di Godfrey Reggio all’Auditorium Parco della Musica con Orchestra dal vivo

L’Accademia di Santa Cecilia, in collaborazione con il Romaeuropa Festival, ha riproposto il film Koyaanisquatsi del 1982 presso l’Auditorium Parco della Musica dall’11 al 13 novembre. Le musiche originali di Philip Glass sono state eseguite dal vivo dal leggendario Philip Glass Ensemble formatosi nel 1968 e diretto da Michael Riesman.

Il film è senza trama né dialoghi ed è costituito di immagini naturali o di città statunitensi che si dipanano sullo schermo come in una sorta di poema visivo. L’accompagnamento musicale dal vivo in una location quale l’Auditorium parco della Musica è di sicura suggestione. Le musiche di Glass sono intrinsecamente costitutive dello spirito dell’opera a formare una sinergica commistione di suono e immagini dove il primo fa da commento alle seconde e viceversa. Il film di Godfrey Reggio è stato infatti pioneristico nel senso dell’adoperare una musica minimalista perché dagli anni Ottanta in poi questo tipo di musica farà spesso da colonna sonora a film di molti registi famosi e meno famosi.

Il film non ha sostanzialmente una trama ma consta d’una serie di immagini che descrivono gradualmente l’intervento dell’uomo, quindi della Cultura, su di una Natura incontaminata. La prima immagine è un pittogramma, diversi paesaggi naturali, e infine situazioni quotidiane in città americane iper-industriali del mondo capitalista. Nella lingua hopli, Koyaanisquatsi significa “corruzione morale” o “vita senza equilibrio” ed è semplice vedere dietro a quelle immagini una feroce critica al capitalismo, all’industria, alla tecnologia e alla modernità. E tuttavia il regista Reggio dichiara: non è l’effetto della, ma tutto esiste nella tecnologia. Non è che noi usiamo la tecnologia. Noi viviamo la tecnologia.

Le immagini di corruzione della natura e dunque di una sostanziale corruzione della morale, lasciano comunque un sapore apocalittico che a livello estetico è riprodotto anche dalla stessa assenza di linguaggio, come a suggerire una sfiducia nella capacità umana di avere a che fare con una situazione ormai catastrofica ed apocalittica. A livello estetico il film, grazie alle immagini e alla musica minimalista, riesce a tratti molto suggestivo anche se talvolta è cervellotico e pedante nell’insistito uso dello slow-motion e del fast-motion. Ma a livello storico-politico e latamente artistico-estetico, la riflessione sul significato del post-moderno risulta essere non solo necessaria ma ovvia. Essendo infatti questo uno dei primi film in cui c’è un massiccio uso della musica minimalista, la musica cosiddetta colta che faceva inorridire i cultori della musica classica sino a non molti decenni fa, qual è la portata di un prodotto popolare che intercetta la tendenza di un mondo in evoluzione centrato sugli Stati Uniti?

Verrebbe quasi da citare Fredric Jameson e le sue ricerche sul post-moderno come logica culturale tardo capitalismo; ma, se non si vuole scomodare la teoria politica, in una riflessione generale, è comune considerare la cultura popolare quale motore imprescindibile o almeno interessante per comprendere i fenomeni artistici e sociali o culturali che avvengono nel mondo. E Koyaanisquatsi assume un enorme significato in prospettiva di riflessione storica, nonostante le sue imperfezioni estetiche, considerando proprio la portata della cultura popolare in America e quindi nel mondo. Si considera così vincente la commistione di una musica che non è musica jazz o rock ma neppure la musica di un Mozart, bensì di quel Philip Glass, gigante della musica minimalista che avrebbe fatto da sfondo a tanti di quei film, ovvero a tanti di quei prodotti dell’arte ma anche dell’industria artistica, fuoriusciti dalla mente di registi americani che vivono in una società che, sia che sia corrotta sia che non lo sia, intercetta tendenze di cultura popolare che si traducono in arte elevata oppure “elevabile” a posteriori a grande arte.

Print Friendly, PDF & Email
Gli articoli pubblicati sul Blog sono scritti dai Soci dell’Associazione in maniera volontaria e non retribuita

Antonio Sanges

Dopo avere vissuto in diverse città in Italia e in Europa, è tornato a Roma. Ha pubblicato libri di poesie e s'interessa di letteratura e teatro.

Leggi anche