“Loading 2101”: un balzo nel futuro

La comunicazione del futuro vista da Salvatore Riggi e portata in scena da Mariano Viggiano e Giorgia Lunghi al Teatro Trastevere

Come sarà il teatro e quindi la comunicazione nel futuro? A questa domanda provano a rispondere i giovani artisti della compagnia “Post-it 33” con uno spettacolo che andrà in scena al Teatro Trastevere di Roma, dal 12 al 16 gennaio 2022. Loading 2101, testo e regia di Salvatore Riggi, interpretato da Mariano Viggiano e Giorgia Lunghi. Parte in questo modo la seconda parte della stagione Kintsugi del teatro romano, con un evento particolare che vuol porre l’accento sulle tante forme teatrali che è possibile vedere all’interno di uno spettacolo. Qui il linguaggio utilizzato è quello clownesco e pantomimico che si rifà alla Commedia dell’Arte di cui l’Italia ne è stata la genitrice.

Ho parlato di tutto questo con Mariano Viggiano e Salvatore Riggi, rispettivamente interprete e autore/regista di Loading 2101 che ringrazio per averci dedicato del tempo.

Il teatro e lo spettacolo catapultati nel 2101, un viaggio nel futuro: voi come vi immaginate il futuro?

Salvatore: Non posso dire di avere troppa fiducia sul futuro. Però ho venticinque anni e so che molto del futuro, mio e probabilmente anche di altri, dipenderà dalle mie azioni. Spero solo che ci sia ancora la pizza. Così quando tutto va male, ci si può comunque consolare.

Mariano: Il cibo in generale! Il cibo, come le cose di cui necessitiamo tutti i giorni, il dormire, lo stare con le persone, avere i contatti con le persone. Io me lo immagino così il futuro, così come in LOADING, pieno di tante cose da poter fare ma purtroppo CHE ABBIAMO DIMENTICATO COME SI FANNO.

Ripercorrendo il teatro dalle sue origini ad oggi, cosa non potrà mai cambiare e cosa, invece, ha subito una profonda evoluzione?

S: Questo periodo di lontananza tra il pubblico e il Palco ci ha fatto capire che l’unica cosa che non potrà mai cambiare e l’incanto che si viene a creare quando ci si scambia un’emozione vera. Credo, tuttavia, che cambieranno dei linguaggi. Il Teatro racconta l’Uomo in quanto essere e ne segue lo sviluppo, le esigenze. Tematiche che un paio di secoli fa potevano scatenare una risata, oggi sicuramente farebbero molta più fatica. Il Teatro è lo specchio della storia e dovrà adeguarsi per sopravvivere, senza però mai dimenticare le origini, i vecchi copioni. Tutto.

Parlando dello spettacolo che andrà in scena al Teatro Trastevere, perché lo avete chiamato “Loading 2101”?

S: “Loading” indica un caricamento in corso. Con questo volevamo lasciar passare il messaggio che questo futuro distopico non arriverà da un momento all’altro, ma sta già accadendo. L’anno, 2101, è stata una scelta casuale ma che potesse comunque indicare un secolo nuovo già iniziato.

Tutto lo spettacolo ruota attorno ad una domanda: “Da che parte sta il progresso?”. Perché vi siete posti questa domanda, da che cosa è scaturita?

S: Il mondo corre sempre più velocemente. Ce ne rendiamo conto noi che abbiamo già una certa confidenza con tecnologie che per certi versi ci facilitano dei compiti, ma che per altri ci lasciano presagire che stiamo per dimenticarci determinate dinamiche umane.

La comunicazione sta cambiando, c’è chi afferma in meglio, chi in peggio: come si potrebbe considerarla dal punto di vista attuale?

S: Facilitata, ma non ci si guarda abbastanza negli occhi.

M: Una cosa fumosa, fatta molto di “non detto” e considerazioni personali e poco di reale scambio d’informazioni e pareri.

Uno dei premi che ha vinto la pièce, in formato embrionale è il “Premio internazionale Lydia Biondi” nel 2018, come si è evoluto lo spettacolo da allora?

M: Non ci saremmo mai aspettati che quel lavoro, nato per caso, diventasse una cosa dalla quale partire per tornare sul palco.

S: Quando il Roma Fringe Festival ci selezionò per l’edizione 2021, avevamo solo uno sketch presentato da Mariano e Giorgia al Premio Lydia Biondi del 2018, edizione che vinsero. Si chiamava “Comunicazione Vecchio Stile”. Da lì nacque uno spettacolo che voleva raccontare il contrasto tra due giovanissimi ipertecnologici e i due anziani protagonista dello sketch originale.

Quali sono, secondo voi, i punti di maggior impatto per il pubblico?

S: Credo che ci siano dei momenti nascosti nella quotidianità di questa coppia del futuro che strizzano l’occhio al pubblico. È certo anche che questa sarà la prima volta che lo presentiamo davanti al pubblico, dato che il suo debutto è stato in streaming.

M: I due anziani sicuramente! Continuiamo in maniera spasmodica a proporre delle caratteristiche clown nei nostri lavori e credo sinceramente che per quanto siano semplici risultano davvero efficaci.

Ci sono molti modi per entrare in contatto con le persone, qual è quello che non potrà cambiare?

S: Credo che un ritorno alle cose semplici non potrebbe essere così negativo.

Quali sono gli strumenti che restano inossidabili nel mondo del teatro? E nella comunicazione?

S: La collaborazione. Sempre. Penso ai tecnici, gli elettricisti, gli attrezzisti. Senza di loro nessuno spettacolo potrebbe essere fatto, neanche il monologo più minimale. Questo credo sia uno “strumento” sempre efficace e spesso non preso in considerazione.

Molti sono gli artisti che si confrontano con il futuro, in particolare in questo periodo di pandemia globale, cosa credete che possa cambiare la loro concezione?

S: Serve un risveglio collettivo da parte del pubblico che ha smesso di andare a Teatro. Forse abbiamo sbagliato qualcosa. Forse abbiamo alzato l’asticella fin troppo e abbiamo smesso di ricordare che il Teatro appartiene a tutti, non solo ad una fascia intellettuale di popolazione. Senza prenderci in giro, sappiamo di dover fare i conti con una buona percentuale di ignoranza foraggiata e nutrita da decenni di tv spazzatura che ha contribuito a creare un pubblico pigro. Credo che il Teatro debba operare nel senso opposto adesso. Per sopravvivere ha bisogno del pubblico e quindi il pubblico deve essere rieducato. Si deve fargli capire che il Teatro è soprattutto per loro e che serve ad una crescita collettiva che altrimenti non potrebbe avvenire. Serve soltanto del tempo e delle buone idee.

Il teatro che voi portate in scena, va oltre il classico spettacolo, è un misto di movimenti, voce, mimica, come nasce e cosa vi ha attratti di questa particolare forma d’arte?

S: Sicuramente la potenza comunicativa. Come autore sono molto affezionato all’uso della parola, che per altro ritengo altamente salvifica. Lo studio del Clown svolto nell’accademia dove ci siamo conosciuti e dov’è nata la compagnia ha sicuramente influito.

Perché oggi di questo modo di fare spettacolo, almeno in Italia, se ne vede poco? Eppure, per esempio, la Commedia dell’arte è nata qui in Italia!

S: Gli spettacoli non arrivano direttamente al pubblico. Passano al vaglio dei direttori artistici, i quali, conoscendo bene i contesti culturali, prediligono spettacoli più “semplici”, quelli che ritengono più adatti al proprio pubblico. Manca il coraggio di osare, il coraggio di promuovere un’idea. Ma sappiamo che a determinare certe scelte sarà sempre l’incasso. È uno dei motivi per cui il Teatro Trastevere è una seconda casa per noi di Post-it 33. Questo Teatro ha visto il debutto di un nostro spettacolo Clown totalmente senza parole o battute, e continuiamo a sceglierci perché sappiamo che è un posto dove le idee vengono valorizzate e c’è una reale possibilità di rinascita.

Cosa vi aspettate voi dal futuro?

S: Non so cosa aspettarmi. So che lo voglio costruire mattone dopo mattone.

M: Io sono fiducioso, ci siamo mossi bene per arrivare qui e questi sono già dei grandi risultati. Certo bisogna continuare a tenere botta poiché la “sindrome dei costi” vede settori come il teatro destinati a svanire con il “progresso” e noi non lo possiamo permettere, però si intravedono speranze.

E cosa vi impegnate a fare voi per il futuro?

S: Teatro. Ora come in futuro. Non smettere di raccontare.

Grazie e in bocca al lupo!

M: Grazie a te, Sissi, ci vediamo a Teatro Trastevere dal 12 al 16 Gennaio!

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Sissi Corrado

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