Marco Passiglia e il coraggio di essere felici

Un trionfo: lo show di Marco Passiglia e’ un inno alla positività e un invito a essere felici

Marco Passiglia non sbaglia nulla, o quasi, nel suo spettacolo dal titolo significativo “Non ci resta che ridere”. Quest’ultimo, per quanto possa apparire di primo acchito banale, nasconde in sé una profondità diretta e condensa il senso dello show intero. Perché lo spettacolo di Marco Passiglia, che abbiamo visto maturare nel tempo durante la sua carriera, vuole offrire allo spettatore qualcosa di necessario e di essenziale: il coraggio di essere felici. Appunto questa semplicistica (e forse banale, come lo stesso Passiglia ammette) definizione, forse poi tanto semplice e banale non è se è vero che non tutti sono felici nel mondo.

Lo spettacolo si apre con scenari piuttosto convenzionali, che possono lasciare perplessi, e far pensare ad uno show convenzionale, ma con molta intelligenza e anche con una buona dose di autoironia, essi vengono puntualmente visti con sguardo critico. All’inizio, dunque, Marco Passiglia si presenta come il classico comico romano che si lamenta di Roma, per poi passare a parlare del matrimonio, delle istituzioni, delle “sovrastrutture”.

Su quest’ultimo punto, che è forse il cuore concettuale dello spettacolo, egli si sofferma, e sembra volerle decostruire perché esse impediscono appunto di essere liberi e felici. Non c’è dunque solo comicità bruta e allo stato puro, ma serissime riflessioni e momenti emozionanti che, seppure è da dire che a tratti appesantiscono l’andatura dello show, caricano di significato emozionale e profondo il discorso.

Passiglia dimostra dunque di saper tenere il palcoscenico, coinvolgere, divertire, fare riflettere ed emozionare, anche grazie all’aiuto di un superlativo Enrico Seminara, bravissimo al pianoforte e protagonisti di pezzi comici che rendono piú movimentato lo spettacolo.

Grazie ad una alternanza di toni che dialogano dialetticamente tra loro, lo spettacolo convince e offre spunti di riflessione seri, facendo ridere. E lo spettatore ne esce arricchito e forte di un messaggio di speranza: provare a esser felici é possibile.

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Antonio Sanges

Antonio Sanges

Mi chiamo Antonio Sanges, ho 28 anni e attualmente vivo a Roma. Ho studiato e vissuto tra Perugia, Roma, Parigi, Londra, e amo la lettura, la musica, il teatro, gli animali. Ho scritto due libri, che sono stati pubblicati: Penne d’oca e Poesie in itinere.

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