Melina Riccio, artista e poetessa ‘autentica creatrice di vita’

L’arte irregolare, l’art brut, la forma d’arte espressa anche nella vita privata di Melina Riccio

Melina Riccio è un’artista nata a Genova nel 1951. Nella vita ha lavorato come modellista, un campo che la appassiona e le dà modo di esprimere il suo lato creativo. Abbandonato quel mondo presto, troppo preso dalla corsa al denaro, unico motore che non tiene conto di valore e lavoro: una grande delusione che sommata ad un momento lavorativamente faticoso, unito alla fatica di dover crescere 3 figli, la portano ad un esaurimento nervoso che le costerà un ricovero psichiatrico. In questo contesto di reclusione, Melina inizia un intenso rapporto con il divino: l’approccio con Dio con il quale sente una connessione diretta al quale chiedere aiuto, prende forma attraverso piccoli segnali quotidiani. Questa nuova dimensione esistenziale prenderà sempre più peso nella vita quotidiana dell’artista, sino al punto di farle lasciare la famiglia verso un lungo peregrinare, una iniziazione che la lega a viaggi presso santuari alla ricerca della verità rivelata da Dio. Ne seguirà un secondo ricovero, e durante quei giorni vuoti Melina inizierà a creare con la carta, a disegnare, a sviluppare quel messaggio di amore universale per gli elementi naturali, che diventa caratteristico delle sue installazioni ed opere, oltre che dei suoi versi.

Le frasi che facilmente si incontrano per la sua città natale, Genova, non sono sconosciute nemmeno a Roma così come in molti altri luoghi: sono nei pressi delle stazioni, delle fermate dei bus, ma anche su inaspettati monumenti del centro storico. Rime baciate e pensieri che l’artista lascia lungo il suo passaggio, un continuo viaggio via treno verso varie città, ormai fissate nella sua identità umana e così spirituale: una scelta di vita fuori dai canoni e dagli schemi, talmente netta da renderla una vera outsider, confinata ai limiti della società, votata solo alla tematica ambientalista e alla pace.

Lo stile inconfondibile di questa donna che parla solo in rima, dipinge, ricama, scrive, canta, ha visto le sue opere esposte anche a Tokyo, grazie alla mostra “Banditi dell’arte. Un dialogo tra artisti italiani e giapponesi” come fenomenale esempio di arte irregolare italiana, curata da Gustavo Giacosa e già realizzata con successo in Francia. In effetti nella vicina nazione il riconoscimento ufficiale de l’art brut, arte irregolare, outsider art, o come dir si voglia, ha già una sua ufficialità e un suo mercato. Più lento in Italia questo passaggio, ma nazione che ha già visto numerosi artisti provenienti da contesti non accademici, privi di formazione o viventi in condizione asilare, che hanno segnato la storia di questo genere artistico legato all’immagine, spesso sinestetica e ornata di parole, viva espressione personale che scavalca qualsiasi canone: il primato è nell’esprimersi e nel creare, con totale indifferenza per la lunga storia accademica o la formazione artistica spesso imprescindibile per gli artisti emergenti.

La semplicità del gesto di Melina, profondamente motivata dall’interiore rapporto con il divino e dal profondo legame con gli elementi naturali, tanto da renderla una visionaria, si manifesta nelle scritte che decorano e riempiono i muri delle città, parole che sono messaggi di pace. Una tendenza comune agli artisti brut: sia quella della scrittura, usata per riempire lo spazio, simbolo e segno ripetuto che diventa un modo di ornare e modulare la superficie. La vita di Melina Riccio è stata oggetto per un film documentario, vincitore anche di premi, che ha potuto dare maggior luce e visibilità alla vita di questa artista e poetessa. Per sapere più di lei inoltre, la si può seguire sui social o fermarsi per le strade della città divertendosi a scovare le sue iscrizioni o le sue installazioni.

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Carolina Taverna

Diplomata al liceo artistico e laureata in studi storico artistici con tesi in arte contemporanea.

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