Minchia Signor Tenente. Grazie Signor Tenente

Torna a Roma lo spettacolo di Antonio Grosso
Dal 21 al 24 maggio al teatro Sala Umberto di Roma è tornata in scena Minchia signor Tenente, la commedia (ma è più adeguato dire il capolavoro) di Antonio Grosso, con Antonio Grosso e Adriano Aiello, Gaspare Di Stefano, Francesco Nannarelli, Delia Oddo, Antonello Pascale, Giuseppe Renzo, Franco Scascitelli, Mariano Viggiano, Martina Zuccarello e Natale Russo.
Sicilia, 1992, su un cucuzzolo di montagna, in un paesino dove il tempo sembra essersi fermato, c’è una piccola caserma dei carabinieri. Cinque militari, ognuno proveniente da una regione diversa, con età diverse e speranze diverse, condividono turni, scherzi, sfottò e la certezza che i crimini più emozionanti che mai potrebbero capitare in quel luogo, probabilmente non capiteranno mai in quel luogo. Ma c’è il signor Parerella, con le sue assurde denunce, a tenere loro “compagnia” e la vita che scorre fino alla rottura dell’equilibrio: l’arrivo del nuovo tenente, figura rigida e severa chiamata a seguire un’operazione top secret. Si sussurra di mafia, si vocifera di pregiudicati.
Minchia Signor Tenente è una commedia cult da circa 20 anni, oltre seicento repliche: un successo indiscusso. Recensire o ringraziare? Questo breve articolo vuole essere un grazie in narrazione, non una semplice recensione. Perché, questo spettacolo merita il grazie sincero per l’avere rappresentato in scena uno spaccato di vita vissuta: mafia e camorra e corruzione non possono essere dimenticate mai come la denuncia delle loro iniquità e orrori.
Dialoghi sostenuti e divertenti fin dalle prime battute, tanti dialetti diversi che si intrecciano creando sonorità coinvolgenti e simbolo di una Italia unita anche se diversa per molteplici dettagli. Una storia che racchiude tanti spunti di vita diversi, come accade proprio ogni giorno quando si entra in relazione fra persone, colleghi, amici. Ciascuno porta con sé la propria storia quotidiana.
E poi ancora, la poesia del dialetto che apre e chiude la commedia incastonandone il valore. Un messaggio di dolore senza un lieto fine accomodante. Perché nelle stragi che ricordiamo (Capaci, via D’Amelio, gli attentati compiuti dalla criminalità organizzata) c’è anche l’attenta descrizione delle condizioni lavorative dei Carabinieri e delle scorte e ancora delle pattuglie stradali delle Forze dell’Ordine italiane. Vite che aiutano vite e che rischiano la loro vita.
Una storia d’amore spezzata da una bomba. Una vita che nasce segnata dal dramma. Un padre che non farà ritorno a casa. E, infine, la video testimonianza dei volti che rappresentano le stragi di mafia. Si ride in Minchia Signor Tenente ma lo sai che prima o poi quelle risate le sconterai perché anche a non aver letto nulla dello spettacolo, abbiamo tutti in testa le strofe del brano di Giorgio Faletti e ancora la citazione di una battuta pronunciata dal personaggio interpretato da Diego Abatantuono nella scena finale del film Mediterraneo (1991) di Gabriele Salvatores, pellicola con cui Signor Tenente condivide il tema della disillusione.
Quindi lo sai che piangerai ma non sai quando: esattamente come tutti coloro che hanno creduto e credono nella difesa dei cittadini e come le loro famiglie. E la commozione del pubblico al buio del teatro, arriva puntuale e non si arresta nemmeno con i lunghi applausi meritatissimi per gli attori in scena. E a noi non rimane che ringraziare per questa commedia che, con semplicità e sincerità, ci consegna un pezzo di memoria che non dobbiamo smettere di ricordare. Mai.





