Murder Ballad debutta allo Spazio Diamante di Roma

Allo Spazio Diamante, è andato in scena “Murder Ballad – Omicidio in rock”, direttamente da Broadway e per la prima volta in Italia, per la regia di Ario Avecone e Fabrizio Checcacci, con la direzione musicale di Cosimo Zannelli.

La ballad è un genere di narrazione popolare, con cui, nei tempi passati si tramandavano oralmente, storie e racconti, spesso messi in musica: la stessa cosa dei nostri cantastorie, dei menestrelli. La murder ballad è un racconto in cui la storia d’amore finisce sempre male, con un crimine, un esecuzione, un assassinio. Spesso raccontato in prima persona dalla vittima o dal carnefice e sempre cantato in versi.

La storia è una vicenda classica, poco originale, un triangolo amoroso, una storia di amore e di tradimenti. Una coppia di artisti alla ricerca del successo che si ama alla follia; lui, però decide di andare per la sua strada e lei,disperata, rimane sola. Il fato vuole che lei incontri un altro uomo, più posato, più grigio,forse più grande, ma bravo, buono. Inizia la loro storia, che si completa con la nascita di una bambina. Ma la vita è sempre pronta a dare qualche grana. Lei cade in depressione, ma lui continua a starle vicino, ad amarla. E quando sembra che lei si stia riprendendo, torna lui, il primo lui. Che nel frattempo ha avuto successo e ha aperto un suo locale nella downtown di New York. Si incontrano – cosa mai potrà essere un incontro? – e la vecchia passione torna con furore. Sotterfugi, bugie, pur di stare con lui. E va in crisi tutta la vita familiare. A farne le spese anche la bambina. Dolori, rancori, rabbia, litigi, le cose sono cambiate, le persone sono cambiate. E la realtà è che lei capisce lo sbaglio, torna dal marito e dalla figlia, lasciando l’ex disperato. Ma qualcuno morirà lo stesso. Tutta la storia, l’amore, il dolore, la passione, la tristezza, è rigorosamente cantato e suonata dal vivo, con chitarra elettrica, grazie a Cosimo Zannelli, direttore musicale.

Il pubblico entra nella sala e sul palco ci sono già due attori. Un uomo sulla sinistra, vicino ad un giradischi e una donna, di spalle al centro del palco. L’ambiente è fumoso e scuro, molto locale newyorkese.

La scenografia di Giuseppe Palermo è geniale: cubi. Cubi che vengono spostati in continuazione per formare un letto, un bancone di un bar, un muro, una panchina ed addirittura che servono per far capire che la bambina è cresciuta, pur non essendoci bambina in carne ed ossa, semplicemente misurandone uno e aggiungendo l’altro sopra. Della scenografia fanno parte anche due coperte: una colorata, simbolo di passione, eccitazione, trasgressione. Una sui toni del grigio, più pacata, più triste, ma sicura, protettiva. Anche loro aiutano il pubblico a vedere i cambiamenti della storia, così come le scarpe di lei, rosse, vistose, con tacco alto e, mocassini più classici, marroni, con poco tacco. E infine le luci, a cura di Alessandro Caso, sempre basse, soffuse, ma che di volta in volta indicano un dato fondamentale della storia, la bottiglia, nel momento della disperazione, il letto in quello della depressione e addirittura riescono a simulare l’oscillazione di una altalena e di conseguenza la presenza di una bambina che in realtà non c’è.

La ragazza al centro del palco comincia a cantare, sarà in scena tutto il tempo, e ti rendi conto che è la voce fuori campo della storia, almeno fino al finale, dove ti accorgi che in realtà, non sai chi può essere. Lei, la narratrice è Myriam Somma; la donna che si divide tra i due uomini è Arianna, già protagonista del musical americano; il “primo” lui è Leonardo Mimmo e l’altro uomo è Antonello Angiolillo.

Attori con un curriculum importante e lungo, addirittura per Arianna la carriera è iniziata a 14 anni. Bravi nella recitazione e nel canto. Accanto a loro, sul palco ci sono Jacopo Siccardi e Valentina Naselli, ensemble, complesso musicale, che aiutano e coadiuvano i protagonisti oltre al canto anche con gli oggetti di scena. Anche loro con un ottimo curriculum, fondamentali per la buona riuscita dello spettacolo e perfettamente integrati con gli attori principali.

Un musical particolare, forse mai visto fino ad oggi in Italia, con una buona regia, ottima scenografia e ottimi attori, da vedere e da parlarne, soprattutto per chiarire alcuni misteri….

Raffaella Monti

48 anni, una vita con i bambini ... degli altri, a raccontare favole e a gustarmi film e letture. E se c'è il lieto fine ... meglio!

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