Perugini a Fregene

Architettura brutalista: forme solide e utopia

Negli anni 50 nasce in Inghilterra la corrente architettonica del brutalismo, il cui intento è quello di superare il Movimento moderno funzionalista, razionalista, internazionale, dove l’estetica era legata unicamente alla funzionalità dell’architettura.   

Il brutalismo, che predilige il materiale strutturale a vista, crea forme robuste, volumi accentuati di grande forza e rigore. Il termine sembra ricordare l’Art Brut di Dubuffet, un’arte spontanea e lontana da una cerimoniale nascita filosofico-culturale, l’arte di chi non era educato ad esprimersi attraverso questo mezzo, sentendone comunque il bisogno.

Dall’altro lato brutalismo deriva da béton brut, come lo definì Le Corbusier, il cemento a vista che doveva essere usato per suscitare un rapporto emotivo con lo spettatore.

Inoltre la filosofia di queste architetture è emblematica del momento in cui si sviluppa: nasce nel dopoguerra sulla spinta del voler voltare pagina, fare un passo avanti, creare qualcosa di condiviso, come gli edifici pubblici spesso progettati (biblioteche, chiese, università). Ogni paese trova in questo nuovo stile architettonico considerato innovativo e futuristico, l’espressione tipica della ritrovata ‘forza’ storica e la concretezza con cui rappresentare i propri ideali: il brutalismo sovietico ad esempio, era strumento di propaganda per il brillante futuro del regime comunista (esiste anche una raccolta di foto che documenta questi edifici nel momento del loro massimo splendore, Brutal Bloc Postcard).

Di questa corrente restano in Italia alcuni esempi iconici, tra i quali la Casa Sperimentale di Perugini sita a Fregene. L’abitazione affatto scontata, nasce dall’unione di idee tra gli architetti Giuseppe Perugini, la moglie Uga De Plaisant e dal loro figlio Raynaldo Perugini, e venne progettata e costruita tra il 1968 e il 1971. L’edificio è circondato da alberi ed è composto da forme squadrate accostate ad ambienti sferici, mentre un senso di galleggiamento è prodotto dall’elevazione su piloni che la rialza dal piano stradale: ha l’aria di essere un ambiente di condivisione creativa piuttosto che la classica casa per vacanze. La rottura stilistica con tutto ciò che la circonda è palese e ne accentua la particolare bellezza sebbene lo stato in cui versa sia di completo abbandono, nonostante la creazione di un comitato permanente per la Casa Sperimentale Perugini che promette di far risorgere la struttura valorizzandola.

Vale la pena farci un giro attorno per il momento, fantasticando sugli ambienti interni per ora inaccessibili, segnati da quella libertà di forme e di scelta che in questa abitazione privata ricorda più la controcultura anni 60 che l’ideologia di regime, seppure espressione del suo lato utopistico.  

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Carolina Taverna

Diplomata al liceo artistico e laureata in studi storico artistici con tesi in arte contemporanea.

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