Lo scorretto “L’amore migliora la vita” al Teatro Marconi di Roma
“L’amore migliora la vita” o almeno è questo che dovrebbe fare il sentimento più ricercato e ambito al mondo. Noi siamo esseri che ricercano in tutto l’amore, ma cosa accade quando questo sentimento non rispecchia i canoni delle convenzioni sociali che hanno caratterizzato da sempre la società in cui si è cresciuti? È questa la domanda su cui Angelo Longoni, scrittore e direttore dello spettacolo, vuol far riflettere il pubblico. Il suo infatti, è uno spettacolo fortemente scorretto, perché evidenzia la parte peggiore della nostra società, l’essere assuefatti al conformismo, che ci vuole forzatamente gli uni identici agli altri.
In questa atmosfera carica di tensione si svolge la storia di Franco e Silvia genitori di Matteo e quella di Anna e Marco genitori di Edoardo, due coppie sposate, alle prese con la vita “trasgressiva” dei propri figli maschi, appena diciottenni, “beccati” dal bidello della scuola che frequentano, in atteggiamenti equivoci, che proprio equivoci non sono. A causa delle loro prodezze a scuola, rischiano la bocciatura.
Le coppie di genitori si riuniscono per cercare una soluzione e si riscoprono loro stessi a fare i conti con la scelta dei figli. Il più contrario all’omosessualità del figlio è Marco, romano, interpretato da Giorgio Borghetti, che incarna il simbolo del padre orgoglioso del figlio maschio, ma solo se va dietro alle donne, perché un uomo è un uomo soprattutto per questo ed è tanto contrariato da non riuscire nemmeno a pronunciare la parola “omosessualità”. Rassegnata ma piena di vergogna per la scelta del figlio è la moglie di Marco, Anna, a cui Edy Angelillo offre una figura del tutto vicina alla donna casalinga, la cui opinione dei suoi parenti e vicini è fondamentale per restare nella cerchia delle persone “bene” della società.
L’altra coppia di genitori non è da meno. Franco, interpretato da Ettore Bassi, non riesce a darsi pace a causa della scelta di vita omosessuale dal figlio. Eppure ha una buona conoscenza del mondo artistico, egli stesso è musicista e ci si aspetterebbe da lui un’apertura mentale maggiore, avendo contatti con un mondo la cui apertura sessuale non ha paragoni. Poi c’è Silvia portata in scena da Eleonora Ivone, giornalista di moda, il cui ambiente lavorativo sarebbe l’ideale per trasformarla nella persona più adeguata alla gestione di tutta la vicenda.
Invece i quattro si scontrano facendo emergere paure, moralismi, offrendo personaggi inadeguati, che non sono capaci di affrontare quella che è la naturalezza della vita: l’amore. Scettici, cinici, violenti, falsamente accondiscendenti, nascosti dietro delle maschere che cadono facilmente dinanzi ad una realtà che li sconvolge a tal punto da mettere in evidenza i limiti dei loro rapporti di coppia e del loro essere genitori.
Se vogliamo descrivere il cinismo, o meglio vogliamo dare un volto a questo sentimento così duro e difficile da digerire, non possiamo che scegliere Ettore Bassi nella sua interpretazione di Franco, duro, deciso, opportunista e per nulla preso dal sentimento dell’amore.
Eleonora Ivone, invece, raffigura la donna moderna e alla ricerca del sentimento più importante, con la scelta di essere comunque madre accogliente, ma anche amica e complice di un figlio del quale però, si scopre di non conoscere quasi nulla, nonostante i suoi sforzi.
Giorgio Borghetti ha il compito di portare in scena il personaggio di un uomo decisamente conformista e moralista, disperato a tal punto da perdere il controllo diventando violento o addirittura piangendo per la “grave disgrazia” che ha colpito la sua famiglia, perché per lui, uomo tutto d’un pezzo, l’omosessualità del figlio è una vera disgrazia.
Edy Angelillo nei panni di Anna, non ha che una consolazione, l’essere la madre perfetta di un figlio che ha cresciuto a discapito di una carriera lavorativa e che ora non riesce a riconoscere poiché non lo ha mai capito fino in fondo. Il suo smisurato amore di madre non le ha permesso di notare i cambiamenti e alla fine si riscopre fuori dalla realtà.
Tutti e quattro i personaggi si risvegliano infelici per una vita che vivono meccanicamente, conformandosi alle regole sociali che li vogliono genitori di figli maschi che amino le donne.
Uno straordinario lavoro per quattro artisti che portano in scena una commedia non facile, a tratti ilare, ma comunque vera, profonda, emozionante e il loro compito, peraltro ben riuscito, è stato proprio di portare in scena personaggi profondamente reali e incisivi, che regalano grandi emozioni.
Bella anche la divisione della scenografia di Gianluca Amodio al cui interno appaiono due ambienti ben distinti.
Lo spettacolo “L’amore migliora la vita” scritto e diretto da Angelo Longoni, resterà in scena al Teatro Marconi di Roma fino all’11 dicembre.








