Simona Zecchi: Pasolini. Massacro di un poeta

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Teatro Caesar di San Vito Romano, un libro a teatro

Al Teatro Caesar di San Vito Romano prenderà avvio una nuova iniziativa voluta da Marco Ulisse PatrignaniUn libro a teatro”. Sei autori che presenteranno le loro opere in dialogo con il pubblico. Opere diverse tra loro per cercare di arrivare ad un pubblico ampio e curioso. Si inizia giovedì 24 alle ore 17 con Simona Zecchi, “Pasolini. Massacro di un poeta”, edito da Ponte delle Grazie e si proseguirà.

SIMONA ZECCHI: PASOLINI. MASSACRO DI UN POETA

L’Italia sta marcendo  in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è ora, il fascismo”. (P. P. Pasolini)

Nella storia italiana questa parola “fascismo” ritorna come in un “perenne ritorno”: lo è stato nel nostro novecento e ritorna oggi sotto forme e culture diverse. Una “cultura” che ritroviamo nel libro di Simona Zecchi “Pasolini, cronaca di un massacro”, un libro che in circa 300 pagine cerca di dare una risposta, sulla base di fonti documentali giudiziarie e non, di testimonianze dirette, al “massacro tribale” di Pier Paolo Pasolini che il 2 novembre 1975, proprio 44 anni fa, veniva ucciso all’Idroscalo di Ostia, un luogo a pochi chilometri da Roma, luogo di degrado sociale e umano, come le tante borgate romane raccontate dal Poeta nei suoi libri: da “Ragazzi di vita” a “Una vita violenta”.

Pasolini “un frocio comunista e basta” o un intellettuale che attraverso le sue opere denunciava le trame, “gli oscuri misteri” del Palazzo, e che un anno dopo sul Corriere della Sera scrisse “IO SO”, quando stava per completare la sua opera, forse più politica, “Salò, o le centoventi giornate di Sodoma”, fu ucciso, come oggi sembra certo, da oltre “13 individui”.

Chi lo voleva morto e perché? Forse si era avvicinato troppo ai mandanti delle stragi fasciste e di quella che fu definita “la strategia della tensione”.

Il 12 dicembre 1969, le bombe di piazza Fontana, 17 morti e 85 feriti, è uno spartiacque nella storia politica e civile e Pasolini, su invito di Adriano Sofri, leader di Lotta Continua, girò il documentario “12 Dicembre” con l’obiettivo  di raccontare cosa stava accadendo a quell’Italia che aveva “perso l’innocenza”, fotografare un momento storico che avrebbe segnato per sempre la vita di coloro che lo stavano attraversando, compresa la sua. e da quel giorno per lui come per molti della generazione “sessantotto” nulla fu come prima.

Quattro anni dopo per il Corriere della Sera il  14/11/1974, scriveva delle “profetiche” parole”, forse la sua condanna a morte e il suo testamento politico: IO SO

Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitisi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti

Il libro di Simona Zecchi, riparte da zero. Nella forma del giornalismo investigativo, esamina, confronta, riempie buchi informativi, cita fonti giudiziarie, ascolta testimoni, mai sentiti durante i processi, fa parlare esponenti di quella destra eversiva da Concutelli a Giovanni Ventura, che una parte importante hanno avuto nella storia “nera” di questo paese.

Pasolini non è stato solo un testimone del novecento italiano, forse il più importante, ma anche il più partecipe con i suoi romanzi, opere cinematografiche o saggi su quel cambiamento o come lui lo definiva “omologazione” come prodotto del “consumismo capitalistico”.

E’ stato l’intellettuale “partecipante” (altro che “chierico” chiuso in una “torre d’avorio”):

“All’intellettuale – profondamente e visceralmente disprezzato da  tutta la borghesia italiana – si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici.

Se egli vien meno a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al “tradimento dei chierici” è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere” (da “Io so”).

Ma allora chi lo voleva morto e perché? Due tesi nel corso degli anni si sono confrontate: quella che vedeva la sua morte come “logica” conseguenza della sua omosessualità “violenta”, quindi maturata nell’ambiente dei marchettari romani, dei “ragazzi di vita”.

L’altra maturata in quel clima “torbido” italiano: forse si era avvicinato troppo ai mandanti delle stragi fasciste e di quella che fu definita “la strategia della tensione” (Piazza Fontana, Piazza della Loggia) e che si confondeva con quel clima golpista (Nenni lo definì “il tintinnar di sciabole”) che si respirò in Italia lungo tutti gli anni sessanta (il Piano Solo, De Lorenzo) fino ad arrivare ai primi anni settanta (il golpe Borghese).

“Menti raffinatissime” per usare un termine che diventerà di moda dopo la strage di Capaci del 1992, ma che hanno pilotato la Politica “criminale” italiana attraverso entità che di volta in volta entravano in azione per condizionare la politica italiana come ci documenta Simona Zecchi nel suo libro-inchiesta: Avanguardia Nazionale, Ordine Nuovo, Ordine Nero, Banda dei Marsigliesi, la manovalanza marchettare e fascista, lo stato parallelo e i servizi di intelligence…….e il Palazzo.

Nel libro “Pasolini. Massacro di un poeta” ci sono tutti gli elementi per un plot da noir italiano (in questo siamo maestri. Penso a Lucarelli, Carlotto, De Cataldo, Carofiglio, ecc.). Purtroppo siamo dentro una trama “reale” di un agguato.

Uno dei tanti Misteri Italiani.

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