Al Flaiano si omaggia Paolo Poli

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Lo spettacolo di altissimo livello culturale

Nel week end trascorso è andato in scena al teatro Flaiano a Roma, Il genio esilarante, uno spettacolo che ha ridato vita a Paolo Poli, omaggiandolo, ad un artista sopra le righe, esilarante, come lo stesso autore della rappresentazione, lo definisce.

Genio esilarante, appunto, attore, regista teatrale e cantante, brillante, surreale e istrionico, criticato e forse poco apprezzato quando era in vita, è in questa rappresentazione teatrale omaggiato dall’autore Salvo Gemmellaro e attore Enrico Sortino e con l’indispensabile supporto musicale del cantante e musicista Cristiano Cosa.

Lo spettacolo di altissimo livello culturale, può risultare pesante e poco comprensibile se non si conosce Paolo Poli, come uomo (donna più specificatamente!) e come artista.

L’autore, attraverso la voce dell’attore cita gli esordi del genio che lo ha visto recitare in una edizione di audiolibri su Pinocchio, fa riferimenti a Boccaccio, riprende monologhi televisivi, riproduce spezzoni di cinema in cui Poli è attore, rappresentazioni teatrali delle quali Poli è stato regista, mette in scena magicamente dialoghi con artisti che lo hanno adorato, come Anna Magnani, per citarne una.

Il tutto è shekerato e servito al pubblico con tempi veloci, ritmati da un bravissimo attore, Enrico Sortino, che egregiamente si muove e parla come se fosse posseduto dal comico fiorentino.

Accompagnato dalle note e dalla voce di un maturo, artisticamente, Cristiano Cosa, tarantino, (conosciuto al grande pubblico come ‘amico’ di Maria De Filippi), che ripropone brani cantati da Poli, crea magiche atmosfere musicali tappetini delle parole dell’attore e conclude lo spettacolo con ‘La voce del silenzio’ di Limiti e Mogol, cantata negli anni e coverizzata  da innumerevoli cantanti e artisti anche di altissimo livello, vedi Mina, Ranieri, Boccelli.

Ma Cristiano è riuscito a renderlo il brano di Paolo Poli: trasmette emozioni, solitudine, incomprensioni e desideri di un artista incompreso che chiede di essere amato.

E concludo facendo riferimento alla scenografia: sul palco, dove ogni tanto appariva il regista che con le sue chiare prefazioni ci ha aiutato a comprendere i monologhi,  fluttuavano pagine di libri storici e del passato destinati al macero, metafora del contenuto dello spettacolo visto. È stata data voce e vita ad un personaggio artistico di altissimo livello, dimenticato, criticato, snobbato, censurato, troppo d’avanguardia per il bigottismo della sua epoca, il cui il suo unico intendo, attraverso il suo corpo, la sua voce, era creare emozioni, ciò che ogni forma d’arte deve scaturire, senza spiegazioni e sottotitoli.

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