Cosa si scopre sul divano degli altri

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Cosa si scopre sul divano degli altri

L’ospite un viaggio sui divani degli altri, scritto e diretto da Duccio Chiarini, interpretato da Daniele Parisi e Silvia D’Amico, racconta la storia di una coppia che entra in crisi quando sospetta che lei sia rimasta incinta. Entrambi hanno dei lavori precari e alla possibilità di doversi far carico anche di un bambino, la coppia comincia ad avere dei dubbi. Benché sia sempre l’uomo, colui che non ha voglia o non se la senta di impegnarsi, questa volta ad avere dei seri dubbi è Chiara, che proprio non riesce ad accettare un cambiamento così “drastico” per la sua vita, così decide di prendersi una pausa che l’aiuti a riflettere.

Durante la pausa di Chiara, Guido passa le sue notti a casa di amici e parenti che gli offrono un riparo, un luogo “sicuro”. In questo modo il giovane, convinto che la sua scelta sia la migliore, prova a discuterne con chi lo ospita avendone sempre dei riscontri diversi. C’è chi lo critica, perché non comprende le responsabilità derivanti da questa scelta, chi lo reputa troppo avanti per una società ancora così ferma, ecc. e poi ci sono i genitori che cercano di aiutarlo.

Emblematica è la frase della madre, quando, parlando del figlio, spiega al marito che loro le situazioni le risolvevano, oggi, invece, la coppia si scioglie. Ma quale delle due soluzioni è la migliore, non ci è dato sapere.

Il percorso di Guido lo porta a scoprire che non esistono coppie perfette, non esistono rapporti perfetti, ma solo persone che si incontrano e vivono insieme, cercando di superare le difficoltà, cercando di restare sempre se stessi.

Il divano diventa, in questo caso un mezzo per scoprire cosa accade realmente nella mente delle persone, ma anche uno sguardo attento sulla fragilità dei giovani che appaiono timidi nel buttarsi in rapporti umani, mentre hanno paura di non riuscire a sopportare un rapporto ricco di oneri. Una fotografia delle nuove generazioni che rispecchi la paura del lavoro precario, delle responsabilità che forse non siamo in grado di assumerci perché cresciuti da chi, queste responsabilità, ce le ha celate e continua a nasconderle sperando di risolverle al posto nostro. O sono i rapporti nati per compensare il senso di solitudine? Mi verrebbe da chiedermi.

La coppia Parisi – D’Amico, vista già in “Orecchie”, racconta di un rapporto già fragile che vacilla, per poi cadere in un mondo dove l’insicurezza la fa da padrona.

Argomento interessante ed affrontato con una patina di leggerezza che pone il racconto in situazioni spesso davvero all’insegna dell’ilarità e della comicità, ma dove il giovane spettatore si riscopre e rivede in quelle manie, insicurezze e tentazioni stoicamente presentate dai protagonisti.

Bella la fotografia, grazie anche alla continua innovazione delle tecnologie e un continuo piano sequenza che riesce a narrare la storia immergendoci non solo nelle vite, ma anche nelle case altrui. Alcune situazioni, poi, come quella della docente universitaria, donna, che critica la sua assistente perché incinta per la seconda volta, ci aprono la mente a tante riflessioni.

Sì, perché alla fine una riflessione attenta la facciamo tutti. I giovani si ritrovano nei personaggi, ma gli adulti, quelli più grandi, che hanno una visione della vita diversa, si interrogano e si spera con autocritica, sulle paure di chi, ancora a trent’anni, non riesce a formare una famiglia.

Saranno sicuramente questi argomenti che hanno portato, o meglio, continuano a portare, a distanza di un mese, nelle sale cinematografiche questo film indipendente, che ha impiegato molto ad essere proiettato in Italia. Era il 2018, infatti, quando veniva proiettato al Festival di Locarno, ma solo a fine agosto del 2019 è stato distribuito nelle sale italiane.

Continua, però, la sua fortunata serie di proiezioni che attraggono il pubblico, sempre più desideroso, alla fine della stessa, di un confronto con gli altri. Perché sì, da questa visione di rapporti umani, di domande ce ne poniamo davvero tante.

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