A Solidiamo Insieme si parla di Shoah

Foto Sissi© Fabio Zito e Daria Veronese
Foto Sissi© Fabio Zito e Daria Veronese

Solidiamo Insieme non poteva non occuparsi, in queste giornate del ricordo, di Shoah, perché non si può non ricordare quello che è avvenuto durante la Seconda guerra mondiale. La deportazione e uccisione, in campi di concentramento di alcune etnie in primis quella ebraica, avvenuta in modo sistematico e con il silenzio di chi sapeva e voleva nascondere l’evidenza.

Una tragedia che ha colpito chi ha vissuto in quei campi di concentramento anche se gli stessi sopravvissuti, spesso, non si sentono fortunati per essere usciti vivi da una situazione del genere.

In questa settimana, per far sì  che tutto questo non si dimentichi, sono state organizzate manifestazioni e dibattiti, con la presenza di quei pochi sopravvissuti, data anche l’età avanzata degli stessi, che raccontano e avvicinano queste storie ai giovani. Loro vedono questi episodi molto lontani, a volte come se fossero un ricordo del passato che non gli appartiene.

Anche il teatro ha messo in scena in questi anni, alcuni spettacoli che vogliono ricordare e far conoscere, a chi non ha vissuto quegli anni, la tragedia che ha colpito il popolo ebreo.

Con noi in studio Daria Veronese, autrice e regista di “Il dono di Hitler-Terezin 1941-1945” in scena al Teatro Millelire di Roma interpretato da Giovanni Carta, Giovanni De Giorgi, Massimo Mirani, dal 21 al 27 gennaio.

In questo lavoro Daria parla di Olocausto e soprattutto del campo di concentramento di Terezin, nel quale venivano rinchiusi gli artisti ebrei e con loro i bambini, ai quali, nonostante si fosse all’interno di un campo di concentramento, veniva insegnata la musica, il teatro e altre attività artistiche. Qui si sono ritrovate all’interno, anche delle poesie composte dagli stessi bambini. Tutto prende il via da una storia vera e cioè l’allestimento del Requiem di Verdi a Terezin.

Un altro spettacolo lo ha presentato Fabio Zito, autore, registe e attore, insieme a Arianna Luzi e Marco Trabucchi, di “42.230 … il mio nome” in scena al teatro Duse con un’unica data, il 27 gennaio.

Anche attraverso questo spettacolo, si vuol dare voce alla memoria di quegli anni, raccontando, attraverso i protagonisti, lo sterminio e la drammaticità delle situazioni che sono avvenute. Anche qui si parte da storie realmente accadute e dai racconti di chi, nei lager, ha passato alcuni anni, con la paura di finire nelle camere a gas, morte riservata a milioni di esseri umani. In questo spettacolo si parla anche della memoria di una SS, ma il tema centrale resta la tragedia subita dai reclusi e dai sopravvissuti.

Ricordare per non dimenticare e perché cose del genere non avvengano più, anche se, nel corso degli anni, abbiamo registrato che fatti del genere, in più parti del mondo, sono accaduti.

 Ascolta la puntata

Print Friendly, PDF & Email

Se il nostro servizio ti piace sostienici con una donazione PAYPAL

Sissi Corrado

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

LEGGI ANCHE