Sunshine debutta al Tor Bella Monaca

Francesco Branchetti dirige lo spettacolo Sunshine con protagonista Nathaly Caldonazzo e lo stesso Branchetti

Debutta Sunshine con Nathaly Caldonazzo e Francesco Branchetti in una prima nazionale al Teatro Tor Bella Monaca di Roma il 4 e 5 ottobre. Il testo di William Mastrosimone, traduzione di Marco Mattolini, regia dello stesso Branchetti e in scena con i due protagonisti Stefano Bramini.

Ancora uno spettacolo sull’amore, sulle sue dinamiche e su due anime che si incontrano. Ne abbiamo parlato insieme al protagonista, ma anche regista della pièce a cui diamo il bentornato sulle pagine di CulturSocialArt.

Sarai in scena al Teatro Tor Bella Monaca con un debutto nazionale “Sunshine” di William Mastrosimone. Dello spettacolo curi anche la regia. Perché hai scelto proprio questo testo? Cosa ti ha colpito?

“Sunshine” di William Mastrosimone, nella traduzione di Marco Mattolini, è un testo che ho adorato alla prima lettura; è la storia di un amore reale, vero, profondo. I due personaggi provenienti da amori infelici si incontrano e si assiste alla nascita di un amore. Sono esseri umani e da esseri umani amano con tutte le paure e le incertezze che l’amore suscita. Nathaly ed io cerchiamo con ogni mezzo attoriale a nostra disposizione, ed ovviamente il testo per come è magnificamente scritto aiuta moltissimo, di rendere sul palco questa componente umana, malinconica, a tratti quasi violenta per quanto vera ma spesso dolcissima e piena di verità. Mastrosimone ha compiuto nel suo testo uno scavo psicologico direi eccellente su questa nostra prismaticità di personaggi ed esseri umani. È un testo in cui si ride, ci si emoziona; un testo in cui tutto può cambiare da un momento all’altro…e così è la vita.

In scena con te, Nathaly Caldonazzo, che hai già avuto come compagna di scena. Quali sono le caratteristiche che, come regista, hai evidenziato dei personaggi principali?

Conosco bene Nathaly, so quanto questo ruolo la coinvolga e vedo ogni giorno la passione e il talento con cui ricerca la sua protagonista, appunto la bellissima e tormentata Sunshine; il suo personaggio è quello di una donna forte eppure dalle incredibilità ingenuità e persino fragilità. Lei cerca l’amore eppure ne ha conosciuto così poco nella sua vita. Lo stesso vale per il mio personaggio: io sono un paramedico, un uomo che ogni giorno deve mantenere il sangue freddo perché intorno a lui avvengono disastri… eppure anche il mio personaggio, Nelson, ha lati nascosti di sé in cui il bisogno di amare ed essere amato lo sommergono in maniera paurosa, irrazionale. Anche nella sua vita c’è stato così poco amore: i due si conoscono ed inevitabilmente finiscono per studiarsi, annusarsi, misurare l’uno attraverso l’altra il proprio bisogno di essere felici. Un discorso a parte merita il terzo personaggio della pièce, lo studente Roby: la sua infelicità è frutto forse più della sua inesperienza e della sua paura della vita. Lui non ama: amerebbe. Non vuole: vorrebbe.

Il tuo lavoro si è basato anche tenendo conto delle caratteristiche degli attori? Ricordiamo che con voi in scena c’è anche Stefano Bramini.

Il lavoro del regista consiste anche nel riuscire a trovare quell’attore e quell’attrice che per aspetto e temperamento meglio saprebbe interpretare un determinato tipo di ruolo. Nel caso particolare potrei dire che ho conosciuto prima Nathaly e poi Sunshine mentre, al contrario, ho conosciuto prima Roby e poi Stefano. Nelson…beh, Nelson non sono io ma ho saputo diventarlo e questo viaggio mi ha affascinato molto.

In scena porti una favola moderna, attuale, quanto lo è e quanto, invece, resta una reale favola?

Un po’ come ho detto prima, sono i bisogni dei tre personaggi ad essere così terribilmente realistici, mentre la storia si tinge spesso dei toni della favola. Al principe azzurro ormai non crede più nessuno ma in questo testo c’è.

Dopo questo debutto vi aggirerete per i teatri italiani, cosa sperate che il pubblico provi per questo spettacolo? Cosa volete che resti con lui?

Noi saremmo felici se il pubblico provasse un quinto di quello che proviamo noi sulla scena. Strappare una risata, una lacrima, un applauso, è un regalo, una forma di amore verso coloro che hanno voluto dedicare a noi una porzioncina del loro tempo. Finché esisterà il teatro e la possibilità di parlare alla gente attraverso testi come questo, il mondo sarà un posto migliore.

Grazie per essere stato con noi!

Grazie a voi, vi aspettiamo!

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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