Valentina Martino Ghiglia in scena con Vacanze di guerra

Una riflessione sull’attuale interesse per le scene di guerra
Dal 4 al 9 novembre al Teatro India di Roma, va in scena Valentina Martino Ghiglia in Vacanze di guerra, testo di Ignasi Garcìa Barba, per la regia di Ferdinando Ceriani. Un racconto che esplora la società moderna, sempre più assuefatta dalle tragedie della guerra, che vive come un prolungamento della sua quotidianità. Ancor peggio, vive scene di guerra che invece di far provare terrore, sono diventate finestre per curiosi e morbosi che osservano, senza più sentimenti, la violenza, la mancanza di umanità, come in una vetrina.
Si sceglie di essere spettatori, come si sceglie di voltarsi dall’altra parte dinanzi ai disastri della guerra. E se prima a colpire erano solo quelle che venivano definite conseguenze di giochi troppo violenti affidati ai giovani e giovanissimi che crescevano, per questo, in un ambiente sempre più anaffettivo, oggi si fanno i conti con la realtà, che ha superato ogni immaginazione. Eppure questo turismo di guerra non è nuovo, basti pensare che Mark Twain nel 1856, guidava coraggiosi avventori tra le rovine di Sebastopoli, simbolo della guerra di Crimea.
Incontro Valentina Martino Ghiglia, per parlare in modo più approfondito di uno spettacolo che ha debuttato il 4 novembre a Roma.
Ciao Valentina, torni a teatro con un nuovo spettacolo, Vacanze di guerra, un testo di Ignasi Garcìa Barba, che racconta di un’insolita vacanza proposta ai turisti. Come sei venuta a conoscenza del testo e cosa ti ha spinta a interpretarlo?
Il testo me lo aveva proposto per la traduzione Pino Tierno nell’ormai lontano 2015 e con Ferdinando Ceriani ne avevamo fatto una prima mise en espace… cercando poi di metterlo in scena ma avendo riscontrato un profondo disinteresse per il tema lo avevamo accantonato! Poi, amaramente, è diventato molto attuale e abbiamo deciso di metterlo in scena.
Il testo, come dicevamo, racconta di un’insolita vacanza in luoghi di guerra, dove i turisti sono invitati a vedere campi di rifugiati, una fossa comune, insomma, a passare dal comodo divano di casa alla realtà. Com’è possibile questo passaggio e come e perché siamo diventati così voyeur in questi ultimi anni?
Diceva bene Mario Rigoni Stern quando scriveva nel Sergente nella neve: “Vi era un bel sole: tutto era chiaro e trasparente, solo nel cuore degli uomini era buio.” In quel buio si declinano tutti i voyeurismi di tutte le epoche e non credo che quella attuale sia tra le peggiori ma solo è più “in bella vista”, come si dice, a causa dei social.

L’autore, Ignasi Garcìa Barba, è spagnolo e la Spagna è stato tra i primi paesi a condannare il genocidio di Gaza. Ti sei fatta un’idea della formazione in umanità che gli spagnoli hanno e con la quale fanno i conti ogni giorno?
In Spagna hanno ancora molto ben chiaro e presente l’orrore della dittatura fascista che noi percepiamo come storia ormai passata e lontana… e questo credo faccia la differenza.
Come ti sei preparata ad entrare nel personaggio di Berta?
Con Ferdinando abbiamo fatto un bel percorso in sottrazione per rendere il personaggio piccolo, debole, indifeso, perdente. Spero solo di esserci riuscita.
Durante lo spettacolo tu mantieni un dialogo costante con il pubblico, come vivi questi momenti così intensi?
Il rapporto col pubblico è sempre molto strano, in questo caso specifico poi anche per il pubblico stesso che è illuminato in quanto facente parte dello spettacolo, e la cosa più bella è quella di riuscire a portarlo dalla risata al pianto e al senso di colpa finale.
Come ti senti quando porti a teatro uno spettacolo in cui sei sola in scena? Cosa ti piace e cosa ti fa paura?
I monologhi sono sempre una grandissima sfida per un attore ma anche una bella soddisfazione. Certo è che a me piace molto recitare anche insieme ad altri attori perché si creano bellissime sinergie e grandi energie che ti compenetrano e il pubblico poi ne viene letteralmente invaso. Quindi, ecco, diciamo che a me piace proprio recitare!!!
Sarai in scena al Teatro India. Cosa ti aspetti o vorresti dal pubblico che verrà a teatro?
Io mi aspetto intanto che il pubblico venga! E poi che si faccia rapire da questa storia.
Vacanze di guerra è uno spettacolo, che parla di guerra e di guerre nel mondo ce ne sono fin troppe. Cosa e come potremmo intervenire noi, semplici cittadini, per mostrare ai governi il nostro dissenso verso la guerra?
Su questo sono molto scettica, anche se si è pur vero che le manifestazioni riescono ad avere qualche sprazzo di “peso” che fa breccia sui governi… ma ci dovrebbe essere una sollevazione totale per portare a un cambio di passo.
Grazie per il tuo tempo e in bocca al lupo!





