Viviana Colais racconta Mamma me lo diceva sempre

Un viaggio tra stereotipi, femminismo, con la propria bambina interiore

Il primo testo scritto da Viviana Colais, Mamma me lo diceva sempre, con la collaborazione di Luca Contato, debutta al Teatro Le Sedie di Roma dal 7 al 9 febbraio. In scena la stessa Viviana Colais diretta da Alessia Francescangeli. Lo spettacolo è un confronto con la propria bambina interiore con la quale c’è un rapporto complicato, come ci racconta la stessa Colais.

Bentornata Viviana. Questa volta ti vedremo debuttare in uno spettacolo che hai scritto. Com’è stato ritrovarsi a interpretare qualcosa che viene da te?

Ciao Sissi, grazie mille a te dell’invito! È un momento che ho rimandato molto… Il primo foglio è stato scritto più di quattro anni fa, durante una tournée. Nel mentre, sono cambiata io, l’idea, il messaggio e di conseguenza il testo. Poi all’ennesimo tentativo di “rimandare”, mi sono chiesta “perché non ora?!” e così eccoci qua! Sento una grande responsabilità, nei confronti del messaggio e nei confronti di chi verrà a vederlo. Voglio che arrivi, chiaro e spero che le persone ci si riconoscano e chissà si sentano più sollevate; alla fine abbiamo tutte e tutti gli stessi pensieri

Il titolo dello spettacolo è Mamma me lo diceva sempre, cosa ti diceva sempre la tua mamma?

Molte cose e purtroppo non le ricordo tutte! Mi incoraggiava a guardare il lato positivo in tutto, a provare qualsiasi cosa mi interessasse nella vita, perché ovviamente era comunque una mamma, avrei potuto fare ed essere qualsiasi cosa.

Era un’ottimista per definizione. Mi ha sempre incoraggiato ad amare e aver fede nella vita. La sua non era ingenuità, sapeva assolutamente riconoscere subito “l’aurea” delle persone, ma si muoveva nel mondo con altruismo, armonia e gentilezza ed ovviamente raccoglieva il 99% delle volte questo dagli altri. Mi ha insegnato che il nostro atteggiamento nella vita è quello che dà significato ai fatti, ai pensieri.

Un altro aspetto che amavo di lei e che uccide lo stereotipo sulle donne che noi “sparliamo degli altri”, è che lei non era minimamente invidiosa o pettegola. Non l’ho mai sentita fare “gossip”, criticare qualcuno per il gusto del chiacchiericcio, anzi mi “allertava” quando mi vedeva intorno amiche che criticavano altre donne, mi diceva “attenta, non ti fidare come parla male di lei parlerà male di te quando esci dalla stanza”-

L’ultimo consiglio è stato “Ricordati che devi essere felice, non ti far mettere in mezzo dagli altri che te lo vogliono impedire”.

Più volte parlando della tua mamma l’hai descritta in modi fantastici. Cosa ha rappresentato per te?

Ho sempre fatto una premessa: non tutti hanno un rapporto buono con i propri genitori. Nel caso mio personale, per me non era mamma, era la persona preferita. È stata un supporto, una risata, un abbraccio, un conforto, un incoraggiamento! Ogni volta che varcavo la soglia di casa mi accoglieva entusiasta, neanche fossi stata la Regina Elisabetta! Credo abbia rappresentato il coraggio nella vita e la voglia di vivere.

Lo spettacolo parla di emancipazione femminile, millennials, lezioni di vita, icone pop, casi umani. Quali tra questi pensi che ti abbia contraddistinta in questi anni? A quale avresti rinunciato in particolare?

Posso confermarti senza ombra di dubbio che l’emancipazione femminile, il femminile, il dream Gap e via discorrendo, sono temi ai quali tengo particolarmente, una specie di missione. Credo nel potete delle donne, “amo” le “mie donne” e ognuna di loro mi insegna qualcosa. Anche quando faccio la formatrice e mi trovo tra donne meravigliose di ogni età convinte di non “essere abbastanza”, faccio di tutto per spronarle, aiutarle a “raccontarsi” nel modo migliore, perché come parliamo di noi stesse, influenza come ci muoviamo nel mondo.

Non avrei mai rinunciato alle icone pop, forse avrei cambiato la mia narrazione rispetto a loro. Avrei rinunciato ai casi umani, ma anche lì, c’è sempre una lezione di vita da imparare.

Ma tu, eri una “brava bambina”?

AHAH SISSI! C’ho provato ad esserlo, lo sono “stata” a tratti, ma fin dalla nascita c’era un bug, che mi faceva capire che non riuscivo a stare in una definizione. Crescendo mi è rimasta una bambina interiore che mi ricorda che non sono “brava”, ogni volta che non seguo dei modelli prestabili, ma credo che abbiamo fatto la pace, specialmente dopo aver scritto questo testo. Ora collaboriamo.

Luca Contato ha collaborato ai testi, qual è stato il suo compito? Come vi siete ritrovati a lavorare insieme?

Grazie a Polo Uzzi. Paolo è un autore immenso che vive su a Milano. Lui mi “segue” da qualche anno, ma come ti dicevo, non partorivo! Poi un anno e mezzo fa circa, mi ha presentato Luca e ci siamo “trovati”. Ha avuto molta pazienza perché all’inizio “scappavo” dalle mie responsabilità, avevo il blocco dello scrittore! Ha inserito diversi ingredienti; da quelli più comici a quelli introspettivi, con un enorme sensibilità nel rispetto di qualcosa di non “suo”.

A dirigerti Alessia Francescangeli, perché lei e cosa ha apportato al tuo personaggio e quindi allo spettacolo?

Ho passato alla rassegna diversi nomi, anche persone con le quali non ho questo rapporto di amicizia, ma una piccola vocina mi diceva “è lei”, anche quando il testo neanche c’era. Le ho chiesto se voleva fare la regia sotto le vacanze di Natale, mentre era in vacanza, come dire… non le ho dato molta scelta! Alessia non è alla sua prima regia, ma come sai, è conosciuta per lo più come attrice comica, a mio avviso una delle migliori. Volevo uno sguardo femminile, empatico, leggero, dissacrante, comico, ironico e generoso.

Vi lega una bella amicizia. Com’è Alessia come regista? E tu come ti sei sentita ad essere diretta da lei?

Mi sento a casa, protetta. Sono sicura al 1000% che ho una persona che fa il tifo per me, sul palco come nella vita. Alessia è molto come mia madre; crede nelle donne, è per le donne ed è una delle poche persone che può “organizzarmi la vita”, proprio perché ha la mia massima fiducia. Come regista è professionale, seria, esigente, instancabile, fantasista e creativa. Lei riesce ad impostare una rete nella quale puoi muoverti con fiducia, a darti nuovi e continui input e cerca di tirare fuori la “te” la cosa migliore per il personaggio, che in alcuni casi sono anche io, come io narrante.

Cosa vorresti che passasse al pubblico in particolare?

Vorrei far passare un messaggio di libertà. Libertà dalle etichette che ci hanno dato, uomini e donne, fin da piccoli e che hanno influenzato le nostre credenze e quindi, i nostri comportamenti, scelte. Mi piacerebbe lasciare un sorriso, un’emozione e un incoraggiamento ad essere veramente sé stessi, perché alla fine andiamo bene così.

E tu, cosa speri per Mamma me lo diceva sempre?

Iniziamo al Teatro delle Sedie che ci ospita e al quale sono molto grata, ma appunto cominciamo lì. Oltre i vari lavori artistici che porto avanti come attrice “a chiamata”, sentendo la maternità di questo, vorrei che fosse libero di girare posti e di conoscere nuove persone.

Grazie e in bocca al lupo!

W il LUPO SISSI e GRAZIEEE

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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