25 novembre 2021 no alla violenza

Non “libera puoi”, ma “libera sei”, questo il monito che va espresso per la parità di genere

22 anni dall’istituzione ufficiale della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne da parte dell’Onu, 40 anni da quando fu scelta come data dal primo incontro femminista latinoamericano e caraibico svoltosi a Bogotà, in Colombia che scelse questa data in memoria delle sorelle Mirabal. Storie di violenza fisica e verbale, femminicidi, che continuano a sporcare la nostra umanità.

È il 25 novembre del 2021. In Italia è in atto la pandemia, no, in verità è in atto una pandemia mondiale causata dal Covid19. Abbiamo subito delle restrizioni, delle chiusure nei due anni passati. Abbiamo combattuto contro un nemico quasi invisibile e ci stiamo sollevando. Sì, ci stiamo sollevando dopo una disastrosa caduta. Non c’è una data né un momento in cui ricordiamo questo periodo. Però è il 25 novembre e se penso che abbiamo dovuto attendere il 1999 perché l’ONU la istituisse formalmente come una giornata istituzionale con la risoluzione 54/134 del 17 dicembre, mentre le donne la consideravano tale già dal 1981, penso che abbiamo atteso troppo a lungo. La storia, gli uomini, hanno sempre cercato di coprire gli atti di violenza perpetrati a lungo contro le donne. Il secolo scorso è stato teatro di troppi eventi di massa diffusi grazie ai mass media, ma che non hanno trovato riscontro nelle istituzioni, in particolare quelle italiane. Ricordo il mio sgomento quando appresi che in Italia il delitto d’onore, perpetrato contro una donna, è stato abolito legalmente solo nel 1981. Ci restai male, molto male perché per cambiare la mentalità e l’atteggiamento delle persone non basta una legge, ci vuole la cultura. Sono passate due guerre mondiali, la lotta all’Isis, la guerra in Jugoslavia, la Cecenia, l’Africa, senza contare le tante disgrazie dei paesi occidentali dove la violenza contro le donne non si placa.

Eppure sovente mi fermo a riflettere su una condizione di base: le donne sono le persone che mettono al mondo i figli, sono quelle che, per la maggior parte del tempo, negli anni passati, li crescevano, li nutrivano e accudivano, eppure gli uomini, portati in grembo e cresciuti dalle donne, sono violenti con le donne. Sono violenti nel linguaggio, quando parlano a sproposito e utilizzano stereotipi di genere molto offensivi e denigratori per le donne, quando utilizzano la violenza verbale per offenderle, ferirle e sottometterle, quando utilizzano la violenza fisica per punirle per colpe che non hanno, per essere sé stesse, perché difendono il diritto alla vita, alla libertà, all’uguaglianza. Già questo dovrebbe rispecchiare il valore delle donne: non superiorità, ma uguaglianza, non camminare avanti ma al fianco, non dominare ma collaborare. Parole che devono far riflettere e che possono rappresentare il deterrente per fermare la violenza.

Eppure spesso sono proprio le donne nemiche di loro stesse, quando accettano passivamente gli stereotipi, quando si adeguano per il “quiete vivere” della famiglia, quando nascondono per evitare di essere giudicate, quando si schierano dalla parte dell’uomo invece di difendere i propri diritti.

Dicevo, 25 novembre 2021. Ad oggi le vittime di femminicidio in Italia sono 109, il 40% degli omicidi commessi. 93 sono avvenuti in ambito familiare-affettivo perché il mostro si nasconde in casa, motivo per cui le denunce spesso non ci sono, nonostante gli alti numeri che vengono registrati: ogni giorno 89 donne sono vittime di violenza di genere. Troppe per un paese che si dichiara democratico, troppe perché non si riesce a modificare l’approccio delle donne stesse alla violenza, troppe perché non si sia riusciti a scalfire la mentalità di troppi uomini che egoisticamente pensano di possedere le persone, non di rispettarle per quello che sono.

25 novembre 2021. Avrei voluto scrivere oggi, che il fenomeno, in questi primi anni del terzo millennio, era diminuito, che le donne avevano trovato solidarietà da parte dei loro partner, che il cambiamento in questi anni era evidente. Invece no. E credo che ciò sia una sconfitta per il sistema democratico italiano.

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Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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