Lisistrata al Teatro Antigone di Roma

Foto di Paul Fasciano

411 a.C. – 2026 d.C: Asistofanemon semblable, mon frère!

Aristofane, il più grande commediografo, insieme a Menandro, della Grecia Antica viene riproposto oggi al pubblico da Emilia Miscio. La regista, per la produzione “Compagnia Teatrale Sogni di Scena”, sceglie di rappresentare Lisistrata, scritta nel 411 a.C.

Una delle commedie maggiormente concentrate sulla donna e sul suo ruolo nella società, e una di quelle più apertamente opposte al modello euripideo che prediligeva analisi psicologiche dei personaggi femminili. Aristofane, invece, si concentra sul ruolo della donna nella comunità.

In scena al Teatro Antigone dal 22 al 25 gennaio, la Lisistrata di Emilia Miscio non cede ad anacronistiche attualizzazioni dell’originale greco. Ché, se è vero che la Lisistrata aristofanesca è forse l’esempio di opera teatrale antica che maggiormente si presta per riflessioni pacifiste e femministe, è altresì vero che, ovviamente, non si poteva parlare all’epoca di parità di genere o di pacifismo.

Detto ciò, quella di Miscio non è certo una riproposta filologica del testo aristofanesco, ché in tal caso avrebbe dovuto anche prevedere un approfondito studio del coro e dei costumi coerenti, ma conserva una certa vis comica ed è generosa di crassa comicità; anche se viene sottolineata l’essenza di eroina tragica di Lisistrata, il che rende forse più seriosa la messinscena, suggellata dalla parola “morte” finale, che non può che restare impressa.

La trama: durante la Guerra del Peloponneso, le donne, ovviamente in condizione subalterna in società, deliberano di allearsi e di fare uno “sciopero del sesso”, da utilizzare come strumento per promuovere la pace; si tratta di un atto politico.

Per quanto ci sia qualche incertezza negli attori, le scelte della messinscena sono tutte fondamentalmente coerenti e, soprattutto, molto chiare. Il palcoscenico rappresenta l’agorà. La sommità delle scale dove c’è la platea l’Acropoli. Gli uomini indossano dei jeans e sono a petto, e pancia, nudo, a sottolineare la fisicità. Le donne indossano anch’esse dei jeans ma le capigliature ricordano capigliature che immaginiamo antiche.

Uno spettacolo, dunque, che fondamentalmente dimostra che è possibile rappresentare oggi la commedia antica. Il cast è composto da Violetta Rogai, Elisa Panfili, Federica Pallozzi Lavorante, Chiara Silano, Barbara De Nardis, Enzo Avagliano, Simone Giulietti, Nino Palmieri, Marco Gargiulo.

Una nota rispetto al teatro: si tratta di un teatro piccolo ma molto suggestivo, situato nel cuore del quartiere Testaccio, che sembra conoscere ultimamente un promettente fermento artistico.

Antonio Sanges

http://antoniosanges.com

Antonio Sanges (Tricarico, 1991) è poeta, saggista e studioso di letteratura e filosofia contemporanea. Ha studiato a La Sapienza, Paris 8 e University College London. Ha pubblicato libri di poesia, tra cui Distensione del destino (Ensemble, 2025), e il saggio Les jeux sont faits (Carla Rossi Academy Press, 2023), dedicato a Beckett e alla “cultura della superficie”. Collabora con diverse riviste e blog, tra cui CulturSocialArt. Vive a Roma.

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