“Terra ultima chiamata”

Teatranti e compagnie di tutto il mondo unitevi
Un piccolo teatro comunale, tre attori che provano rovinosamente e il regista che cerca disperatamente di spremere qualcosa dal loro intimo.
Un anziano custode che gioca a fare il tecnico con la bottiglia di birra al posto della coperta e sua moglie, una splendida, verace donna delle pulizie: una sorta di “casalinda” prestata a quel fortunato teatro che pulisce e difende con ardore.
Un’apparizione improvvisa e determinante, Marina Maisano, una specie di Humphfrey Bogart seria, serissima e determinata, ma… L’imprevisto stavolta siamo noi. Gli accusati, le vittime e i carnefici, noi che non abbiamo ancora capito quanto sia in pericolo la nostra Terra, la nostra vita.
La commedia “Terra ultima chiamata”, insomma aveva intenti etici e morali davvero notevoli. Anche l’appello finale all’unità di tutti i teatranti del mondo, forse già utilizzato, è senza dubbio ammirevole e condivisibile, ma… ma lo spettacolo non ce la fa a rispettare premesse tanto ambiziose.
Il testo risulta didascalico, basato su personaggi stereotipati uno dei quali non coincide neppure con questo. Personalmente non credo che una donna tacco 24, gonna alla Jessica Rabbit e unghie da pantera, possa rappresentare il giusto immaginario di suffragetta femminista, ma comunque perfettamente a suo agio nel suo ruolo Federica Sarti.
Insomma intenzioni meravigliose e abbagli.
E il video? Penso che nessuno ci salverebbe più dopo averlo visto.
Tuttavia le musiche erano azzeccate e la coppia che parlava in dialetto napoletano: Angela Ruggiero e Salvatore Ranaudo erano davvero molto bravi, e davano colore.
Insomma, tutti hanno dato il loro meglio, Roberta Ferrante appariva veramente arrabbiata e delusa e Max Russo sembrava un vero timido invadente…
Il regista, era il regista, non avrei avuto dubbi, su Gianni Gliottone, dubbi invece ne ho in tutta franchezza sul testo. Difficile, lo ammetto, scrivere un testo che parli della fine del mondo, addirittura di un ultimo appello e sia contemporaneamente divertente.
Ma ci si può provare e a teatro, a parte i capolavori, tutto è un work in progress, e plaudo al coraggio di portare in scena il proprio dissenso, soprattutto se ci riguarda tutti, magari rivisto, alleggerito e meno esplicativo.





