Angela Finocchiaro in “Ho perso il filo”

foto di Chiara Spatti

Un’eroina pasticciona cerca di affrontare il suo spaventoso Minotauro

Un’Angela Finocchiaro inedita si presenta in scena come un’attrice stufa dei soliti ruoli. In questo spettacolo invece sarà il mitico eroe Teseo, che si infila nei meandri del Labirinto per combattere il terribile Minotauro. Dopo un rapido ed esilarante racconto dell’antefatto che porta il giovane eroe ad affrontare il mostro, affida agli spettatori un gomitolo enorme da cui dipende la sua vita e parte. Una volta entrata nel Labirinto, però, niente va come previsto. Viene assalita da strane creature, un misto tra acrobati, danzatori e spiriti dispettosi, che la circondano, la disarmano, la strapazzano e tagliano il filo che le assicurava la via del ritorno.

Foto di Chiara Spatti

Disorientata, Angela cerca di ritrovare la strada con il suo cellulare, che da strumento utile per rimanere connessi e comunicare si rivela invece complice nel confondere ed allontanare dalla realtà.

Il Labirinto, costituito da una miriade di sottilissimi fili capaci di confondere e intrecciare, comunica attraverso scritte e disegni. Ora che ha perso il suo filo la povera Angela-Teseo viene messa alla prova dal Labirinto, che le lancia un gioco, allegro e crudele per farglielo ritrovare.

foto di Chiara Spatti

Passo dopo passo, una tappa dopo l’altra, superando trabocchetti e prove di coraggio, con il pericolo incombente di un Minotauro affamato di carne umana, Angela viene costretta a svelare ansie, paure, ipocrisie che sono sue come del mondo di oggi e a riscoprire il senso di parole come coraggio e altruismo.

Dopo aver toccato il fondo, la nostra eroina riesce però a ritrovare il filo e con esso la forza per affrontare il Minotauro in un finale inaspettato che si trasforma in una festa collettiva coinvolgente e liberatoria sulle note di un moderno sirtaki.

Accanto ad Angela Finocchiaro, sei bravissimi ballerini-acrobati: Alis Bianca, Alessandro La Rosa, Antonio Lollo, Edwin Montanez Gomez, Alessio Spirito, Carmelo Trainito.

Può sembrare inopportuno, quasi sacrilego, ridere e divertirsi mentre la realtà intorno a noi ci rimanda a più seri pensieri e veniamo sopraffatti da austere preoccupazioni, ma il potere catartico del teatro ci ricorda che l’uomo è capace anche di cose belle e di grandi imprese.  Sì, stiamo vivendo un momento tragico, ci troviamo persi in un labirinto di paure e angosce che ci interrogano sulla nostra esistenza e ci mettono davanti alle ipocrisie e alle ingiustizie del mondo. Ci troviamo a dover affrontare una bestia più grande di noi, combattuti tra lo slancio eroico della solidarietà verso le ingiustizie ed il blocco della paura di un epilogo tragico. Ma l’eroe Teseo che è in noi riuscirà a sconfiggere anche questo Minotauro … e riusciremo ad uscire da questo labirinto se non perderemo il filo che ci lega tutti in una sola umanità.

foto di Chiara Spatti

Sicuramente l’autore Walter Fontana, presente in platea quando lo spettacolo è andato in scena al Teatro Carcano sabato 5 marzo, nello scrivere il testo di questa commedia di certo non si aspettava potesse avere anche una simile chiave di lettura.  Ma è proprio questo il potere dell’arte, di essere senza tempo e riuscire a rinnovare il suo messaggio in contesti esistenziali diversi. Concediamoci di ridere, non per ignorare le difficoltà della vita, ma per affrontare la vita con spirito rigenerato e rinnovata speranza nella bellezza.

Chiara Spatti

Marketing & Communication Manager specializzata nel settore spettacolo. Da sempre appassionata d’arte in tutte le sue forme. Mamma di tre splendidi ragazzi. Amo viaggiare, la cucina giapponese, il profumo dei libri ed i colori dell’autunno.

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