“Il Vedovo” al Teatro Manzoni di Milano

Foto Chiara Spatti

Un omaggio elegante (e un po’ nostalgico) alla grande commedia all’italiana

C’è qualcosa di rassicurante nel sedersi al Teatro Manzoni e rivedere in scena un classico come Il Vedovo. Forse è la nostalgia per quel cinema di Dino Risi che sapeva essere feroce e leggero insieme, o forse è il piacere di ritrovare un Massimo Ghini in stato di grazia, capace di restituire ad Alberto Nardi (il “cretinetti” reso immortale da Alberto Sordi) tutta la sua irresistibile vigliaccheria senza mai cadere nell’imitazione.

Lo spettacolo, in scena al Teatro Manzoni fino al 23 novembre, porta la firma registica dello stesso Ghini, con un adattamento di Ennio Coltorti e Gianni Clementi che riesce a mantenere praticamente intatta l’essenza del film, pur trasformandola in un linguaggio teatrale vivo, scorrevole e ironico. È una black comedy in pieno stile anni ’50, che parla però anche al presente: dietro la risata amara ci sono tematiche che riecheggiano purtroppo ancora oggi come le disuguaglianze sociali, il denaro che corrompe e la visione di un ruolo femminile oggettificato, da sfruttare e, nel caso, da buttare.

Massimo Ghini regala un Alberto Nardi magistrale — un personaggio sbruffone, fragile, cialtrone, ma irresistibile — interpretato con grande ritmo e misura. Non copia Sordi (e per fortuna), ma lo evoca con rispetto, accennando qua e là quelle inflessioni romane che strappano sorrisi di complicità. Al suo fianco, Galatea Ranzi è un’Elvira Almiraghi impeccabile: elegante, lucida, tagliente, una moglie ricca e implacabile che domina la scena con una presenza magnetica. La sua Elvira non è solo “la moglie che comanda”, ma una donna consapevole, moderna, che tiene testa al marito con ironia e intelligenza.

Il cast di contorno funziona benissimo: Leonardo Ghini, nel ruolo del nipote di Alberto, porta una ventata di freschezza e di comicità più contemporanea, con quella sua romanità un po’ “coatta” che strappa risate autentiche. Giulia Piermarini, nei panni di Gioia, l’amante svampita ma furba, è semplicemente deliziosa: vivace, brillante, sincera. Se il film la dipingeva come una giovane opportunista, oggi potrebbe essere un’influencer di periferia pronta a tutto pur di sopravvivere.

Foto Chiara Spatti

Le scenografie (che alternano villa, fabbrica, casa dell’amante e persino una cabina telefonica o un ascensore) e i costumi di Paola Romano ricreano alla perfezione le atmosfere del tempo, regalando allo spettacolo un’eleganza d’altri tempi.

La serata di debutto ha raccolto un grande successo, nonostante alcune piccole imperfezioni. I giochi di luce, per esempio, con i bruschi passaggi al buio necessari per orchestrare i cambi-scena, interrompono talvolta il ritmo in modo un po’ troppo netto: sarebbe bastato un respiro in più, un bloccage più marcato, per rendere quei momenti più armonici e teatrali. Anche l’audio, in due o tre occasioni, ha avuto qualche cedimento: il microfono di Massimo Ghini ha perso il contatto per qualche secondo, ma l’attore ha gestito la cosa con grande professionalità, trasformando l’imprevisto in un non-evento.

Questi piccoli inciampi non intaccano il piacere complessivo dello spettacolo, anzi, fanno parte di quella magia tutta teatrale — viva, imperfetta e reale — in cui anche gli imprevisti diventano parte del gioco e mettono in luce la bravura di chi è sul palco.  Ma soprattutto non intaccano il piacere complessivo di uno spettacolo che scorre bene, diverte e omaggia con affetto e intelligenza la grande commedia italiana. C’è in scena un che di nostalgico, sì — un’eco del passato che forse non parla con la stessa forza ai più giovani, ma che conquista chi ama quel cinema e quella scrittura così raffinata, capace di far ridere e pensare nello stesso momento.

Il Vedovo resta quindi un piccolo gioiello teatrale: non una copia del film, ma un tributo sincero, costruito con cura, mestiere e passione. In fondo, come diceva Risi, “la commedia è la tragedia che si è messa il vestito buono” — e qui, tra risate e ricordi, quel vestito calza ancora a pennello.

Chiara Spatti

Marketing & Communication Manager specializzata nel settore spettacolo. Da sempre appassionata d’arte in tutte le sue forme. Mamma di tre splendidi ragazzi. Amo viaggiare, la cucina giapponese, il profumo dei libri ed i colori dell’autunno.

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