Coda: I segni del cuore

I segni del film si sentono, eccome
CODA è un acronimo per “Child of Death Adults”, e sta ad indicare appunto un figlio nato da genitori sordomuti. Il film di Sian Herder, che ha vinto numerosissimi premi, non ultimo il premio Oscar per il miglior film, ha come tema quello di una ragazzina che cresce in una famiglia di pescatori che ha uno straordinario talento musicale, come notato dal suo maestro di musica a scuola. Gli ingredienti per un film strappalacrime sono tutti preparati sin dall’inizio: una ragazzina di una famiglia povera, che ha bisogno anche del suo lavoro, ma con un raro talento musicale, quella musica che i suoi famigliari non potranno, per limiti fisici, mai comprendere. Ma esiste solamente una maniera per sentire? È possibile arrivare diritti al cuore, appunto, parlando linguaggi completamente diversi? La protagonista come può farsi comprendere se la sua famiglia non riesce neppure a sentirla quando canta?

I rischi erano evidenti: da un lato si sarebbe potuti scadere in un facile sentimentalismo da quattro soldi, dall’altro in un’estetica cerebrale volta a fare riflettere sui punti di incontro di persone che parlano linguaggi differenti. La regista Sian Herder scarta magistralmente entrambi questi ostacoli creando un’opera lineare che si “sente”, che parla direttamente al pubblico grazie ad un sapiente dosaggio dei toni. Mano a mano che il film procede, lo spettatore si affeziona alla storia, alla famiglia della protagonista e soprattutto alla protagonista stessa, in una climax ascendente che culmina con l’audizione della ragazzina per entrare nella scuola di musica.
La ragazzina canterà accompagnata al pianoforte dal suo maestro di musica e sarà “sentita”, col cuore, e non con le orecchie, dalla sua famiglia. Il pubblico, intanto, ascolta “Both sides now” di Joni Mitchell, il genio musicale, il mostro sacro della musica contemporanea e Emilia Jones, che interpreta la ragazzina, non perde un colpo. Emilia Jones riesce ad emozionare con una canzone di Joni Mitchell così come fa Joni Mitchell stessa, il che è di per sé un miracolo artistico. Emilia Jones è perfetta nel ruolo, un animale da palcoscenico, si può dire senz’altro che buca lo schermo.
Il film è americano ma è un remake de La famiglia Bélier, ottimo film francese, senza esserne una stanca ripetizione, essendo l’originale una commedia brillante. Il film di Sian Herder è un’opera più emozionante, solo apparentemente più facile, ma che, grazie al supporto degli attori in stato di grazia, riesce a parlare in maniera immediata al pubblico.





