Villa Panza, museo di arte contemporanea unico in Italia

Foto di Chiara Spatti

La villa del Settecento a Varese ospita l’arte americana del ‘900

Costruita nel Settecento da Paolo Antonio Menafoglio, come residenza estiva, sul colle di Biumo a Varese, la villa fu poi dei Litta che l’ampliarono aggiungendo alcune sale, ed infine del conte Giuseppe Panza. Questi, insieme alla moglie Giovanna, dagli anni ’50 iniziò a collezionare opere di artisti contemporanei, prevalentemente americani. Dal 1955 al 2010 raccolsero più di 2500 opere. Molte di queste sono state acquistate negli anni da altre realtà come al Guggenheim di New York e al MOCA di Los Angeles. Oggi la villa è proprietà del FAI e custodisce circa 150 opere della collezione, la cui disposizione è stata curata dallo stesso Panza.

Foto di Chiara Spatti

Un luogo di pace e di bellezza. Cornice ideale per realizzare quel “tempio laico, luogo di meditazione” che per Giuseppe Panza doveva essere un museo. Un’esperienza surreale trovarsi in una villa con affreschi del ‘700 e mobili dell’’800 e poter immergersi nelle opere ambientali esoteriche dei neon di Dan Flavin, l’artista minimalista. Si cammina tra le sale colorate dai neon e si diventa colore. Ci si tinge di rosso sangue nella stanza dedicata ai caduti del Vietnam – tra cui il fratello dello stesso Dan Flavin – di blu, di giallo, di verde. Si cammina tra le sale e si ha l’impressione di trovarsi al MOMA di New York. Ma poi si passa alle opere di James Turrell ed è come passeggiare in un paesino della Grecia, circondati da pareti bianco-candido e con un cielo azzurro intenso sulla testa. I portali di Robert Irwin ci riportano infine in Italia: finestre sul mondo, viste enormi sul parco della villa che regalano al visitatore esperienze diverse di stagione in stagione.

Dall’arte minimalista, con le opere monocromatiche di David Simpson e Ruth Ann Fredenthal, all’arte povera di Lawrence Carroll e Stuart Arends, Giuseppe Panza acquistava più opere di uno stesso artista non solo per sostenerne l’attività, ma soprattutto per poter immergersi nel suo pensiero creativo e raggiungere lo spirito che anima le sue opere. Due sale sono dedicate a Ettore Spalletti, con la leggerezza dei suoi coni e quadri monocromatici, dai colori rosa e celeste pastello. Bellissimi i quadri di Max Call, un lavoro minuzioso realizzato con infinite sequenze di linee orizzontali e verticali, di cui ci si accorge solo se ci si avvicina alla tela. Una vastità di trattini in cui perdersi come nella “profondità di un cielo stellato”.

Foto di Chiara Spatti

Da vedere anche la cappella della villa trasformata in bagno di marmo verde dall’architetto Piero Portaluppi.

La villa ospita spesso mostre temporanee, per cui vale la pena tornare a visitarla.

Meraviglioso il giardino che purtroppo però ho potuto intravvedere solo dal cancello e dai portali di Irwin, per mancanza di tempo. La Villa infatti rimane aperta al pubblico solo dalle 10 alle 18 da martedì a domenica: sarebbe bello se durante i fine settimana, soprattutto nella bella stagione, potessero prolungare l’orario di chiusura, consentendo visite serali.

L’ingresso ha un costo di 15 euro, ma gratuito per i possessori della tessera FAI.

Chiara Spatti

Marketing & Communication Manager specializzata nel settore spettacolo. Da sempre appassionata d’arte in tutte le sue forme. Mamma di tre splendidi ragazzi. Amo viaggiare, la cucina giapponese, il profumo dei libri ed i colori dell’autunno.

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