Jerusalem Romeo Juliet

Un’idea ambiziosa per una realizzazione al di sotto delle aspettative
Il 3 e il 4 giugno è riproposto al Teatro Vascello di Roma Jerusalem Romeo Juliet, una produzione Compagnia Giovani Sofia Amendolea in collaborazione con Legge180 Teatro. Lo spettacolo aveva già riscontrato un buon successo al Teatro Argentina, e Fabio Omodei torna, nei panni di regista, a dirigere l’opera shakespeariana riscritta da Paolo Alessandri.
Che i lavori del bardo siano miniera per riscritture virtualmente infinite, volte a plastici rimaneggiamenti e talvolta magnifiche reinterpretazioni è cosa risaputa oramai nel mondo intero; talvolta le riscritture hanno un’ambizione elevatissima, come in questo caso, in cui, addirittura, Romeo è un Cristiano, Giulietta è una musulmana, l’ambientazione è il Quarto Millennio, siamo ai piedi del Muro del Pianto, ci sono le Guerre di Religione, i “Figli dell’Ovest”, i “Fratelli d’Oriente” … che altro? Parlare di tutto ciò è impresa che forse richiederebbe la robustezza creativa di uno Shakespeare redivivo. Se ne apprezza l’intenzione, data la difficoltà dell’operazione, in cui sembrerebbe evidente la traslazione tra la rivalità tra i Montecchi e i Capuleti e gli islamici e i cristiani, con un sottinteso che ogni guerra porta sangue, soprattutto le guerre di religione, laddove ognuno ha il suo Dio. Si scomodano cose abbastanza grosse, ma il tutto non tiene.
C’è un incoerente alternanza di toni, laddove gli attori si sforzano di voler fare ridere, e ci riescono, salvo ricordarsi che si sta trattando di una tragedia, sia nella forma originale scritta da Shakespeare, sia nella riscrittura ambientata nel Quarto Millennio con le Guerre di religione; sicché il tutto risulta inevitabilmente stucchevole se non noioso perché si tratta di temi estremamente seri che vengono veicolati in maniera molto semplice.
I costumi di Monica Raponi sono notevoli e originali nella riproposizione, gli attori, come i protagonisti Sophia Angelozzi e Tommaso Sartori, rispettivamente Juliet e Romeo, sono adatti nei ruoli. Ma nel complesso, l’esperimento ha ambizioni troppo elevate se rapportate all’esito finale.





