Ariaferma: il racconto di un carcere in rovina

Di Costanzo si conferma uno dei migliori registi italiani

Ariaferma è l’ultimo film italiano di Leonardo Di Costanzo, il quale si conferma uno dei registi più interessanti del panorama cinematografico italiano, e non solo. Il film tratta di un carcere in rovina dal quale alcuni detenuti devono essere trasferiti.

A causa di un contrordine, tuttavia, 12 dei detenuti e alcuni degli agenti dovranno attendere ancora, sinché il penitenziario di destinazione sarà disponibile ad accoglierli. Si creano, così, complesse dinamiche psicologiche e psico-sociali tra i detenuti e gli agenti stessi.

Di Costanzo è un attentissimo documentarista (tra gli altri, si ricordano A scuola e Odessa) nonché un fine indagatore delle dinamiche sociali e psicologiche. In quest’ultimo film il regista supera sé stesso e tocca forse il punto apicale della sua carriera. Qui tutto è studiato, e la presenza portentosa di attori del calibro di Toni Servillo e di Silvio Orlando non ne offusca la lucidità di sguardo né l’attenzione a ogni singolo dettaglio.

Nel carcere si consuma una sorta di tragedia psicosociale; il tema delle condizioni delle carceri è di ovvia attualità politica, nonché tema universalmente interessante per le implicazioni giuridiche e filosofiche. L’agente di polizia-Servillo dovrà convivere con gli altri agenti e i carcerati, come uno di loro, interpretato da un Silvio Orlando, impressionante nel suo realismo.

Le domande assalgono l’agente di polizia, assalgono lo spettatore: qual è il nucleo dell’umanità? In quel luogo ristretto che è un carcere, l’agente è uguale al delinquente? Non sono entrambi umani seppure su piani sociali, psicologici, politici differenti? Il tutto è tenuto insieme in un’opera corale attenta ad ogni dettaglio, che non perde un solo colpo.

Antonio Sanges

Dopo avere vissuto in diverse città in Italia e in Europa, è tornato a Roma. Ha pubblicato libri di poesie e s'interessa di letteratura e teatro.

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