Festival Teatrale Teatramm’ 2022: Gli Arrovesciati

Parte la quarta edizione del Festival Teatrale Teatramm’

Dal 6 all’11 settembre ritorna il Festival Teatrale Teatramm’ ideato da Emiliano De Martino direttore artistico dell’evento arrivato alla quarta edizione. Come negli anni precedenti, la location sarà quella del Teatro Marconi di Roma diretto da Felice Della Corte che sarà anche Presidente della giuria. Nove spettacoli in gara, pronti a contendersi i premi come Miglior Spettacolo, che verrà inserito all’interno del cartellone della stagione teatrale 2022/2023 del Teatro Marconi. Gli altri premi: Miglior attore, Miglior attrice, Miglior Regia, Miglior Testo inedito, Migliori costumi, Miglior disegno luci, Miglior attore/attrice emergente, Miglior produzione/organizzazione insieme allo Spettacolo vincitore della quarta edizione del Festival.

Le compagnie provengono da tutta Italia e saliranno sul palco in un variegato contesto di idee e argomenti. Conosciamole insieme!

Compagnia: MAB Associazione culturale

Da dove venite: Roma

Spettacolo: Gli Arrovesciati

Regia: Caterina Mannello

Attori: Giorgio Cardinali

Autore: Giorgio Cardinali

Perché avete scelto di partecipare al festival teatrale Teatramm’? È un festival che seguo sin dalla sua nascita. Ho portato in precedenza un altro mio spettacolo al Teatro Marconi. E una realtà in continua crescita, portata avanti da gente che fa teatro perché appassionata a questa forma espressiva potentissima e necessaria. Motivi validissimi per far parte di questa squadra.

Perché avete scelto proprio questo spettacolo? Quando un autore scrive per mettere in scena un proprio pensiero, vuol dire che è arrivato il tempo della necessità. Per me è importante – anzi necessario – raccontare questa storia prima che si estingua e con essa la potenza delle gesta di un gruppetto di contadini straordinari.

Oggi esistono forme di disuguaglianza, esistono ingiustizie, soprusi, prevaricazioni su scala mondiale, ma anche locale nel posto di lavoro, nel condominio, nelle associazioni culturali e in tutti gli spazi nei quali chi occupa un centro di potere, ne abusa. Quel che manca o comunque sempre più in estinzione, sono le forze che si contrappongono, le forme di lotta, il sentimento di comunità, di solidarietà, di libertà. Oggi questi valori sono soppiantati da pericolosi concetti quasi metafisici quali felicità, sicurezza, successo, protezione… che poco hanno a che fare con la comunità degli esseri umani. Il popolo è la casa dove abitiamo.

Riprendere questa storia antica, significa riportare a conoscenza uno stupendo esempio di affermazione non violenta dei propri diritti, aderendo tutti ad un sogno comune, attraverso un’arma potentissima: l’immaginazione!

Come è stato affrontato registicamente, il testo e quindi lo spettacolo stesso? La regia lascia totale spazio al racconto stesso e al narratore. È sempre rispettosa dell’esigenza autoriale e su questa si appoggia accompagnando le suggestioni testuali con alcune tavole pittoriche. La pittura di Roberto Giglio è narrazione immaginativa. Passando dalla figura all’informale, utilizza il bianco della luce per decostruire volti e architetture. Il suo lavoro esprime un senso di mistero e sospensione. La sua tecnica elabora un lento passaggio filtrato nella memoria, anti descrittivo e poetico. Pittura espressa come un viaggio nella poesia dei luoghi e dei volti di quella “favola dannatamente vera” accaduta nel dopoguerra in un paesino del profondo Sud.

Il testo nasce da una lunga ricerca documentale, interviste, incontri con i pochissimi protagonisti ancora in vita di quella vicenda o con i rispettivi figli e nipoti. Il fatto storico è stato poi ri-scritto con occhi dell’autore, per raccontare qualcosa di quello che siamo stati capaci di essere e fare! Il monologo, attraverso i numerosi personaggi, cuce luoghi e accadimenti in chiave ironica e mai prettamente storiografica, fino a snocciolare tutta la vicenda dello Sciopero alla Rovescia, dall’origine fino al compimento.

Cosa ti aspetti dal pubblico del Festival Teatramm’? E dalla giuria? È facile fare confusione tra ciò che ci si augura e ciò che ci si aspetta. Gli Arrovesciati è un testo “politico” – ma certamente non partitico – e pertanto soggetto alle prese di posizione. Ecco, mi aspetto che il pubblico e la giuria siano pronti ad accogliere le gesta di un gruppo di uomini, che quando agiscono per un bene comune, diventano potenza politica. Arte e scienza del governare.

Cosa vi augurate che il pubblico porti a casa dopo lo spettacolo? Gli “Arrovesciati” di allora ci interrogano su quello che siamo diventati e stiamo facendo. Sarebbe bello che il pubblico tornasse a casa con domande e spunti di riflessione. Credo che stimolare il pensiero critico oggi sia diventata una necessità di sopravvivenza per noi sapiens.

Grazie e in bocca al lupo!

Calendario del Festival:

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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